✕

Mollicone: “Il governo può ancora intervenire e bloccare l’operazione”

Federico Mollicone

 (lapresse)

Ascolta l'audio

Il presidente della commissione Cultura della Camera: “Si può dichiarare “persona non grata” chi entra con quel passaporto per lavorare all’organizzazione del padiglione”
1 minuti di lettura

ROMA – Federico Mollicone, deputato di FdI e presidente della commissione Cultura della Camera, lei “auspica che il padiglione russo alla Biennale non apra”. Ma l’esecutivo ha modo di impedirlo?

«In quanto parlamentare non sta a me dirlo».

Per capire, gli strumenti ci sono?

«Il governo può dichiarare persona non grata – persona non gradita – chi entra con passaporto russo per lavorare all’organizzazione del padiglione. E così bloccare l’operazione».

La Biennale sostiene di non poter negare la partecipazione agli Stati che lo richiedono.

«È un ragionamento che non tiene conto dell’apparato sanzionatorio ancora attivo nei confronti della Russia».

Non si rischia di interferire con l’indipendenza della Fondazione?

«Nessuno mette in dubbio l’autonomia dell’istituzione culturale. Ma qui parliamo di sanzioni Ue e internazionali. La Biennale non può autoproclamarsi lo Stato libero di Fiume: ci sono delle norme a cui rispondere».

Senza eccezioni?

«Le sanzioni valgono anche contro le i…

ROMA – Federico Mollicone, deputato di FdI e presidente della commissione Cultura della Camera, lei “auspica che il padiglione russo alla Biennale non apra”. Ma l’esecutivo ha modo di impedirlo?

«In quanto parlamentare non sta a me dirlo».

Per capire, gli strumenti ci sono?

«Il governo può dichiarare persona non grata – persona non gradita – chi entra con passaporto russo per lavorare all’organizzazione del padiglione. E così bloccare l’operazione».

La Biennale sostiene di non poter negare la partecipazione agli Stati che lo richiedono.

«È un ragionamento che non tiene conto dell’apparato sanzionatorio ancora attivo nei confronti della Russia».

Non si rischia di interferire con l’indipendenza della Fondazione?

«Nessuno mette in dubbio l’autonomia dell’istituzione culturale. Ma qui parliamo di sanzioni Ue e internazionali. La Biennale non può autoproclamarsi lo Stato libero di Fiume: ci sono delle norme a cui rispondere».

Senza eccezioni?

«Le sanzioni valgono anche contro le istituzioni culturali russe che rispondono al Cremlino. Com’è in questo caso: il padiglione è di proprietà della Russia, il curatore è scelto dal governo. Non sarebbe nemmeno possibile ospitare i dissidenti in quello spazio».

Non è tardi per mandare tutto a monte?

«No, basterebbe una lettera per dire “ci spiace, non ci sono le condizioni per la partecipazione russa”».

La “tregua” in nome dell’arte a cui aspira il presidente Pietrangelo Buttafuoco non la convince?

«Durante le Olimpiadi la Russia ha attaccato con ancor più ferocia palazzi e civili in Ucraina».

Perché il Cremlino vuole tornare quest’anno a Venezia?

«Evidentemente ha percepito una diversa sensibilità da parte della governance della Biennale».

Giuli contro Buttafuoco. È uno scontro nel vostro campo.

«E dimostra quanto il confronto con le istituzioni culturali, a destra, sia liberale e pluralista».

Possibile che il presidente della Biennale cambi idea?

«Conoscendolo no, non cambierà idea. A meno che non ci sia un intervento in nome dell’interesse nazionale da parte del governo».

Leggi i commenti