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Khomeini: l’ayatollah che sfida il potere dello Scià

Bernardo Valli 

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Nel giorno del novantaseiesimo compleanno, esce il libro che raccoglie i ritratti di donne e uomini incontrati dal giornalista nel corso della sua lunga carriera, protagonisti di episodi chiave dalla seconda metà del Novecento a oggi. Il risultato è una galleria di personaggi che supera la cronaca per imprimersi nella memoria. Anticipiamo un estratto dal libro
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Ruhollah Khomeini ha gli anni del ventesimo secolo. Settantanove. Diciotto di più dello Scià. Quando il colonnello dei cosacchi Reza Khan, padre dell’attuale sovrano, prese il potere, cacciando dal trono la decadente dinastia Qagiar, Khomeini era un mollà un dottore-teologo di venticinque anni. Subì allora le pesanti umiliazioni inflitte al clero musulmano sciita dal nuovo Scià, che aveva imparato a scrivere quando era un capitano trentenne e osava prendere a calci gli ayatollah, i «segni di Dio», gli interpreti sommi del Corano. Non è escluso che a Qom, la città santa dove studiava e insegnava, Khomeini abbia assistito a una delle tante profanazioni di Reza Khan che entrava a cavallo nelle moschee, bastonava i religiosi, costringeva le donne a togliersi il velo e gli uomini ad abbandonare i pantaloni larghi, orientali, e a indossare quelli stretti europei.

L’ayatollah Khomeini (a destra) 

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Ruhollah Khomeini ha gli anni del ventesimo secolo. Settantanove. Diciotto di più dello Scià. Quando il colonnello dei cosacchi Reza Khan, padre dell’attuale sovrano, prese il potere, cacciando dal trono la decadente dinastia Qagiar, Khomeini era un mollà un dottore-teologo di venticinque anni. Subì allora le pesanti umiliazioni inflitte al clero musulmano sciita dal nuovo Scià, che aveva imparato a scrivere quando era un capitano trentenne e osava prendere a calci gli ayatollah, i «segni di Dio», gli interpreti sommi del Corano. Non è escluso che a Qom, la città santa dove studiava e insegnava, Khomeini abbia assistito a una delle tante profanazioni di Reza Khan che entrava a cavallo nelle moschee, bastonava i religiosi, costringeva le donne a togliersi il velo e gli uomini ad abbandonare i pantaloni larghi, orientali, e a indossare quelli stretti europei.

L’ayatollah Khomeini (a destra) 

Nato in una modesta famiglia di agricoltori, in cui i preti erano numerosi, Khomeini cominciò subito a considerare nemici i membri della dinastia Pahlavi, che non solo umiliavano il clero sciita e trasgredivano le regole del Corano, ma si appropriavano delle terre altrui e schiacciavano nel sangue le periodiche insurrezioni popolari. Secondo la leggenda, che ormai appanna la biografia del personaggio, Khomeini sarebbe stato colto dalla sua prima grande collera quando vide i soldati di Reza Khan che strappavano il velo alle donne. E quest’ultime, per nascondere il viso, alzavano le vesti scoprendo scandalosamente le gambe.

Un altro episodio, raccontato nei quartieri popolari di Teheran, dove il ritratto di Khomeini ha sostituito quello dello Scià, riguarda il solo incontro fra l’ayatollah e Reza Pahlavi. Al massimo della sua potenza, negli anni Cinquanta, il sovrano rende visita ai capi religiosi di Qom. Tutti si alzano e riveriscono lo Scià-in-scià, il re dei re. Un solo prelato resta seduto, guardando fisso una parete. Ed è Khomeini, che lancia la sua prima sfida. Ma è all’inizio degli anni Sessanta che l’ormai anziano ayatollah, diventato uno dei più noti del paese, assume la guida dell’opposizione religiosa. Allo Scià che gli fa sapere che presto calzerà gli stivali del padre per prenderlo a calci, egli risponde: «Dite a sua maestà che i gambali paterni sono troppo grandi per lui».

Nel giugno del ’63, commemorando la morte dell’imam Hussein, nipote del profeta Maometto, ucciso per ordine del califfo Yazid, Khomeini denuncia i soprusi del regime: le repressioni, le torture, la corruzione, le fornicazioni. Non nomina direttamente lo Scià. Parla di Yazid, l’usurpatore, che secoli prima ha fatto assassinare Hussein, simbolo del potere religioso legittimo. I fedeli capiscono. Esplodono manifestazioni in tutto il paese. L’esercito uccide. Khomeini si avvolge in un lenzuolo bianco e insieme a decine di migliaia di persone marcia su Teheran. Ma sulla strada che da Qom conduce alla capitale viene fermato dai soldati che sparano ancora. Secondo l’opposizione vi furono in quei giorni 10 mila morti, molti dei quali furono gettati nel lago salato, una grande pozza d’acqua densa nel deserto di sassi.

La Repubblica 18 gennaio 1979

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Il libro – Ritratti di Bernardo Valli (Ventanas, pagg. 368, euro 22)

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