✕

Irene Manzi: “Sulla cultura una catena di errori che danneggia il Paese”

 Esposizione Internazionale d'Arte. Giardini: Padiglione Russia

 (agf)

Ascolta l'audio

Questo caos rischia di compromettere la credibilità di un’istituzione nobile e prestigiosa come quella veneziana, di fatto commissariata da FdI
2 minuti di lettura

Non solo il caos Biennale, è l’intero sistema culturale a essere diventato teatro di una «guerra di potere tutta interna alla maggioranza per occupare poltrone e ridefinire equilibri». Irene Manzi, capogruppo del Pd in commissione Cultura alla Camera, mette in fila i casi che negli ultimi mesi hanno coinvolto il ministero guidato da Alessandro Giuli: dalla nomina di Beatrice Venezi alla Fenice all’indagine sul tax credit che ha travolto Cinecittà: «Confermano la gestione caotica del sistema culturale italiano e la totale assenza di una visione da parte del governo. Ovunque la destra metta le mani, sbaglia».

Manzi, partiamo dalla Biennale.

«Questo caos mette seriamente in difficoltà e rischia di compromettere la credibilità di un’istituzione nob…

Non solo il caos Biennale, è l’intero sistema culturale a essere diventato teatro di una «guerra di potere tutta interna alla maggioranza per occupare poltrone e ridefinire equilibri». Irene Manzi, capogruppo del Pd in commissione Cultura alla Camera, mette in fila i casi che negli ultimi mesi hanno coinvolto il ministero guidato da Alessandro Giuli: dalla nomina di Beatrice Venezi alla Fenice all’indagine sul tax credit che ha travolto Cinecittà: «Confermano la gestione caotica del sistema culturale italiano e la totale assenza di una visione da parte del governo. Ovunque la destra metta le mani, sbaglia».

Manzi, partiamo dalla Biennale.

«Questo caos mette seriamente in difficoltà e rischia di compromettere la credibilità di un’istituzione nobile e prestigiosa come la Biennale di Venezia, che appare a tutti gli effetti commissariata da FdI. Il fatto che il ministro Giuli non fosse a conoscenza dell’apertura alla partecipazione della Russia, denota una gestione dilettantistica, un’assoluta sottovalutazione di quello che è un tema importantissimo di politica estera oltre che di politica culturale. Mercoledì avevamo chiesto al ministro di chiarire quale fosse l’orientamento del governo su questa vicenda. Prendiamo atto del fatto che prima di lui ha risposto Federico Mollicone. C’è grande confusione sotto il cielo e a esserne compromessa è la credibilità».

Prima della Biennale è toccato a un altro simbolo veneziano, La Fenice.

«Adesso ritornata in auge con la conferma definitiva di Beatrice Venezi come direttrice, nonostante la contrarietà assoluta di tutti i professori d’orchestra e degli abbonati, nonostante le dimissioni del consigliere del Mic Alessandro Tortato. La nomina è un atto di prepotenza politico-istituzionale. Un gesto grave che ignora le contrarietà espresse sull’esperienza e sulla competenza a gestire un incarico così importante e prestigioso».

Hanno fatto discutere anche le nomine nei musei.

«Nei consigli di amministrazione sono finite personalità che provengono più dal mondo politico che dal mondo culturale. C’è una grande ansia di occupare gli spazi».

I fari si sono accesi su Cinecittà.

«Su Cinecittà registriamo il silenzio del ministro. Le indagini faranno il loro corso, ma in questi mesi abbiamo assistito solo a scelte sbagliate. Tagli di bilancio mentre le produzioni sono quasi ferme, con un’incertezza normativa che sta penalizzando il settore».

Cos’è diventata la cultura a partire dal caso Sangiuliano?

«Con Sangiuliano la cultura è finita praticamente in cronaca rosa. Ma sono i numeri che parlano: un solo decreto legge in quattro anni, che aveva sostanzialmente come unica voce di finanziamento il recupero della misura già adottata dal ministro Franceschini».

Manca una visione?

«Quella che c’è è dilettantistica e personalistica, più concentrata sulle nomine che su un sostegno reale. L’egemonia culturale andrebbe praticata più che affermata».

Come spera si chiuda il caso Biennale?

«Io mi auguro che l’Italia si riallinei ai Paesi europei e tenga conto delle rimostranze».

Leggi i commenti