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In questo folle mondo abbiamo bisogno di armarci di Pazienza: con Repubblica l’opera completa del maestro del fumetto

Zanardi, uno dei personaggi più noti di Andrea Pazienza

 
A settant’anni dalla nascita del grande autore, da Zanardi a Pentothal e Pompeo tornano in una nuova collana gli eroi che hanno segnato una generazione. E non solo
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Il 23 maggio avrebbe compiuto 70 anni. Se ne è andato invece, troppo presto, nel giugno del 1988 a soli 32. Eppure, letto oggi, Andrea Pazienza ci appare meraviglioso come dieci, venti, cinquanta anni fa. Di più: scopriamo che, anche se il mondo è cambiato da quando Paz fece la sua comparsa stravolgendo il fumetto come era stato inteso fino allora — la sua prima tavola è uscita sul mensile Alter Alter nell’aprile del 1977, lui non aveva ancora 21 anni —, forse soprattutto perché il mondo è così tragicamente cambiato, abbiamo ancora tanto bisogno di lui. Della sua energia creativa. Del suo modo geniale di guardarsi intorno.

Anche per questo, per colmare il vuoto che ci ha lasciato, Repubblica porta in edicola una nuova collana a lui interamente dedicata. Si intitola Nel segno di Paz: venti volumi realizzati in collaborazione con Coconino Press che rappresentano un’occasione unica per ripercorrere la produzione straordinaria di un talento rivoluzionario, una «rock star del fumetto» come è stato definito, attraverso i suoi personaggi più iconici, entrati a tutti gli effetti nel mito: prima Pentothal, poi Zanardi, Pompeo, Pertini. Ma anche le vignette, gli scritti e tutte le altre sue realizzazioni (pittoriche, murali, erotiche, per l’infanzia), con qualche materiale inedito. Un’opportunità per le generazioni più giovani di avvicinarsi a un maestro del fumetto italiano a 360 gradi.

Si comincia proprio con Zanardi, lo studente ripetente del liceo scientifico bolognese Fermi, che incarna tutto il cinismo degli anni Ottanta, al quale sono dedicati due volumi. Il primo copre gli anni dal 1981 al 1984: all’81 risale infatti la prima apparizione di “Zanna” su Frigidaire, che nel marzo di quell’anno pubblica Giallo scolastico; la prima raccolta di storie è invece del 1983, per i tipi della Primo Carnera editore.

Con il suo viso spigoloso e il naso sempre più adunco con il passare degli anni, è il personaggio più noto fra tutti quelli usciti dalla matita di Andrea Pazienza. Che in un’intervista su Linus nel 1981 lo presenta così: «La caratteristica principale di Zanardi è il vuoto. L’assoluto vuoto che permea ogni azione». Con la sua banda di amici, Colasanti detto Colas e Petrilli detto Pietra, è un personaggio tragico, e tragiche sono tutte le sue avventure, che per molti rappresenta un vero e proprio alter ego del suo autore. Come ricorda anche Luca Raffaelli nella prefazione a questa collana: «Andrea Pazienza sbaraglia il campo: arriva un autore di fumetti che è anche personaggio. Che racconta la propria vita. Che follia. Che rivoluzione. Racconta quello che sta avvenendo a Bologna in giorni drammatici per il Movimento studentesco. E racconta proprio quello che sta vivendo lui, le sue paure, i suoi pensieri, le sue speranze. Non si era mai visto».

Perché Pazienza mischia gli stili, i pensieri, i punti di vista. «E improvvisa, come un jazzista, come una rock star». Come facevano i suoi maestri — e che maestri — Moebius e Jacovitti.

E sempre Zanardi è protagonista del secondo volume (in edicola da sabato 16 maggio) che ci accompagna dall’85 all’88.

Ecco poi che arriva Pentothal, il personaggio attraverso cui il genio dell’artista si è rivelato al mondo, o Pertini, l’amatissimo «Presidente partigiano missionario». Infine, Pompeo: il testamento artistico di Pazienza. «L’opera che passerà alla storia. Dal punto di vista delle invenzioni linguistiche, dei doppi sensi, ha una raffinatezza unica. È il libro più tradotto all’estero, un’opera in cui l’autobiografia c’è, ma è nascosta», l’ha definita la moglie di Pazienza, Marina Comandini, sulle pagine di Robinson in edicola questa settimana, intervistata da Luca Valtorta in occasione della mostra che gli ha dedicato il Maxxi di Roma, allestita fino al 27 settembre e magistralmente intitolata Non sempre si muore. Non potremmo essere più d’accordo.

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