Cultura

Raffaello fa impazzire New York: la mostra del Met celebra “il più grande influencer dell’arte”

Raffaello fa impazzire New York: la mostra del Met celebra “il più grande influencer dell’arte”

Si tratta della più grande antologica mai dedicata al maestro del Rinascimento negli Stati Uniti. La curatrice: “Lo definisco così per l’influsso che ha esercitato sui pittori dei secoli successivi”

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NEW YORK. La Grande Mela parla italiano, con la monumentale mostra dedicata a Raffaello che aprirà al pubblico il 29 marzo al Metropolitan Museum, nel cuore di Manhattan, ma che intanto è già stata presentata alla stampa e a pochi ospiti selezionati.

Dopo aver attraversato le grandi navate che raccolgono una delle più vaste e prestigiose collezioni d’arte al mondo, si entra in un’ala speciale e passando sotto suggestivi archi a tutto sesto, ci si sente in qualche modo subito a casa. Perché è qui che si viene accolti dalla meraviglia delle 237 opere dell’urbinate Raffaello Sanzio, arrivate da tutto il mondo per una mostra evento, una mostra spettacolo che sta già facendo parlare gli Stati Uniti (e non solo).

La mostra antologica Raphael: Sublime Poetry dedicata al genio del Rinascimento italiano, evento di punta del programma espositivo del museo - l’allestimento è costato circa 10 milioni di dollari con sponsor principale Morgan Stanley - è un’immersione totale nel mondo raffaelliano, e ripercorre l’intero arco della sua vita e carriera. Dalle origini a Urbino, agli anni prolifici a Firenze, dove si affermò accanto a Leonardo da Vinci e Michelangelo, fino agli ultimi anni alla corte del Papa Giulio II a Roma. Disegni, dipinti, arazzi, pale d’altare. Tra i tanti capolavori spiccano prestiti come la Madonna d’Alba, arrivata dalla National Gallery of Art di Londra, la Fornarina, il celebre ritratto dell’amante del Sanzio, giunta dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica Barberini – Corsini di Roma, i rarissimi disegni preparatori prestati dal Museo di Belle Arti di Lille e il Ritratto di Baldassarre Castiglione del Louvre di Parigi. I prestiti italiani, oltre che da Palazzo Barberini, arrivano dai musei e dalle collezioni di tutta Italia: Galleria Borghese, Galleria Nazionale dell’Umbria, Museo e Real Bosco di Capodimonte, Pinacoteca Nazionale di Bologna, Galleria Nazionale delle Marche, Gallerie degli Uffizi, Gallerie dell’Accademia e Complesso monumentale della Pilotta. Un’opera chiave dell’esposizione, lo Stendardo della Santissima Trinità di Raffaello proveniente da Città di Castello, è stata recentemente restaurata grazie a un progetto di collaborazione tra il Met, la Pinacoteca Comunale di Città di Castello e l’Istituto Centrale per il Restauro.

Raffaello (Raffaello di Giovanni Santi) (italiano, 1483–1520) Santa Caterina a tre quarti (bozzetto per il dipinto conservato alla National Gallery di Londra) 1507 circa
Raffaello (Raffaello di Giovanni Santi) (italiano, 1483–1520) Santa Caterina a tre quarti (bozzetto per il dipinto conservato alla National Gallery di Londra) 1507 circa 

La curatrice Carmen C. Bambach, una delle massime esperte del Rinascimento italiano, ha seguito questo progetto per oltre sette anni e alla stampa ha spiegato la sua passione per l’artista urbinate facendo un paragone con la contemporanea: "Mi piace pensare a Raffaello come al più grande influencer di tutti i tempi: dal Cinquecento fino al tardo Settecento fu venerato come l’artista italiano per eccellenza, insieme a Leonardo da Vinci e Michelangelo. Oggi viene spesso collocato al terzo posto, ma si può sostenere che sia allo stesso livello e la storia dell’arte lo dimostra: Raffaello è stato un modello di perfezione, bellezza, grazia e forza espressiva”.

Raffaello, "L’estasi di Santa Cecilia con i santi Paolo, Giovanni Evangelista, Agostino e Maria Maddalena", 1515-16 circa. Olio su tela (trasferito da tavola). Polo Museale dell’Emilia Romagna, Pinacoteca Nazionale, Bologna
Raffaello, "L’estasi di Santa Cecilia con i santi Paolo, Giovanni Evangelista, Agostino e Maria Maddalena", 1515-16 circa. Olio su tela (trasferito da tavola). Polo Museale dell’Emilia Romagna, Pinacoteca Nazionale, Bologna 

La voce le trema per l’emozione nello svelare al pubblico il frutto di questa mastodontica impresa, un’occasione rarissima per ammirare opere iconiche e difficilmente concesse in prestito, molte delle quali mai esposte insieme. Continua Bambach: “Raffaello non fu solo pittore e disegnatore, ma anche architetto, progettista e studioso dell’antica Roma. Probabilmente morì per il troppo lavoro, più che per altre cause leggendarie legate alla sua vita privata. I suoi dipinti erano ambitissimi in tutta Europa. Alcune delle sue opere più celebri, come la Madonna del pesce o l’Estasi di Santa Cecilia, furono persino confiscate da Napoleone, per poi essere restituite all’Italia solo molti anni dopo”.

Uno dei più bei musei del mondo celebra dunque Raffaello, un pittore così moderno da rivelare attraverso le sue pennellate delicate l’anima dei suoi soggetti, e lo rende protagonista della più grande mostra a lui dedicata mai realizzata negli Stati Uniti prima, con una audioguida speciale con la voce registrata di Isabella Rossellini. Un evento attesissimo, risultato positivo di una grande collaborazione internazionale per la mole di prestiti (come sottolineato anche dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, arrivato per l’occasione, e per seguire il ritorno in Italia dell’Ecce Homo di Antonello da Messina, appena acquistato) che si apre a sei anni di distanza dall’altra grande mostra, allestita in occasione del cinquecentenario della morte di Raffaello, che nel 2020 nonostante il Covid registrò alle Scuderie del Quirinale di Roma oltre 162.000 visitatori. Riuscirà il Met a sorpassarla?

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