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Non spegnerete le ceneri della ragazzina, la Giovanna d’Arco di Valeria Parrella

Renée Falconetti nel film muto La passione di Giovanna d'Arco (1928)

 

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La sua storia è quella delle giovani donneche ancora oggi combattono il potere maschile. Come racconta questo romanzo con parole asciutte e commoventi
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La ragazzina è una meraviglia. Una meraviglia di ragazzina. Una di quelle che si mettono di traverso. Che le vedi in piazza e pensi meno male, perché io sono un po’ stanca, mi fa male un ginocchio e le parole a forza di ripeterle si sono consumate: meno male che sono arrivate loro, stupende e incazzatissime, con le parole e le ginocchia nuove. Meno male che nulla è andato perso e anzi, guarda come è fiorito, è tutto sorprendente e antico insieme, è tutto meglio di come lo potessimo sperare, in questi tempi di dispotismo buio, di ritorno al peggiore passato. Ma ci sono loro che dicono no alla guerra, al matrimonio, alla madre, al guardiano, no al tiranno e al velo, al padre, no al silenzio, alla violenza, al maestro, no a dio, al sopruso.

Non sono più parole mie, queste. Sono già l’eco di quelle di Valeria…

La ragazzina è una meraviglia. Una meraviglia di ragazzina. Una di quelle che si mettono di traverso. Che le vedi in piazza e pensi meno male, perché io sono un po’ stanca, mi fa male un ginocchio e le parole a forza di ripeterle si sono consumate: meno male che sono arrivate loro, stupende e incazzatissime, con le parole e le ginocchia nuove. Meno male che nulla è andato perso e anzi, guarda come è fiorito, è tutto sorprendente e antico insieme, è tutto meglio di come lo potessimo sperare, in questi tempi di dispotismo buio, di ritorno al peggiore passato. Ma ci sono loro che dicono no alla guerra, al matrimonio, alla madre, al guardiano, no al tiranno e al velo, al padre, no al silenzio, alla violenza, al maestro, no a dio, al sopruso.

Non sono più parole mie, queste. Sono già l’eco di quelle di Valeria Parrella, maestra di ragazzine e ragazzina perpetua lei medesima: che sì, certo, gli anni passano per tutti anche per lei, ma l’intenzione e l’impeto restano a volte intatti. Nel suo caso: magnificamente integri nonostante le ingiurie della vita. Un mezzo miracolo. «Ogni giorno, proprio ora, in ogni posto di questa terra una ragazzina decide dove andare e ci va. Che si sappia o meno, che la si veda o meno, lei ci va».

Grazie, Valeria. Che con le parole asciutte e per questo commoventi - parole che fanno diverso da tutti il tuo modo del racconto - ci dici chi sono queste ragazze in fiamme, le ragazze di adesso. Parli di loro, con loro e a loro attraverso una favola che è una storia vera. Sarebbe così bello che la leggessero tutte, le ragazzine di oggi, questa storia che prima di scriverla deve essere costata, si indovina dalla sottrazione, uno studio ostinato, lunghissimo e accurato sulle fonti della storia. Uno studio di altri tempi sui verbali del processo, per esempio, un accanimento di precisione indispensabile per poi dimenticarlo, tutto quel sapere, a un certo punto. Sapere e dimenticare. Sapere tutto, quasi tutto, il più possibile, prima di concedersi la libertà di raccontarla da capo, vergine come lei, questa storia.

La ragazzina di Valeria Parrella è Giovanna d’Arco e sono certa che chiunque ora legga queste righe dirà ah, sì, Giovanna d’Arco: la so. Certo. Tutti la sappiamo. Anche io la sapevo ma invece no. Invece non sapevo niente a parte i fatti e anche lì, insomma. Non sapevo di quello che le importava, che sognava, non sapevo dell’albero delle fate della sua infanzia né della sua madrina omonima - che donna favolosa - né del suo bastone di nome Merlin, né di sua madre. Della paura di sua madre che questa figlia certamente strana, certamente da tutte le altre bambine e bambini così diversa, si facesse male. Del suo desiderio di proteggerla perché restasse in vita, che è il mio, il nostro, il desiderio di tutte: che tu resti in vita figlia, figlio mio. Che nessuno ti faccia del male. E invece. Se lei sposta l’orizzonte della storia cosa ci puoi fare. Ma non lo sai, intanto, se sia solo una follia, un sogno da ridurre al silenzio, o la rivoluzione. Che ne sappiamo, noi, di chi sono, dove vanno i nostri figli.

Mettetevi nei panni. Sei la madre di Giovanna d’Arco, che vuole riportare sul trono il Re perché glielo hanno detto le voci, lei vede le voci, non le sente: vede le voci dei Santi. Cosa fai, madre? Cosa fareste voi di fronte a una figlia che si mette in pericolo di vita per cambiare la Storia? Le direste resta a casa, ti prego, non ti impicciare, c’è il decreto sicurezza, ti incatenano, ti mettono in galera, c’è il dittatore che poi ti impicca o direste vai, ragazza mia di luce: vai.

Questo piccolo monumentale libro (Feltrinelli, 140 pagine, ho molta ammirazione per chi ha rispetto del tempo di chi legge. È un esercizio antiegotico, è una sfida, così riuscita in questo caso, al narcisismo di chi scrive) questo libro è una favola vera. Parla del passato per dire del presente. Dice cose vere sempre: gli uomini fanno diventare vero ciò che temono, per esempio. Dice che non possiamo perdere tempo e forze a pensare perché i vili sono vili: lo sono, vili e codardi, anche quando vogliono far credere di essere giusti, magnanimi, persino eroi. Quante volte ci siamo ingannate, ingannati. A credere che gli esseri umani siano quello che vogliono sembrare, ma si tira sempre una riga alla fine: conta la verità e la verità non corrisponde mai alla reputazione. Sul momento, talvolta. Ma la verità, anche questa volta, qualcuno la conosce: i testimoni, che sempre ci sono.

È stupenda, questa storia di una ragazzina che nel 1400 si veste da maschio, combatte come un maschio, convince i maschi qualsiasi e persino i maschi potenti di essere lei, quella che li salverà. Come fa? Semplicemente dice. Non deflette. Non ha paura di niente. Perde, a un certo punto. Perde per via degli intrighi. «Giovanna era onesta, e perse». «Era d’impiccio la sua smania». «Era piena di fascino, che i cattolici chiamano grazia». Era compassionevole. Soprattutto: aveva ragione. Credi che loro, i maschi potenti, non sapessero che avevi ragione? Certo che lo sapevano. Per questo ti condannarono al rogo. Per non essere messi in discussione. Settanta motivi, addussero. Lo sapevano benissimo che avevi ragione. Per questo ti bruciarono. Lo dirà la storia poi, diventerai leggenda, immortale. Non è un posto comodo, quello della vittima che ha ragione: il tuo, quello di Antigone, di miliardi di altre anonime ragazze. Non è comodo perché lì si muore. Però, a migliaia e milioni di altre ragazze, dopo, serve. Cantatela questa storia, ragazze in fiamme che incendiate le piazze. Non sia un rogo inutile, quello di Giovanna che aveva paura del fuoco, come tutti: tutti abbiamo paura del fuoco. Ma non può stare in prigione chi conosce il vento. Non esiste prigione, per il vento, e il vento - dopo tutta questa vita, dopo tutto questo tempo - il vento ora siete voi.

Il libro

La ragazzina di Valeria Parrella (Feltrinelli, pagg. 144, euro 16,15). Da martedì 28 aprile in libreria

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