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Isabel Allende e tutti gli altri: il miglior amico di uno scrittore è il suo cane, ecco perché

La scrittrice Isabel Allende con la sua cagnolina Perla 

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Da Isabel Allende a Alice Hoffman e Roxane Gay: autori di bestseller pluripremiati raccontano come gli amici a quattro zampe aiutano a stimolare la creatività
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Tra di loro c’è di sicuro Isabel Allende: prendete in mano uno dei suoi libri e probabilmente incontrerete un cane. Per chi scrivere lo fa per mestiere avere accanto un amico a quattro zampe non è solo una compagnia, ma anche una grande fonte di ispirazione che aiuta a stimolare la creatività. Lo testimoniano numerosi autori bestseller, vincitori di premi prestigiosi. E Isabel Allende è sicuramente una di loro. Sin dal suo esordio, La casa degli spiriti, dove troviamo il mitico alano di nome Barrabás. Mentre, quando scrivendo il thriller Il gioco di Ripper, si trovò dinanzi al dilemma se far morire uno dei personaggi o il suo cane indovinate chi è sopravvissuto? Per non parlare della sua recente trilogia per bambini dedicata proprio a uno dei suoi amati cani: Perla. «Ci sono cani in tutti i miei romanzi«, ha ribadito Allende. «Cani e ancora cani, sempre cani!».

Tra di loro c’è di sicuro Isabel Allende: prendete in mano uno dei suoi libri e probabilmente incontrerete un cane. Per chi scrivere lo fa per mestiere avere accanto un amico a quattro zampe non è solo una compagnia, ma anche una grande fonte di ispirazione che aiuta a stimolare la creatività. Lo testimoniano numerosi autori bestseller, vincitori di premi prestigiosi. E Isabel Allende è sicuramente una di loro. Sin dal suo esordio, La casa degli spiriti, dove troviamo il mitico alano di nome Barrabás. Mentre, quando scrivendo il thriller Il gioco di Ripper, si trovò dinanzi al dilemma se far morire uno dei personaggi o il suo cane indovinate chi è sopravvissuto? Per non parlare della sua recente trilogia per bambini dedicata proprio a uno dei suoi amati cani: Perla. «Ci sono cani in tutti i miei romanzi«, ha ribadito Allende. «Cani e ancora cani, sempre cani!».

Del resto, proprio in occasione dell’arrivo in Italia del primo volume di questa trilogia nemmeno un paio di anni fa, ci aveva confessato in un’intervista sulle pagine di Robinson di amare da sempre i cani: «Mi diverto a parlare con loro. Quando sei in sintonia con gli animali capisci quello che dicono e loro ti capiscono, è la lingua comune dei sentimenti. Per tutta la vita ho avuto un piccolo cane femmina accanto a me, sono stati sempre dei compagni per me». Tuttora nella sua vita ci sono due cani: Perla appunto, un bastardino di ormai 10 anni, e Fabio, un incrocio di nove mesi con una buona dose di barboncino. Perla segue Allende ovunque, e Fabio segue Perla, «così non sono mai sola», racconta la scrittrice. «Scrivo a casa con loro nella stanza. Se mi alzo per prendere un bicchiere d’acqua o vado in bagno, mi seguono. Spesso mi ritrovo a chiedere loro qualcosa riguardo alla scrittura. Non sto parlando da sola, loro ascoltano e capiscono. Comunichiamo telepaticamente».

Allende confessa di aver in parte ereditato il suo amore per i cani dalla madre, la quale credeva che i bambini avessero bisogno di stare a contatto con gli animali per crescere bene. «I cani mi hanno insegnato fin da piccola a vedere il mondo attraverso il cuore, le emozioni, le relazioni, l’intuizione, l’istinto. Sono una persona molto migliore quando c’è un cane nei paraggi».

