Un uomo scompare in modo misterioso. Si chiama Orlando ed è un farmacista. Due donne lo cercano: Letizia, insegnante in pensione, sua vicina di casa, e Adele, giovane collaboratrice della farmacia. Inizia così Controtempo, l’ultimo romanzo di Michele Ainis, che verrebbe, via via, voglia di definire una storia pirandelliana, un racconto tardo borghese, un’indagine alla Sciascia. Niente di tutto questo, o forse sì, perché dietro alla trama, che si dipana pagina dopo pagina con un ritmo da metronomo, ci sono elementi che fanno pensare a questi autori e ai loro topoi letterari.
Al centro della storia c’è tuttavia, come indica il titolo stesso, il Tempo, un tempo “contro”, non più quello delle pendole o dei cronometri da polso, bensì il tempo multiverso, quello postulato da Giordano Bruno ed elaborato dalla fisica quantistica di Hugh Everett III, ma anche immaginato da John Wheeler e da Richard Feynman, abile suonatore di bongo.
Un uomo scompare in modo misterioso. Si chiama Orlando ed è un farmacista. Due donne lo cercano: Letizia, insegnante in pensione, sua vicina di casa, e Adele, giovane collaboratrice della farmacia. Inizia così Controtempo, l’ultimo romanzo di Michele Ainis, che verrebbe, via via, voglia di definire una storia pirandelliana, un racconto tardo borghese, un’indagine alla Sciascia. Niente di tutto questo, o forse sì, perché dietro alla trama, che si dipana pagina dopo pagina con un ritmo da metronomo, ci sono elementi che fanno pensare a questi autori e ai loro topoi letterari.
Al centro della storia c’è tuttavia, come indica il titolo stesso, il Tempo, un tempo “contro”, non più quello delle pendole o dei cronometri da polso, bensì il tempo multiverso, quello postulato da Giordano Bruno ed elaborato dalla fisica quantistica di Hugh Everett III, ma anche immaginato da John Wheeler e da Richard Feynman, abile suonatore di bongo.
Com’è compatibile tutto questo con le vicende di personaggi piuttosto piccolo borghesi quanto a carattere e identità? Ainis ha mescolato abilmente le carte del suo racconto disegnando un universo emotivo fondato su occasioni mancate ed ambizioni fallite, sentimenti mal elaborati e ricordi malinconici, un piccolo cosmo narrativo in cui la voce narrante è un deus ex machina che sa tutto e tutto prevede e gioca con i suoi personaggi come il gatto con il topo. In diciassette capitoli spiazza i lettori con cambi di passo repentini introducendo protagonisti che starebbero bene in un racconto moraviano o che, al contrario, paiono uscire dalle novelle fantastiche degli scapigliati. Per quanto la prosa di Controtempo, elegante e forbita, leghi il tutto col proprio andante con moto, il segreto di questo inconsueto romanzo sta proprio nel multiverso in cui sembra vivere per primo lo stesso Narratore onnisciente.
Così in questa trama c’è il passato prossimo della sua città d’origine – la stessa dell’autore, Messina – con attori narrativi prodotti dalla memoria, ritratti di famiglia e una piccola galleria di ex compagni di scuola. Poi c’è il futuro anteriore in cui i personaggi sono fantasmi deliberatamente prodotti dalla fantasia dell’autore, degli agenti che manifestano l’intenzione di mettere in crisi l’andamento temporale delle vicende narrate, mentre altri sembrano piuttosto realmente esistenti – si fa per dire – o quanto meno plausibili. L’abilità di Ainis consiste nel rendere perfettamente plausibile il tutto senza attingere a quel tanto di romanzo gotico o fantastico che potrebbe prodursi di suo, sviluppando la trama implicita per poter prendere all’improvviso una direzione inattesa, eppure plausibile. E invece no. Sia il racconto tardo borghese, sia l’apparizione di creature del multiverso, sembrano appartenere a quel genere che in musica è chiamato “scherzo”, ovvero il terzo movimento di una composizione da camera che possiede un ritmo ternario con un proprio andamento marcato e vivace dopo l’Allegro e prima dell’Adagio.
A questo livello narrativo, la prosa energica, scattante e leggera del romanzo serve a spingere avanti la storia quasi più della stessa trama, che di suo presenta buchi e incongruenze cui il lettore finisce per non dare peso, o non accorgersene, poiché con abile mossa il narratore ha proposto un patto fuori dai confini del realismo tradizionale, attirandolo nel Regno del non-si-può-spiegare-l’inspiegabile. Così tutto diventa plausibile, anche che Orlando, mentre scompare a Roma, riappare a Messina con un’altra vita, conservando tuttavia le proprie fattezze caratteriali. Uno scherzetto che, a differenza di quello di altri scrittori contemporanei premiati e lodati, non si preoccupa troppo dei risvolti psicologici dei personaggi stessi, ma li mette in scena oppure li toglie dal palcoscenico a seconda delle proprie necessità.
Il libro si chiude con un “Epilogo” che lascia tutto sospeso e permette tante e diverse interpretazioni, anche le più bizzarre, affidandosi all’elegante e lunga frase finale, che termina evocando le lucciole, per dirci infine che «non si può afferrare il tempo, scivola via come sabbia fra le dita». Insomma, tutto controtempo.
Il libro
Controtempo di Michele Ainis, La nave di Teseo, pagg. 176 , euro 18