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Quanti misteri nei papiri: al Museo Egizio li svelerà Me-Scripta

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Il Museo dà vita a un nuovo centro di ricerca dedicato interamente alle scritture che fiorirono sul Nilo
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Dai frammenti di papiro, agli algoritmi e all’intelligenza artificiale, un percorso di ricerca vuole indagare tremila anni di storia della cultura scritta. Nasce al Museo Egizio Me-Scripta, centro di ricerca internazionale dedicato allo studio, al restauro e alla digitalizzazione delle fonti scritte dell’antica civiltà dei faraoni. Si esamineranno i vari supporti utilizzati sulle sponde del Nilo, dai papiri, ai meno costosi ostraca, frammenti lapidei o cocci di ceramica, alle legature copte.

Saranno soprattutto i papiri al centro dell’attenzione, di cui il museo torinese possiede una delle più grandi collezioni al mondo, composta da circa mille manoscritti, interi o riassemblati, e oltre 30mila frammenti, che documentano più di tremila anni di cultura materiale scritta, in 7 scritture e 8 lingue. Tre milioni di euro il finanziamento decennale erogato dalla Fondazione Crt, ma altri tre arriveranno dalle casse del museo. «È un investimento significativo, destinato per la prima volta a …

Dai frammenti di papiro, agli algoritmi e all’intelligenza artificiale, un percorso di ricerca vuole indagare tremila anni di storia della cultura scritta. Nasce al Museo Egizio Me-Scripta, centro di ricerca internazionale dedicato allo studio, al restauro e alla digitalizzazione delle fonti scritte dell’antica civiltà dei faraoni. Si esamineranno i vari supporti utilizzati sulle sponde del Nilo, dai papiri, ai meno costosi ostraca, frammenti lapidei o cocci di ceramica, alle legature copte.

Saranno soprattutto i papiri al centro dell’attenzione, di cui il museo torinese possiede una delle più grandi collezioni al mondo, composta da circa mille manoscritti, interi o riassemblati, e oltre 30mila frammenti, che documentano più di tremila anni di cultura materiale scritta, in 7 scritture e 8 lingue. Tre milioni di euro il finanziamento decennale erogato dalla Fondazione Crt, ma altri tre arriveranno dalle casse del museo. «È un investimento significativo, destinato per la prima volta a qualcosa di intangibile. L’ambizione è quella di fare dell’Egizio nei prossimi dieci anni un centro di eccellenza mondiale per lo studio dei papiri, in particolare di quelli ieratici. Torniamo all’origine, quando le iscrizioni su statue e steli arrivate a Torino furono di aiuto a Jean-Francois Champollion per decifrare i geroglifici direttamente sui reperti» dice il direttore Christian Greco. Al tempo di Drovetti, quando è nata la collezione, la priorità erano i reperti. Nel primo Novecento, gli scavi in Egitto dell’allora direttore del museo Ernesto Schiaparelli avevano l’obiettivo di dare loro un contesto. Oggi al primo posto ci sono la ricerca e la cultura materiale scritta». Il progetto, in cui è coinvolta l’Università di Torino, è affidato ora a uno staff di dieci persone, coordinate dalla curatrice della collezione papirologica Susanne Topfer, ma sono previste nuove figure: «Partiamo con due bandi per giovani ricercatori o ricercatrici, che si dedicheranno tra l’altro all’edizione critica dei testi. Recluteremo poi filologi e linguisti. Il nuovo centro è pure un ente di formazione rivolto ai giovani: per loro creeremo summer school e masterclass, in un’ottica multidisciplinare», aggiunge il direttore Greco. Me-Scripta avrà importanti ricadute sul piano dell’occupazione, con l’impiego anche di restauratori e informatici. Si stima che in una decina di anni oltre 150 professionisti accederanno a tirocini e workshop tecnici su imaging multispettrale e restauro avanzato.

La parte iniziale del progetto consiste nella diagnostica per immagini sui frammenti, molti dei quali mai esaminati e che per questo riserveranno sorprese. Si procederà poi alla conservazione e allo studio vero e proprio. Una parte del lavoro è rivolto agli ostraca: «Affronteremo un nucleo scritto in demotico – spiega ancora Greco – proveniente da Gebelein, circa 30 chilometri a sud di Luxor, che fornirà informazioni sull’antico sito di Pathyris. Ne esamineremo poi un altro di circa 560 frammenti ieratici proveniente da Deir–el Medina, il villaggio delle maestranze delle tombe reali nella Valle dei Re. Questi saranno restaurati e condivisi in una pubblicazione sistematica con l’Institut francais d’archéologie del Cairo».

Dalla materia, si approderà dunque allo studio filologico e alle tecnologie innovative. Per la prima volta verrà fatta una digitalizzazione di tutti i frammenti, che saranno così accessibili agli studiosi e al pubblico su una piattaforma integrata, con un database dedicato ai papiri, agli ostraca, alle pergamene e alle legature, in un unico ambiente di ricerca online. Entrerà in campo anche l’intelligenza artificiale, che sarà utilizzata per trovare le collocazioni più adatte ai vari materiali: «Si potranno appaiare frammenti che non si pensava appartenessero allo stesso corpo, o fare ricomposizioni di nuovi manoscritti» dice Greco. E aggiunge: «Assumeremo così nuove informazioni scritte che ci aiuteranno a capire il funzionamento del villaggio di Deir el-Medina o il ruolo sociale degli abitanti di Gebelein. In dieci anni faremo un lavoro che non nasce dal nulla, ma che si appoggia su quanto fatto nei nove anni precedenti grazie anche a progetti europei». In programma ci sono mostre che illustreranno gli esiti delle ricerche. «Già nel 2027 – conclude il direttore – è prevista una prima esposizione relativa al corpus di iscrizioni di una tomba scoperta nel 1819».

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