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David Petraeus: “Tregua ancora fragile, troppe divergenze”

Il generale David Petraeus 

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Il generale ex capo della Cia: “Si è evitatal’escalation che avrebbe incendiato il Golfoma non sono chiari i punti dell’accordo
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NEW YORK

A sentire il giudizio del generale David Petraeus, verrebbe da chiedersi a cosa sia servita la guerra voluta dal presidente Trump contro l’Iran: «Il cessate il fuoco - dice l’ex direttore della Cia ed ex capo del Comando centrale, incaricato di gestire le operazioni militari in tutto il Medio Oriente - è una buona notizia perché scongiura il rischio di una pericolosa escalation. Tutto il resto però, ossia le divergenze di sostanza che minacciano di impedire un vero accordo di pace duraturo, rimane in sospeso e irrisolto».

Il presidente Trump è passato dal minacciare la distruzione dell’intera civiltà iraniana, considerata anche da molti repubblicani come un possibile crimine di guerra, alla tregua di due settimane per neg…

NEW YORK

A sentire il giudizio del generale David Petraeus, verrebbe da chiedersi a cosa sia servita la guerra voluta dal presidente Trump contro l’Iran: «Il cessate il fuoco - dice l’ex direttore della Cia ed ex capo del Comando centrale, incaricato di gestire le operazioni militari in tutto il Medio Oriente - è una buona notizia perché scongiura il rischio di una pericolosa escalation. Tutto il resto però, ossia le divergenze di sostanza che minacciano di impedire un vero accordo di pace duraturo, rimane in sospeso e irrisolto».

Il presidente Trump è passato dal minacciare la distruzione dell’intera civiltà iraniana, considerata anche da molti repubblicani come un possibile crimine di guerra, alla tregua di due settimane per negoziare sulla base dei dieci punti proposti da Teheran, che lui stesso ha definito una base di partenza su cui lavorare. Come giudica questi messaggi contraddittori da parte del capo della Casa Bianca?

«Il cessate il fuoco di due settimane va accolto con favore, in quanto scongiura temporaneamente un’ulteriore escalation della guerra nel Golfo che avrebbe potuto causare danni considerevoli alle infrastrutture critiche degli Stati del Golfo e dell’Iran».

Basta questo ad allontanare preoccupazioni legate alla condotta del presidente, che ha costretto la Casa Bianca a smentire la possibilità dell’uso di armi atomiche?

«Il risultato fondamentale è stato evitare l’escalation, che minacciava di essere devastante non solo per l’Iran, ma anche per tutti i Paesi del Golfo alleati degli Stati Uniti e fondamentali per il mercato globale dell’energia».

I problemi di fondo però restano irrisolti, al punto che molti critici di Trump si chiedono a cosa sia servita la guerra, se il risultato saranno i dieci punti iraniani, incluso il controllo dello Stretto di Hormuz e il diritto di continuare l’arricchimento dell’uranio. Che cosa pensa dei termini del cessate il fuoco?

«Sembrano sussistere differenze significative tra le interpretazioni statunitense e iraniana di quanto concordato in merito ad almeno quattro punti chiave: la libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz e chi possa controllarla; il diritto dell’Iran all’arricchimento dell’uranio, che verrebbe confermato; il mantenimento da parte dell’Iran delle scorte esistenti di uranio arricchito, di cui non sarebbe prevista l’eliminazione e con cui si possono costruire armi nucleari; la presenza delle forze statunitensi nella regione del Golfo, che secondo Teheran andrebbero ritirate. Sono questioni fondamentali per gli interessi americani e di tutti gli alleati regionali e occidentali, difficili da accettare nei termini in cui sono state indicate nei dieci punti presentati dagli iraniani».

Sono problemi che possono far saltare il cessate il fuoco e riaprire il conflitto?

«Queste divergenze dovranno essere appianate — almeno in parte — nel corso delle prossime due settimane, affinché l’attuale cessate il fuoco possa essere prorogato e, in definitiva, si possa giungere a una soluzione diplomatica delle ostilità in corso. Se questi nodi non verranno sciolti, diventa difficile prevedere la sostenibilità della tregua, la possibilità di un accordo di pace e soprattutto la sua utilità per gli Stati Uniti e tutti i nostri alleati».

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