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Julia Hill. “La mia vita giù dall’albero”

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Nel 1997 salì su una sequoia in California dove rimase per due anni. Ora torna a raccontarsi nel nostro Paese
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«Sono sopravvissuta a tempeste, minacce, solitudine e dubbi. Ho conosciuto la grandezza e la devastazione di una foresta tra le più antiche della Terra: desideravo essere di aiuto per dare uno scopo alla mia vita. Ma non avrei mai immaginato che la rivelazione che cercavo avrebbe contemplato l’andare a stare su un albero che rischiava di essere spazzato dalla furia della natura». Per due anni, dal dicembre del 1997, Julia Butterfly Hill ha vissuto su un albero, una sequoia millenaria di 60 metri nel nord della California, per scongiurarne l’abbattimento da parte di una potente azienda americana di legname, salvando in questo modo l’intera foresta. Aveva 23 anni quando è diventata “la ragazza sull’albero”, la baronessa rampante – per dirlo con un’immagine calviniana – che ha anticipato i Fridays for Future e i movimenti ambientalisti giovanili dei decenni successivi. Alla sua esperienza straordinaria ha dedicato un memoir che è stato ripubblicato più volte e ora, a quasi tre decenni da…

«Sono sopravvissuta a tempeste, minacce, solitudine e dubbi. Ho conosciuto la grandezza e la devastazione di una foresta tra le più antiche della Terra: desideravo essere di aiuto per dare uno scopo alla mia vita. Ma non avrei mai immaginato che la rivelazione che cercavo avrebbe contemplato l’andare a stare su un albero che rischiava di essere spazzato dalla furia della natura». Per due anni, dal dicembre del 1997, Julia Butterfly Hill ha vissuto su un albero, una sequoia millenaria di 60 metri nel nord della California, per scongiurarne l’abbattimento da parte di una potente azienda americana di legname, salvando in questo modo l’intera foresta. Aveva 23 anni quando è diventata “la ragazza sull’albero”, la baronessa rampante – per dirlo con un’immagine calviniana – che ha anticipato i Fridays for Future e i movimenti ambientalisti giovanili dei decenni successivi. Alla sua esperienza straordinaria ha dedicato un memoir che è stato ripubblicato più volte e ora, a quasi tre decenni dalla sua mitica “ascesa” su Luna (come aveva affettuosamente chiamato l’albero assunto a simbolo della sua lotta), lei che oggi ha 52 anni torna in Italia. Protagonista di una serie di incontri per raccontare, soprattutto alle nuove generazioni, quanto il contributo di ciascuno di noi può fare – davvero – la differenza. Per l’ambiente e per la nostra stessa sopravvivenza.

La sua storia ha fatto il giro del mondo. A tanti anni di distanza, la vita sull’albero che cosa le ha insegnato?

«Moltissime cose. La prima è che la nostra mente ci pone dei limiti che la realtà poi ci aiuta a superare. Nel senso che anche quando pensi “non potrei mai farlo, è impossibile”, se qualcosa ti sta davvero a cuore, scopri di riuscire a superare gli ostacoli mentali. Un’altra cosa imparata in quei mesi è che tutto ciò di cui avevo bisogno per sopravvivere poteva essere messo in uno zaino o portato a mano».

«Tu fai la differenza»: da allora è diventato il suo motto. Come lo ha capito?

«È scientificamente impossibile che le tue scelte non abbiano alcun impatto. Lo insegna la mia esperienza sull’albero: per la foresta la mia permanenza lassù per 738 giorni ha fatto la differenza».

Quale eredità le ha lasciato Luna?

«Beh, Luna è diventata parte di me. L’intera esperienza è parte di me. Non solo mi ha insegnato tanto in passato, ma continua a farlo ogni giorno perché, mentre applico le lezioni che ho fatto mie, continuo a imparare. Ed è una lezione sempre viva, che non appartiene solo al passato».

Oggi le generazioni più giovani hanno un’attenzione per l’ambiente che mancava a quelle che le hanno precedute. Che messaggio vuole mandare loro con il racconto della sua esperienza?

