Guardi Sanremo e pensi: “Com’è diventata brutta la musica”. Ma la musica è davvero brutta? O è brutto il riflesso di un mondo creativo che sta scivolando dentro il vuoto della tecnologia usata male, di un’industria fatta apposta per creare caramelle tanto gustose quanto effimere, di una grande quantità di artisti attratti più dalla fama che dalla scrittura a lungo termine?
Gino Castaldo, il più autorevole giornalista musicale italiano, ha deciso di intitolare provocatoriamente La musica è finita la sua analisi sulle canzoni dell’oggi. La musica c’è e ci sarà sempre, ma in che modo la sentiremo atterrare nelle nostre orecchie? «Quando Patti Smith pubblicò Radio Ethiopia – scrive Castaldo – mise in copertina una frase di André Breton che diceva: “La bellezza sarà convulsa o non lo sarà per niente”».
Guardi Sanremo e pensi: “Com’è diventata brutta la musica”. Ma la musica è davvero brutta? O è brutto il riflesso di un mondo creativo che sta scivolando dentro il vuoto della tecnologia usata male, di un’industria fatta apposta per creare caramelle tanto gustose quanto effimere, di una grande quantità di artisti attratti più dalla fama che dalla scrittura a lungo termine?
Gino Castaldo, il più autorevole giornalista musicale italiano, ha deciso di intitolare provocatoriamente La musica è finita la sua analisi sulle canzoni dell’oggi. La musica c’è e ci sarà sempre, ma in che modo la sentiremo atterrare nelle nostre orecchie? «Quando Patti Smith pubblicò Radio Ethiopia – scrive Castaldo – mise in copertina una frase di André Breton che diceva: “La bellezza sarà convulsa o non lo sarà per niente”».
La domanda è: oggi la bellezza è in agonia? In queste pagine si ripercorre una storia luminosa, fatta di folgorazioni alte e basse ma spesso innovative, se non proprio rivoluzionarie. La visione di Patti Smith è esattamente quello che manca oggi: la volontà di creare il caos. Quello che crearono Bach, Beethoven, Mozart, Stravinskij, Elvis, i Beatles, i Sex Pistols, i Kraftwerk, Bowie e l’elenco sarebbe infinito. Tutti quelli che hanno lavorato per riscrivere le grammatiche, per aprire finestre sul futuro, per spazzare via i codici precedenti. Quelli che si sono contraddetti sollevando tempeste di polemiche (Dylan è il grande eroe di questa pattuglia di indemoniati) anche solo per il gusto di andare controcorrente. Un gusto che oggi sembra essersi perduto in un mare di algoritmi, di luoghi comuni, di concerti con scalette scelte dai fan. L’opposto esatto del caos: il concerto inteso come raduno di fan club (guai oggi a non saper cantare tutte le canzoni a memoria) e con il cellulare acceso per non perdere nemmeno un secondo. Nessuna riflessione, solo puro intrattenimento.
«Possiamo dire oggi di ascoltare davvero? – riflette l’autore – Abbiamo tutti perso quella devozione, la necessaria pazienza, siamo più frettolosi, contagiati dalla liquida necessità di passare subito a altro, di consumare velocemente, senza soffermarci troppo». Il banchetto infinito delle piattaforme, dove vigono regole che non sono regole e dove l’algoritmo pensa di poter decidere per noi, crea un effetto ancora più deleterio: il verosimile che sovrasta il reale. Un mondo social che decreta il successo o il recupero di una canzone non per motivi artistici, ma per la riproducibilità che si adatta a un video di 30 secondi: la musica ai tempi di TikTok. Con tutti i riflessi che questo cambio di velocità può avere sugli stessi artisti e sulla loro psicologia, sempre più intossicata. Ma allora è tutto perduto?
Citando Philip Dick, non caso l’inventore dei replicanti, Castaldo ci ricorda che «la realtà è quella cosa che, anche quando smetti di crederci, non scompare». Così come non scompare la creatività, il bisogno umano di raccontare se stessi e gli altri, il mondo, i misteri e le ombre. «È fin troppo ovvio che oggi abbiamo bisogno di idee che portino scompiglio, che mettano in discussione l’ordine delle cose… Ma nulla ha valore se non valutiamo l’idea di prendere nelle nostre mani il controllo di questi cambiamenti. Ognuno facendo la sua parte…». E ancora: «Bisogna decidere, prendere posizione, ribellarsi… C’è tanto da fare, per rimettere in sesto un mondo meraviglioso».
Alla fine del suo libro, Castaldo mette in fila cento ragioni per non poter fare a meno della musica: ci sono la luce nel buio di Miles, le due versioni delle Variazioni Goldberg di Glenn Gould, l’opera integrale dei Beatles, il sassofono di Gato Barbieri che suona Ultimo tango a Parigi, Aretha che chiede rispetto. Il caos, qualunque cosa voglia dire.
Il libro – La musica è finita di Gino Castaldo (HarperCollins, pagg. 208, euro 17,90)