La rete della destra che avvolge Israele. Il saggio di Elena Testi
di Lirio AbbateI soldi giungono dagli Stati Uniti agli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Arrivano attraverso fondazioni, comitati, reti di donatori che operano dentro la legalità americana. È questo il punto di partenza di Genesi, di Elena Testi (Sem): non un flusso occulto ma un sistema strutturato, riconosciuto, fiscalmente incentivato. Seguire il denaro per capire il potere, non quello dichiarato, ma quello che si costruisce lontano dai riflettori, dentro una rete che tiene insieme finanza americana, ideologia religiosa e violenza politica.
Genesi è una ricostruzione che attraversa decenni e nomi, ma ha una chiave precisa: i soldi che arrivano attraverso fondazioni, comitati, organizzazioni registrate. L’American Friends of Likud raccoglie fondi per il partito di Netanyahu. I Falic, imprenditori globali, finanziano campagne politiche, esercito, insediamenti. Secondo il libro, fino al 90 per cento dei finanziamenti di Netanyahu passa dagli Usa. Tutto legale, tutto trasparente. La Falic Fami…
I soldi giungono dagli Stati Uniti agli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Arrivano attraverso fondazioni, comitati, reti di donatori che operano dentro la legalità americana. È questo il punto di partenza di Genesi, di Elena Testi (Sem): non un flusso occulto ma un sistema strutturato, riconosciuto, fiscalmente incentivato. Seguire il denaro per capire il potere, non quello dichiarato, ma quello che si costruisce lontano dai riflettori, dentro una rete che tiene insieme finanza americana, ideologia religiosa e violenza politica.
Genesi è una ricostruzione che attraversa decenni e nomi, ma ha una chiave precisa: i soldi che arrivano attraverso fondazioni, comitati, organizzazioni registrate. L’American Friends of Likud raccoglie fondi per il partito di Netanyahu. I Falic, imprenditori globali, finanziano campagne politiche, esercito, insediamenti. Secondo il libro, fino al 90 per cento dei finanziamenti di Netanyahu passa dagli Usa. Tutto legale, tutto trasparente. La Falic Family Foundation investe milioni di dollari nei territori occupati, sostenendo gli insediamenti in Cisgiordania e realtà come Hebron. Altre organizzazioni, come Ateret Cohanim, acquistano immobili palestinesi a Gerusalemme Est per trasferirvi famiglie ebree ultranazionaliste. Il meccanismo è lineare: beneficenza in partenza, trasformazione politica all’arrivo.
Attorno a questo flusso si costruisce una rete di relazioni che è insieme economica e ideologica. I Falic sono descritti come «potenti e invisibili», ma soprattutto come ponte tra Israele e il mondo evangelico americano. È qui che il libro inserisce il secondo asse: il sionismo cristiano. Milioni di evangelici negli States sostengono gli insediamenti perché li leggono come adempimento di una profezia biblica. Non è una posizione simbolica, è una forza politica.
Il passaggio è netto: la fede diventa consenso. Donald Trump intercetta questo blocco e lo traduce in scelte politiche. Il trasferimento dell’ambasciata a Gerusalemme, il riconoscimento del Golan, la legittimazione degli insediamenti non sono soltanto atti di politica estera. Sono risposte a una domanda interna. Mike Pompeo lo esplicita davanti a platee evangeliche: la politica americana deve tener conto della «verità biblica» di Israele. Il saggio di Testi tiene insieme questo sistema con la storia dell’estrema destra israeliana. Non la racconta come un incidente, ma come una continuità. Dai padri del revisionismo sionista fino ai gruppi messianici, dalle organizzazioni paramilitari come Jewish Underground fino ai movimenti politici contemporanei. Gush Emunim, Kach, Lehava. Nomi diversi, stessa matrice: la convinzione che la terra sia un diritto assoluto e che la violenza possa essere uno strumento legittimo.
Le figure che siedono al governo arrivano da lì. Itamar Ben-Gvir cresce nel Kach, un partito bandito per razzismo. Bezalel Smotrich si forma dentro il messianismo dei coloni. Attorno a loro ci sono rabbini come Dov Lior, che legittimano teologicamente l’espulsione e la violenza. Elena Testi mostra come queste idee, un tempo marginali, entrino progressivamente nelle istituzioni. Il punto di rottura, nella ricostruzione dell’autrice, è Oslo. La stretta di mano tra Rabin e Arafat viene vissuta dall’estrema destra come un tradimento.
Da allora, il libro segue una linea continua. La rete dei coloni si rafforza. I finanziamenti aumentano. Le organizzazioni si strutturano. E la politica, lentamente, cambia volto. Netanyahu diventa il punto di sintesi, l’uomo che tiene insieme il rapporto con gli Stati Uniti, il sostegno economico dei donatori, l’alleanza con i religiosi, la legittimazione internazionale.
Il quadro che emerge è quello di un sistema: i soldi americani sostengono gli insediamenti che a loro volta rafforzano l’estrema destra israeliana, che entra nel governo. Il governo trova sponda negli States, dove il consenso evangelico alimenta scelte politiche coerenti.
Soldi, crimine, impunità: il sottotitolo non è una formula, è una sequenza. Il denaro finanzia. La violenza accompagna. La politica assorbe e normalizza.
Genesiracconta tutto questo senza scorciatoie. Non cerca spiegazioni semplici. Mostra una struttura e, seguendo il denaro, costringe a vedere dove nasce davvero il potere che alimenta il conflitto.
Il libro – Genesi di Elena Testi (Sem, pagg. 352, euro 20)