Il Nobel Ishiguro e altri 10 mila scrittori firmano un “libro vuoto” contro l’IA
di Enrico FranceschiniLONDRA – Un libro bianco, che più bianco non si può: sulle sue pagine non c’è scritto assolutamente niente, a parte i nomi degli autori. Che sono parecchi, più di 10 mila, alcuni dei quali scrittori molto noti: come Kazuo Ishiguro, premio Nobel per la Letteratura, Richard Osman, autore della serie di gialli sui “delitti del giovedì” con un quartetto di pensionati di una casa di riposo come protagonisti, Mike Herron, dai cui romanzi di spionaggio un po’ da ridere è tratta la serie televisiva di grande successo globale Slow Horses, e Philippa Gregory, autrice di romanzi storici bestseller ambientati nell’Inghilterra dei Tudor. Don’t steal this book (Non rubate questo libro) è il titolo del volume: un appello a proteggere i diritti d’autore, mettendo limiti al “furto indiscriminato da parte dell’intelligenza artificiale”, come lo definiscono i promotori dell’iniziativa.
Distribuito alla London Book Fair, la fiera che si svolge in questi giorni a Londra, diventata uno dei grandi appuntame…
LONDRA – Un libro bianco, che più bianco non si può: sulle sue pagine non c’è scritto assolutamente niente, a parte i nomi degli autori. Che sono parecchi, più di 10 mila, alcuni dei quali scrittori molto noti: come Kazuo Ishiguro, premio Nobel per la Letteratura, Richard Osman, autore della serie di gialli sui “delitti del giovedì” con un quartetto di pensionati di una casa di riposo come protagonisti, Mike Herron, dai cui romanzi di spionaggio un po’ da ridere è tratta la serie televisiva di grande successo globale Slow Horses, e Philippa Gregory, autrice di romanzi storici bestseller ambientati nell’Inghilterra dei Tudor. Don’t steal this book (Non rubate questo libro) è il titolo del volume: un appello a proteggere i diritti d’autore, mettendo limiti al “furto indiscriminato da parte dell’intelligenza artificiale”, come lo definiscono i promotori dell’iniziativa.
Distribuito alla London Book Fair, la fiera che si svolge in questi giorni a Londra, diventata uno dei grandi appuntamenti internazionali per l’editoria, il libro dalle pagine bianche esce alla vigilia della discussione al parlamento britannico di una nuova legge sul copyright.
Ed Newton-Rex, un compositore e difensore del diritto d’autore, afferma che l’industria dell’intelligenza artificiale si regge “su lavoro rubato, su opere prese senza il permesso degli autori e senza pagarli”. Una tesi condivisa da molti operatori nel settore creativo, perché i chatbot dell’IA vengono addestrati a produrre testi utilizzando materiali già pubblicati e poi competono con gli autori in carne ed ossa in tutti i campi, potenzialmente togliendo loro guadagni e mestiere. “Il governo deve difendere le industrie creative del Regno Unito, rifiutando di legalizzare il furto messo in atto dalle società di Intelligenza Artificiale”, dice Newton-Rex a nome dei diecimila firmatari del volume. Praticamente le stesse parole stampate nella quarta di copertina, le uniche che appaiono nel libro bianco: “Il governo non deve legalizzare il furto di libri a beneficio delle compagnie di IA”.
Vari editori presenti alla fiera del libro londinese hanno lanciato per l’occasione una campagna per estendere il diritto d’autore all’uso da parte dei chatbot autogenerativi di qualsiasi materiale pubblicato. Il governo laburista del primo ministro Keir Starmer replica che sta considerando varie opzioni in materia e vuole continuare a proteggere la “creatività umana”, senza però impedire “l’innovazione tecnologica”.
L’intelligenza artificiale è uno dei motori trainanti dell’economia digitale e Londra è uno dei suoi centri nevralgici: per questo Downing Street non vuole punirla. Lo scorso anno, tuttavia, Anthropic, una delle maggiori aziende americane nel settore dell’IA, produttrice del chatbot Claude, ha accettato di pagare un miliardo e mezzo di dollari (circa un miliardo e 300 milioni di euro) per risolvere con un accordo extra giudiziario la causa collettiva intentata da decine di autori secondo i quali la società aveva rubato le loro opere per addestrare il proprio chatbot a scrivere autonomamente. In Inghilterra anche il cantante Elton John ha protestato recentemente contro il rilassamento delle leggi sul diritto d’autore a vantaggio dell’intelligenza artificiale.