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Il sogno americano in una collezione di oggetti kitsch. Con una storia tutta da raccontare

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Alla Biblioteca Beinecke dell’università di Yale custoditi tutti i gadget più curiosi che cinquant’anni fa celebravano l’anniversario dell’Indipendenza. Confezioni di hamburger, bicchieri, perfino preservativi a tema patriottico: una piccola rivoluzione museale
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Bustine di zucchero con le facce dei presidenti e un rotolo di carta igienica celebrativo. Le cianfrusaglie del merchandising patriottico a stelle e strisce prodotte nel 1976 per festeggiare il bicentenario dell’Indipendenza sono ospitate nella Biblioteca Beinecke dell’università di Yale come documenti su cui studiare lo spirito americano ai tempi del consumismo.

La collezione è singolare e sarebbe piaciuta a Andy Warhol senza dubbio: più di 100 gadget meravigliosamente kitsch festeggiano a modo loro la Dichiarazione d’Indipendenza americana (4 luglio 1776), che segnò la nascita della nazione.

Quella di Yale non è solo una collezione eccentrica ma una piccola rivoluzione di storiografia museale, che accetta tra i documenti gli oggetti di uso quotidiano, gli scarti del consumismo, i ricordi di dubbio gusto delle celebrazioni nazionali nella forma che gli ha dato il mercato.

Nel 1976 la vita quotidiana venne invasa da un patriottismo usa-e-getta che durò il tempo dei festeggiamenti. L…

Bustine di zucchero con le facce dei presidenti e un rotolo di carta igienica celebrativo. Le cianfrusaglie del merchandising patriottico a stelle e strisce prodotte nel 1976 per festeggiare il bicentenario dell’Indipendenza sono ospitate nella Biblioteca Beinecke dell’università di Yale come documenti su cui studiare lo spirito americano ai tempi del consumismo.

La collezione è singolare e sarebbe piaciuta a Andy Warhol senza dubbio: più di 100 gadget meravigliosamente kitsch festeggiano a modo loro la Dichiarazione d’Indipendenza americana (4 luglio 1776), che segnò la nascita della nazione.

Quella di Yale non è solo una collezione eccentrica ma una piccola rivoluzione di storiografia museale, che accetta tra i documenti gli oggetti di uso quotidiano, gli scarti del consumismo, i ricordi di dubbio gusto delle celebrazioni nazionali nella forma che gli ha dato il mercato.

Nel 1976 la vita quotidiana venne invasa da un patriottismo usa-e-getta che durò il tempo dei festeggiamenti. L’idea di mettere insieme materiali del genere, raccogliendoli in una collezione denominata “Bicentennial Schlock” (cianfrusaglie del bicentenario, o ancora meglio: kitsch del Bicentenario), è venuta nel 1976 allo storico Jesse Lemisch. Un articolo del New York Times la racconta, con molte curiosità in occasione dei 250 anni dall’Indipendenza che cadono quest’anno e sui quali Trump sta cercando di imprimere il proprio marchio (si veda l’iniziativa Freedom250, ricca di cappellini, tazze e carte da gioco). L’ultima notizia è che il suo faccione comparirà sui passaporti statunitensi.

Gli oggetti oggi custoditi a Yale erano finiti in alcuni scatoloni ed è stato casualmente Joshua Cochran, curatore della storia americana della biblioteca, a infilarci una mano un giorno scoprendo questo improbabile tesoro di ciarpame commemorativo.

L’ordinarietà elevata a documento. Dozzine di scatole d’archivio che contenevano di tutto: da un bicchiere con stampata l’immagine della mitica lanterna di Paul Revere - quella accesa dal patriota per segnalare il movimento delle truppe britanniche - a confezioni di hamburger con la scritta “happy birthday America”, perfino un preservativo con lo slogan "One Time for Old Glory" e un rimasuglio di aquilone “Ben Franklin” con le parole delle Dichiarazione d’indipendenza. C’è anche della carta igienica a tema Indipendenza.

Il curatore Cohran ha detto al New York Times: “La storia non riguarda solo presidenti, re, diplomatici ma l’esperienza quotidiana vissuta dalle persone”. Prevedibile però che negli anni Settanta l’invasione commerciale dei festeggiamenti avesse come risposta l’indignazione della controcultura e dei critici del consumismo che consideravano il “Buy-centennial” – come era stato ribattezzato il Bicentenario – un tradimento dello spirito originario del ’76.

Tra i detrattori c’era un giovane Jeremy Rifkin, che alla guida della People’s Bicentennial Commision cercava di dare una risposta di sinistra ai grandi festeggiamenti in corso proponendo la compilazione di una Dichiarazione di Indipendenza Economica ricalcata sul linguaggio e la struttura della Dichiarazione di Indipendenza. Con tale spirito Rifkin, già osservatore critico del problema delle diseguaglianze, osteggiava “l’immagine plastificata dell’America” che stava venendo fuori dai festeggiamenti.

In realtà anche Lemisch era uno studioso di sinistra, ma la collezione di cianfrusaglie per lui non era casuale, era semmai metodo. Aveva scritto un libro che s’intitolava The American Revolution Seen From the Bottom Up (“La Rivoluzione americana vista dal basso”) e la democraticità dello sguardo era nel suo dna. Da storico guardava al nazionalismo delle èlite come qualcosa da superare: ecco allora che la democratica onda degli oggetti comuni, l’invasione trascinata dal mercato, poteva diventare materia di studio.

Nella primavera del 1976, durante un corso universitario alla State University of New York a Buffalo, Lemisch invitò i suoi studenti a raccogliere quanta più “spazzatura del Bicentenario” riuscissero a trovare. “Dobbiamo preservare e interpretare queste inestimabili reliquie per coloro che verranno dopo di noi”, scriveva nel programma del corso. Ogni oggetto doveva essere “annotato in modo documentato".

Il successo dell’iniziativa fu tale che venne organizzata una mostra in stile museale. Arrivavano cose da ogni posto dell’America. Una donna di Muncie, nell’Indiana, contribuì con dei cappellini chirurgici di carta decorati con stelle e strisce, indossati — con sua sorpresa — dall’équipe che l’aveva recentemente operata. Arrivarono anche sacchetti igienici da bagno con stampata la Liberty Bell, la campana della libertà di Filadelfia. Tanto che nel 1977 venne organizzata una nuova mostra a New York. Nel 1981 Lemisch donò la collezione alla Yale University. “Ritengo che i futuri ricercatori troveranno in questo materiale una raccolta unica per ricostruire il modo in cui gli americani vedevano il passato nel 1976”, scrisse.

Oggi su eBay si trovano molte cose del genere, chincaglierie legate al Bicentenario: monete, francobolli, piatti commemorativi e imitazioni in peltro di Paul Revere. Ma la collezione di Lemisch comprende articoli così umili - salviette umidificate, sacchetti da lavanderia, cannucce di plastica con involucri patriottici - difficili da trovare negli store online.

Non era forse questa la “storia dal basso” che avrebbe voluto Lemisch, ma era comunque un’involontaria demistificazione del patriottismo affidata ai consumi. Per Lemisch, che aveva ironia da vendere, era “il Watergate del patriottismo”.

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