ROMA – Il ministro della Cultura ha fatto la sua mossa eclatante. Ma la richiesta di dimissioni avanzata a Tamara Gregoretti, la rappresentante del Mic nel cda della Biennale che ha sostenuto l’edizione aperta a tutti del presidente Pietrangelo Buttafuoco, è solo l’inizio della guerra. In queste ore, dagli uffici del ministero, partirà una lettera per chiedere alla fondazione i verbali delle riunioni durante le quali il cda ha dato il proprio consenso alla presenza di Mosca. E forte del suo ruolo di vigilanza, il dicastero è pronto ad alzare il tiro con l’invio di ispettori che possano controllare di persona i resoconti. Con Gregoretti, dice il ministero, «è venuto meno il rapporto di fiducia». Recriminazioni cadute nel vuoto. La consigliera ha rifiutato il passo indietro e si è detta «serena», certa di aver agito «in osservanza dello statuto della Biennale di Venezia e della sua autonomia». Secondo il regolamento, del resto, i consiglieri «non rappresentano coloro che li hanno nomina…
ROMA – Il ministro della Cultura ha fatto la sua mossa eclatante. Ma la richiesta di dimissioni avanzata a Tamara Gregoretti, la rappresentante del Mic nel cda della Biennale che ha sostenuto l’edizione aperta a tutti del presidente Pietrangelo Buttafuoco, è solo l’inizio della guerra. In queste ore, dagli uffici del ministero, partirà una lettera per chiedere alla fondazione i verbali delle riunioni durante le quali il cda ha dato il proprio consenso alla presenza di Mosca. E forte del suo ruolo di vigilanza, il dicastero è pronto ad alzare il tiro con l’invio di ispettori che possano controllare di persona i resoconti. Con Gregoretti, dice il ministero, «è venuto meno il rapporto di fiducia». Recriminazioni cadute nel vuoto. La consigliera ha rifiutato il passo indietro e si è detta «serena», certa di aver agito «in osservanza dello statuto della Biennale di Venezia e della sua autonomia». Secondo il regolamento, del resto, i consiglieri «non rappresentano coloro che li hanno nominati, né a essi rispondono». Per il Collegio romano la partita è appena iniziata.
Ma come si è arrivati alle ostilità aperte? Al ministero la convinzione è che Buttafuoco abbia sbagliato tutto, nel merito e nel metodo. Secondo quanto risulta a Repubblica, l’ex giornalista riceve a gennaio la lettera della commissaria del padiglione russo Anastasiia Karneeva che chiede di essere riammessa. Dà il proprio assenso (un atto dovuto, secondo le procedure della Biennale) senza comunicarlo a nessuno. Solo a metà febbraio avrebbe messo i vertici del governo e il ministro Giuli davanti al fatto compiuto. C’è un’aggravante in più che ha mandato su tutte le furie l’esecutivo e il Mic: Buttafuoco, per far partecipare la Federazione russa, avrebbe pensato a un escamotage per aggirare le sanzioni tuttora in vigore a livello europeo. Gli artisti russi saranno in Italia solo per i tre giorni della “vernice”, il vernissage: il 6, 7 e 8 maggio – prima dell’inaugurazione prevista per il 9 – registreranno i materiali audio da mandare in loop durante la mostra. E poi ripartiranno. È lo snodo fondamentale: l’esposizione è composta da un tessuto di performance sonore dal titolo The Tree is rooted in the Sky. Chi è a conoscenza del dossier sostiene che l’espediente – soprattutto l’anticipo sull’evento vero e proprio – permetta di fare a meno della Scia (Segnalazione certificata di inizio attività), l’autorizzazione pubblica necessaria per gli eventi dal vivo.
Per questo i rapporti tra il ministro e Buttafuoco sono al minimo. Il 19 verrà presentato il Padiglione centrale ristrutturato con il Pnrr. E Giuli non ha confermato la sua presenza.
Ieri mattina la Ue ha ribadito che è pronta a tagliare i finanziamenti, circa due milioni di euro: «Ci sono standard etici che devono essere rispettati». Il ministro degli Esteri Tajani ha fatto la sua proposta: «Sarebbe un bel segnale invitare i dissidenti russi». Intanto il M5S si è schierato con Buttafuoco: «Il ruolo dell’arte è promuovere il dialogo sempre». Così come aveva già fatto Matteo Salvini che conferma che sarà a Venezia: «Come è stato per le Paralimpiadi tutti devono essere coinvolti, nessuno escluso».
Irene Manzi, capogruppo del Pd in commissione Cultura, denuncia invece «la gestione caotica del sistema culturale» e su Change.org è partita una petizione che ha raggiunto 7500 firme in poche ore contro la Russia a Venezia. Tra i firmatari, la dem Pina Picierno (Pd), l’ex campione di scacchi Garry Kasparov, lo storico britannico Timothy Garton Ash. Mancano poco meno di due mesi all’inaugurazione. Ma la Biennale delle polemiche è già nel vivo.