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Il Maffeo Barberini di Caravaggio acquistato dallo Stato

Trenta milioni di euro per il dipinto che era in una collezione privata. La trattativa andava avanti da mesi. Il quadro era stato attribuito da Roberto Longhi
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Dopo Antonello da Messina anche Caravaggio. Il Ministero della Cultura ha annunciato l’acquisto del Ritratto di Maffeo Barberini. Al termine delle procedure amministrative di rito, entrerà a far parte del patrimonio dello Stato e sarà assegnato stabilmente alle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma, diventando parte delle collezioni di Palazzo Barberini, dove ci sono già la Giuditta che decapita Oloferne, il Narciso e un San Francesco in meditazione.

L’acquisizione, conclusa per 30 milioni di euro dopo più di un anno di trattativa, rappresenta uno degli investimenti più costosi mai sostenuti dallo Stato italiano per l’acquisto di un’opera d’arte. Durante le fasi della negoziazione, grazie a un accordo con i proprietari, l’opera era stata esposta al pubbl…

Dopo Antonello da Messina anche Caravaggio. Il Ministero della Cultura ha annunciato l’acquisto del Ritratto di Maffeo Barberini. Al termine delle procedure amministrative di rito, entrerà a far parte del patrimonio dello Stato e sarà assegnato stabilmente alle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma, diventando parte delle collezioni di Palazzo Barberini, dove ci sono già la Giuditta che decapita Oloferne, il Narciso e un San Francesco in meditazione.

L’acquisizione, conclusa per 30 milioni di euro dopo più di un anno di trattativa, rappresenta uno degli investimenti più costosi mai sostenuti dallo Stato italiano per l’acquisto di un’opera d’arte. Durante le fasi della negoziazione, grazie a un accordo con i proprietari, l’opera era stata esposta al pubblico nelle sale di Palazzo Barberini per alcuni mesi a partire dal novembre 2024 e fino alla conclusione, nel luglio 2025, della grande mostra CARAVAGGIO 2025 che ha radunato oltre 450.000 visitatori.

Il Ritratto di Maffeo Barberini raffigura il futuro papa Urbano VIII (1568–1644) intorno ai trent’anni, nella veste di chierico della Camera Apostolica, in un momento cruciale della sua ascesa al potere. Fu il grande storico dell’arte Roberto Longhi a individuarlo nel negozio di un antiquario fiorentino e a pubblicarne per la prima volta una fotografia nel 1963, sulla sua rivista Paragone, ottenendo immediatamente il consenso unanime della comunità scientifica.

Ma per decenni quel dipinto è rimasto sconosciuto ai più. Sulle pubblicazioni di settore e in seguito anche sul web, circolava una sola fotografia. Fino al novembre del 2024, quando a Palazzo Barberini l’opera fu finalmente esposta come assaggio del grande evento caravaggesco per l’anno del Giubileo. Le Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Roma, dirette da Thomas Clement Salomon, e il palazzo alle Quattro Fontane, in particolare, rappresentano un definitivo ritorno a casa per la tela. Perché con i Barberini Caravaggio aveva un rapporto speciale.

A citare i “ritratti” portati a termine dal pittore maledetto per Maffeo è, negli anni Venti del Seicento, Giulio Mancini, primo biografo dell’artista, e anche archiatra del Barberini diventato nel frattempo Papa. Caravaggio è morto intanto nel 1610. Poi, in quello stesso secolo, nel 1672, Giovanni Pietro Bellori scrive: «Al cardinale Maffeo Barberini, oltre il ritratto, fece il Sacrificio di Isacco», ovvero il soggetto che è adesso agli Uffizi.

Un Caravaggio autentico, e ovviamente inesportabile causa vincolo dei Beni culturali, vale sul mercato almeno una trentina di milioni di euro. E questa è la cifra investita dal Mic per aggiudicarselo. Dopo i 14 milioni per l’Ecce Homo di Antonello da Messina, che sarà esposto all’Aquila.

Un altro Ecce Homo, ma dello stesso Caravaggio, rappresenta l’ultimo precedente di un’opera del pittore maledetto scoperta in commercio. Rinvenuto nel 2021 a Madrid, stava per andare all’asta a una cifra irrisoria come quadro di “scuola di Jusepe Ribera”. Fino all’attribuzione degli studiosi e del Prado. Il dipinto è stato quindi venduto per 36 milioni a un collezionista privato e vincolato dallo Stato spagnolo. Anche questo figurava alla mostra romana dello scorso anno. Un evento che ha dimostrato come la popolarità di Michelangelo Merisi goda ancora di ottima salute. E anche sulla storia delle sue opere sarà difficile scrivere la parola fine.

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