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Caos Biennale, Giuli chiede le dimissioni di Gregoretti dal cda della fondazione

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Il ministro della Cultura contro la consigliera da lui nominata che ha sostenuto la linea di apertura ai russi. Lei resiste: “Non mi dimetto”. Il Movimento Cinque Stelle sta con Buttafuoco:”L’arte non si censura”
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Dopo lo scontro tra la Biennale e il governo sulla presenza della Russia nella nuova edizione che si aprirà a maggio, il ministro della Cultura Alessandro Giuli chiede alla consigliera del cda Tamara Gregoretti di dimettersi. Era stata nominata dal ministero, quindi diretta espressione dell’esecutivo. Che non le perdona di non essersi opposta (anzi di avere sostenuto con convinzione) alla “Biennale della tregua” del presidente Pietrangelo Buttafuoco che ha deciso di aprire a tutti i Paesi, Russia compresa.

"Gregoretti, nominata nel cda della Fondazione veneziana il 13 marzo 2024, non ha ritenuto di avvisare né della possibile presenza della Federazione Russa alla prossima Biennale né, successivamente, di essersi espressa a favore della sua partecipazione pur nella consapevolezza della sensibilità internazionale della questione", spiega la nota del ministero. Ma al momento Gregoretti è intenzionata a resistere: “Sono serena, non mi dimetto”.

E nei giorni più infuocati della polemica p…

Dopo lo scontro tra la Biennale e il governo sulla presenza della Russia nella nuova edizione che si aprirà a maggio, il ministro della Cultura Alessandro Giuli chiede alla consigliera del cda Tamara Gregoretti di dimettersi. Era stata nominata dal ministero, quindi diretta espressione dell’esecutivo. Che non le perdona di non essersi opposta (anzi di avere sostenuto con convinzione) alla “Biennale della tregua” del presidente Pietrangelo Buttafuoco che ha deciso di aprire a tutti i Paesi, Russia compresa.

"Gregoretti, nominata nel cda della Fondazione veneziana il 13 marzo 2024, non ha ritenuto di avvisare né della possibile presenza della Federazione Russa alla prossima Biennale né, successivamente, di essersi espressa a favore della sua partecipazione pur nella consapevolezza della sensibilità internazionale della questione", spiega la nota del ministero. Ma al momento Gregoretti è intenzionata a resistere: “Sono serena, non mi dimetto”.

E nei giorni più infuocati della polemica per l’annunciata presenza di Mosca, interviene anche Federico Mollicone di Fratelli d’Italia dicendo di non credere che, alla fine, alla Biennale di Venezia il padiglione russo “ci sarà”.

Il presidente della Commissione Cultura della Camera parla all'inaugurazione di Tefaf, la grande fiera dell'arte che si è aperta a Maastricht, in Olanda: “Non è più una questione culturale ma di geopolitica. La sanzione di 20 ministri dell'Unione Europea, è un danno d'immagine che va oltre, secondo me, l'autonomia culturale dell’istituzione. Con grande stima e rispetto per il presidente Buttafuoco, che conosco da anni e che ho sempre sostenuto, ma in questo caso penso abbia commesso un errore”. Parole precise che ribadiscono il no del governo alla presenza di Mosca e che arrivano nel giorno in cui la Commissione europea conferma di essere pronta a tagliare i fondi alla Biennale se la Russia sarà presente. Mollicone dice che l’apertura alla Russia “espone il governo”: “La cultura è libera se si rispetta però innanzitutto la vita. Sfido la Russia a ospitare artisti dissidenti che si esprimano contro Putin, contro il governo russo e contro la guerra. Il padiglione ucraino accanto a quello di Mosca in questa situazione non è un messaggio di pace”.

Mollicone, dopo aver detto ai microfoni di Repubblica, “Credo che non ci questa cosa comunque non ci sarà”, corregge il tiro e parla di un fraintendimento. “Ho soltanto auspicato un ripensamento da parte di Biennale. Concordo con il ministro Giuli”.

Da Roma, interviene pure il ministro degli Esteri Antonio Tajani: "Io credo che sarebbe un bel segnale invitare anche i dissidenti russi". “Sulla cultura – ha aggiunto il ministro – bisogna fare attenzione. Un conto sono gli oligarchi, un altro conto è il popolo russo. Non è che bruciamo Dostoevskij, Tolstoj, Gorky perché erano russi".

Il Movimento Cinque Stelle, invece, si schiera apertamente con Buttafuoco:”Come noto siamo su posizioni politiche distanti da quelle di Pietrangelo Buttafuoco, ma esprimiamo con convinzione sostegno alla sua azione di direttore della Biennale volta a includere in questa edizione tutti i Paesi, inclusa la Russia. Il suo progetto di Biennale della tregua incontra quello che deve essere il ruolo dell'arte e della cultura: promuovere il dialogo sempre. Ci uniamo a pensatori liberi come Marcello Veneziani che anche da destra ha il coraggio delle proprie idee difendendo la scelta di Buttafuoco. L'arte non si censura", scrivono in una nota gli esponenti M5s in commissione Cultura.

