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Perché San Francesco è troppo grande per il cinema

Mickey Rourke e Helena Bonham Carter in nel film drammatico "Francesco" (1989) di Liliana Cavani 

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Mentre, nell’ottavo centenario dalla morte del Santo, arriva in libreria il volume di Arnaldo Casali sulla fortuna filmica del poverello d’Assisi, una regista che è tornata più volte sulla sua figura qui ne evoca la portata rivoluzionaria
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La ricchezza del significato dell’esperienza che Francesco ha fatto con la sua scelta di vita è immensa, perché la certezza che la “chiave” della verità sia la fraternitas di tutte le creature è la “risposta attesa”. Francesco non faceva miracoli, almeno non visibili, come guarigioni di ammalati o ciechi. È quanto risulta da ciò che ho letto ed è l’opposto di quello che si attribuisce, per esempio, a sant’Antonio da Padova o a padre Pio.

Questo è ciò che sappiamo: non ci sono, su Francesco, leggende di miracoli propriamente detti; ci sono racconti in cui parla con un lupo o con le rondini, ma vi si dice che lui parlasse, non che avvenisse una conversazione.

Francesco però riusciva a stupire per il fatto che, usando la semplice arma della comunicazione, dimostrava che si può entrare in rapporto con la natura in maniera gentile, e questo è un suggerimento valido sempre. Infatti, quando partecipò alla Crociata per predicare la pace, volle “capire”, trovò il modo di entrare in contatto co…

La ricchezza del significato dell’esperienza che Francesco ha fatto con la sua scelta di vita è immensa, perché la certezza che la “chiave” della verità sia la fraternitas di tutte le creature è la “risposta attesa”. Francesco non faceva miracoli, almeno non visibili, come guarigioni di ammalati o ciechi. È quanto risulta da ciò che ho letto ed è l’opposto di quello che si attribuisce, per esempio, a sant’Antonio da Padova o a padre Pio.

Questo è ciò che sappiamo: non ci sono, su Francesco, leggende di miracoli propriamente detti; ci sono racconti in cui parla con un lupo o con le rondini, ma vi si dice che lui parlasse, non che avvenisse una conversazione.

Francesco però riusciva a stupire per il fatto che, usando la semplice arma della comunicazione, dimostrava che si può entrare in rapporto con la natura in maniera gentile, e questo è un suggerimento valido sempre. Infatti, quando partecipò alla Crociata per predicare la pace, volle “capire”, trovò il modo di entrare in contatto con il nemico – il Sultano – e i due si parlarono. Non sempre può andare bene ma provarci è fondamentale, se non hai la testa carica di odio e voglia di depredare.

La copertina di Francesco al cinema, Edizioni San Paolo 2026, pp. 378, euro 29 

Sappiamo bene che la pace richiede una cultura di pace. E anche oggi in molti Paesi la cultura di pace spesso viene intesa come ignoranza e disinteresse. Francesco invece raccomandava ai fratelli che andavano per il mondo di portare la conoscenza del valore della pace. E il suo consiglio vale per tutti anche oggi.

Non si offenda nessuno se dico che non ho amato i film su Francesco. Sono cresciuta in un ambiente troppo laico. Quei film non li giudico, ovviamente: è normale che ognuno sia libero di esprimere le proprie idee e i propri sentimenti. Posso dire che l’ingenuità dei “fraticelli” nel film di Rossellini è molto simpatica e la ricordo con piacere; anche Totò e Ninetto nel film di Pasolini mi piacquero, anche se per me è impossibile pensare che Francesco fosse somigliante. Chi ha veramente compreso e sentito dentro di sé il valore e il significato di Francesco è Dante Alighieri (che gli dedica quasi un intero canto del Paradiso), perché subì l’esilio e comprese l’orrore del guerreggiare sempre per avidità. Dante è davvero un grande! Egli dedica un intero canto anche a Maria nel Paradiso, la comprende a fondo e la esalta come pochi.

Ho fatto tre film su Francesco, eppure ne farei un quarto per il piacere che si prova a tentare il contatto con un essere che fu tanto intelligente. Uso il termine “intelligenza” nel suo significato letterale: un’intelligenza capace di credere nella verità delle parole del Cristo nel Vangelo, in quell’idea grande della fraternitas di tutte le creature al punto da decidere di sentirsi “fratello minore” di Gesù. E questo fu un pensiero bellissimo. È come se la fraternitas fosse un sentimento che si trova nel profondo, dentro di noi.

Per Francesco tutto il creato era una grande fraternità. Quando feci, nel 1965, il primo film su di lui, scoprii il significato della sua avventura umana e riuscii a comprenderla sempre più chiaramente. Eravamo negli anni che hanno preceduto il 1968: c’era già nell’aria un’aspirazione all’approfondimento del destino degli esseri umani e l’idea della fraternitas circolava contro la violenza delle guerre, cresceva l’orrore per le dittature e le violenze che provocavano.

Per me Francesco fu dunque un esploratore lucido della ricerca del senso della vita. Potrei certo fare un quarto film su Francesco, perché per realizzarlo occorre approfondire sempre di più il senso della vita, che è invece coperto da tante croste di ignoranza. Ho trovato molto interessante il presente libro, sotto tanti aspetti: il tempo, le fonti, l’educazione, il vero interesse, la cultura e la sensibilità dell’autore, ma soprattutto il desiderio di scoprire le nostre possibilità umane, spesso purtroppo sfuggenti. E invece la vita, quella di ognuno, è una preziosa miniera… per tutti.

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