«Ricordo sempre alle persone che se ti piace respirare, sei un ambientalista, che tu lo pensi o no. Se vogliamo semplicemente respirare, dobbiamo rispettare la natura. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno per sopravvivere richiede un pianeta sano. Se le api si estinguono, siamo morti anche noi. Se tutti gli alberi vengono abbattuti, se continuiamo a inquinare le acque, siamo morti. Non si tratta di essere o meno un ambientalista hippie, ma di voler vivere in modo sano oppure no. È un obiettivo comune, indipendentemente da bandiere politiche e convinzioni».

Lei sostiene che ognuno di noi ha un potere enorme: da dove cominciare per ridurre il nostro impatto?

«I governi corrotti e le grandi aziende hanno grosse responsabilità e si macchiano di colpe terribili mossi unicamente dal denaro. Per questo è importante per ciascuno non girarsi dall’altra parte, ma manifestare per le strade, opporsi alle decisioni sbagliate e votare per politici migliori. L’idea che per essere felici sia necessario comprare senza sosta è stata ingigantita a dismisura, dai social prima di tutto. Persino all’interno del movimento ambientalista si dice: “Se compri questo nuovo prodotto ecologico, andrà tutto meglio”. Ma è di meno che dovremmo comprare! E, quando compriamo, vanno sostenute piccole realtà locali, non certo le multinazionali. Una delle cose che amo di più dell’Italia è che in molti paesini non ci sono grandi supermercati, ma piccoli negozi locali. Dove, per esempio, puoi trovare in uno l’olio, le olive e l’aceto, ma devi andare in un altro per il formaggio. Lo adoro! E ogni volta che vengo in Italia, partecipo a eventi per sostenere l’agricoltura locale e le cooperative. Tutto ciò che compriamo o non compriamo ha potere».

Da quando è scesa dall’albero come è proseguito il suo impegno?

«Prima di tutto, porto sempre con me i miei contenitori e li riutilizzo invece di usare la plastica. Ogni scelta ha un impatto. Dovremmo chiederci sempre: questo contribuisce a un mondo sano e bello oppure no? E, se no, posso cambiare qualcosa nel mio piccolo per aiutare il mondo invece di danneggiarlo? Da quando sono scesa da Luna continuo a battermi sia per cause ambientali che per i diritti umani. Ho iniziato con gli alberi e le foreste, poi ho raccolto fondi per rifugi destinati a donne e bambini vittime di violenza domestica. Ho lavorato con i popoli nativi americani. Ho prestato volontariato sul campo dopo i gravi incendi di Los Angeles dello scorso anno».

La questione ambientale resta uno dei grandi temi all’ordine del giorno: non le sembra però che nell’ultimo periodo i conflitti in corso, in Ucraina, in Medio Oriente, abbiano finito col portare la nostra attenzione da un’altra parte?

«Certamente il governo degli Stati Uniti usa queste “situazioni” – mi rifiuto di chiamarle guerre, le definisco piuttosto invasioni, perché una guerra è qualcosa di diverso da ciò che Trump sta facendo – per distogliere l’attenzione dall’assistenza sanitaria che non c’è, dalle deportazioni illegali di persone. La lista è lunghissima e naturalmente c’è anche la volontà di distrarci dall’emergenza climatica».

E su quali sfide più urgenti dovremmo oggi concentrarci?

«Quando ero sull’albero ricordavo alle persone che è importante opporsi ai problemi, ma lo è altrettanto trovare le soluzioni. Non solo combattere ciò che non va, ma investire energia nel creare alternative. È lo stesso oggi. Ci sono tante organizzazioni no-profit e comunità locali che creano soluzioni concrete. Uno degli eventi a cui prendo parte qui in Italia è una raccolta fondi per la Croce Rossa, che aiuta senza schierarsi. Quindi dico: più grande è il problema, più è importante trovare e sostenere le soluzioni».

IL LIBRO E L’INCONTRO

La ragazza sull’albero di Julia Butterfly Hill (TerraNuova, trad. di Elisa Frontori, pagg. 256, euro 16)

L’autrice sarà il 25 marzo a Greve in Chianti (Firenze) per una serata di solidarietà durante la quale si raccoglieranno fondi per la Croce Rossa (ore 21, Casa del Popolo); il 26 a Firenze, alla Libreria Libraccio, per parlare della sua storia (ore 18) e il 27 a San Lorenzo in Banale (Trento) per un incontro sul tema “Il valore degli alberi” (ore 20.30)

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