Le proteste per la partecipazione si allargano. Su Change.org è stata avviata una petizione che ha superato le 7 mila firme: “La cultura non può essere usata per mascherare l'aggressione". Tra i firmatari la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno (Pd), l'ex campione mondiale di scacchi e attivista politico russo e statunitense Garry Kasparov, lo storico britannico Timothy Garton Ash, la giornalista, politologa storica americana naturalizzata polacca Anne Applebaum, l'ex presidente ucraino Viktor Yushchenko, oltre ai parlamentari italiani Carlo Calenda, Filippo Sensi e Benedetto Della Vedova.

Intanto, dopo averlo ventilato, stamattina la Commissione Ue ha annunciato che sospenderà o cancellerà i finanziamenti alla Biennale di Venezia, se sarà confermato il ritorno della Russia alla Esposizione Internazionale d’Arte che apre i battenti a maggio. I fondi erogati all’istituzione culturale presieduta da Pietrangelo Buttafuoco sono pari a due milioni.

“La Commissione sostiene economicamente la fondazione Biennale. Abbiamo un progetto in corso da 2 milioni di euro che sostiene i produttori cinematografici e la realtà virtuale. Questo progetto è in corso e, in effetti, se sarà riscontrata una violazione del contratto, come avviene per qualsiasi accordo di sovvenzione, la Commissione rescinderà o sospenderà il contratto" ha detto il portavoce della Commissione europea per la Sovranità tecnologica e la disinformazione, Thomas Regnier, nel briefing quotidiano con la stampa.

ALESSANDRO GIULI MINISTRO DELLA CULTURA, PIETRANGELO BUTTAFUOCO PRESIDENTE BIENNALE DI VENEZIA 

"Ci sono standard etici che devono essere rispettati, valori dell'Ue, norme dell'Ue e altro. Ciò che potrebbe potenzialmente accadere è che potremmo esaminare questo accordo di sovvenzione, verificare se tutto è stato rispettato e, in caso di violazione, la Commissione potrà sospendere o rescindere il contratto", ha aggiunto il portavoce Ue.

"Per adesso stiamo condannando una decisione che non è in linea con i valori che ho esposto. I potenziali passi successivi saranno valutati in una fase successiva - ha proseguito - la cultura in Europa dovrebbe promuovere e salvaguardare i valori democratici, dovrebbe favorire il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione. Questi valori non sono attualmente rispettati nella Russia odierna. Ecco perché condanniamo la decisione".

Prima l’intervista di Repubblica a Buttafuoco che a Dario Olivero ha annunciato la decisione di aprire la Biennale a tutti, Russia compresa. Poi la reazione del ministro della Cultura Alessandro Giuli che, a nome del governo, ha detto che quella del presidente Buttafuoco era una decisione autonoma, non concordata con l’esecutivo che è invece assolutamente contrario al ritorno della Russia a Venezia.

Martedì scorso è poi arrivata la lettera firmata da 22 Paesi Ue, tra i quali Ucraina, Francia, Spagna e Germania, per invitare la Biennale a «riconsiderare la partecipazione della Federazione Russa all’Esposizione Internazionale d’Arte». Una missiva alla quale ha fatto eco Bruxelles che attraverso la vicepresidente della Commissione europea Henna Virkkunen e il commissario alla Cultura Glenn Micallef si era detta pronta a «ulteriori azioni, tra cui la sospensione o la cessazione di una sovvenzione dell’Ue in corso alla Fondazione Biennale». Minaccia oggi confermata.

Mercoledì, sul caso era intervenuto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky: “Trasformare in armi sport, musica, cinema e festival d’arte, come la Biennale di Venezia, non aiuta mai”.

Ce n’è abbastanza per trasformare quella che Buttafuoco aveva definito “la Biennale della tregua” in un caso politico internazionale. Che farà adesso il presidente dell’Esposizione internazionale che aprirà i battenti a maggio?

Resisterà nella sua intenzione di aprire a tutti i Paesi, “perché l’arte non si censura”? O chiederà alla Russia di Putin di fare un passo indietro? La Russia è proprietaria di un padiglione: non viene invitata alla Biennale, ha il diritto di partecipare. Diritto che a partire dal 2022, dopo l’aggressione all’Ucraina, non aveva più esercitato. Decidendo invece quest’anno di tornare a Venezia. E aprendo di fatto un altro fronte di guerra.

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