Un altro scatto di Isabel Allende con la cagnolina Perla 

Un’altra autrice che, come del resto la maggior parte degli scrittori, conduce una vita solitaria, eppure raramente si è sentita sola, è Alice Hoffman. Perché, nel corso della sua carriera, ha quasi sempre avuto un cane al suo fianco.«Sei completamente sola, ma non sei sola», ha confessato parlando della scrittura in presenza di un cane. Il primo amore canino della sua vita è stato Houdini, un pastore tedesco che ha ispirato diversi cani presenti nei suoi romanzi. Houdini era così ben educato che andava senza guinzaglio per New York, persino sull’autobus e nei ristoranti o a teatro. «È sicuramente più difficile scrivere di un personaggio canino che di uno umano», ha detto Hoffman. «Sono una specie di mistero».

Quando a Hoffman è stato chiesto di curare la raccolta di saggi The Best Dog in the World, appena pubblicata in lingua inglese, con i contributi di scrittori di spicco che raccontano il rapporto con i loro cani, non ha esitato. Gli scrittori a cui si è rivolta — tra cui la stessa Allende, Elizabeth Strout, Bonnie Garmus, Jodi Picoult, Emily Henry e Roxane Gay — erano altrettanto entusiasti. Proprio mentre lavorava alla raccolta, la sua amata cagnolina Shelby, un pastore polacco di Vallée, è morta di vecchiaia. La scrittrice si è unita a un gruppo di sostegno per il lutto e poi, con una mossa avventata ma prevedibile, ha preso un cucciolo, un vivace Tibetan Terrier di nome Violet.

E proprio Roxane Gay, scrittrice e attivista americana, racconta di non essersi mai definita una “persona da cane”. Le erano sempre stati antipatici fino a quando non ha preso Max, un Maltipoo di cinque anni e mezzo. Quando Gay scrive, Max si accoccola sulla scrivania accanto al suo portatile. «È diventato parte della mia vita da scrittrice», ammette ora. «Ogni volta che sono pronta per andare a lavorare nel mio ufficio dico: Andiamo a lavorare e lui sa automaticamente dove andare».

Appassionata di cani e in particolare di Yorkshire terrier da sempre è invece la scrittrice americana di origini cinesi Amy Tan. L’autrice ha scritto e parlato in più occasioni nel corso degli anni dei suoi compagni a quattro zampe, che l’hanno seguita nei tour promozionali dei libri e alle letture pubbliche. Uno dei suoi Yorkshire terrier una volta è saltato fuori da una borsa sul palco mentre Tan teneva un Ted Talk sulla creatività, subito dopo aver detto che la musa creativa può assumere forme sorprendenti. Adesso è Bobo che si è inserito con forza nella vita di scrittrice di Tan: gli piace stare vicino a lei quando lavora in sala da pranzo o sul letto. E ha anche opinioni precise sui libri, mostrando il suo gusto letterario: infatti quando Tan gli chiede di scegliere un libro, tra il suo romanzo di maggior successo, divenuto anche un film, Il circolo della fortuna e della felicità, e un saggio sull’intelligenza degli animali, come può essere The Genius of Dogs, lui non ha dubbi e annusandolo e picchiettandolo con la zampa sceglie inevitabilmente il secondo!

Infine, è stato Oscar a influenzare direttamente il nuovo romanzo dello scrittore Paul Yoon, autore tra gli altri di In un piccolo cielo, in Italia pubblicato da Bollati Boringhieri. Il cucciolo di labrador che dodici anni fa il romanziere e sua moglie, la scrittrice Laura van den Berg, hanno adottato è diventato il protagonista del suo prossimo libro che si svolge dal punto di vista di un ex cane militare sopravvissuto ai combattimenti che cerca di ritrovare la strada di casa.Yoon, che non aveva mai avuto cani in precedenza, ora non riesce a immaginare una vita senza Oscar, che appoggia la testa sulle sue ginocchia quando lui scrive sul divano con il suo portatile. «Con lui ho sentito che la mia vita si era ampliata», ha raccontato lo scrittore. «Ho cominciato a guardare il mondo in un altro modo e questo mi ha permesso di iniziare a pensare anche a come scrivere narrativa in modo diverso: entrare nella mente di un cane è stato un enorme salto per me».

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