I passeggeri dei traghetti non smettono di testimoniarlo: l’attraversamento dello Stretto solletica una misteriosa euforia, aria del continente o profumo di Sicilia che sia, a seconda della direzione, una leggerissima ebbrezza sospinta dal vento che sa di viaggio e approdo al tempo stesso. E Antonio Spadaro nella sua guida per viaggiatori colti, La Sicilia è un sentimento. Viaggio sul limite dello Stretto, lo dice chiaro: quel tratto di mare è così carico di miti e simboli, così pregno di riferimenti letterari, da Omero a Dante, dall’orca di D’Arrigo alla leggenda di Colapesce, Scilla e Cariddi, che nessun ponte potrà mai abbracciare. Perché la «strettezza», scrive Spadaro, è «una condizione dell’animo», «una potente metafora filosofica per esprimere la condizione umana», il continuo movimento, il tentativo di unire gli opposti, il desiderio di spingersi fino a un’altra sponda.
I passeggeri dei traghetti non smettono di testimoniarlo: l’attraversamento dello Stretto solletica una misteriosa euforia, aria del continente o profumo di Sicilia che sia, a seconda della direzione, una leggerissima ebbrezza sospinta dal vento che sa di viaggio e approdo al tempo stesso. E Antonio Spadaro nella sua guida per viaggiatori colti, La Sicilia è un sentimento. Viaggio sul limite dello Stretto, lo dice chiaro: quel tratto di mare è così carico di miti e simboli, così pregno di riferimenti letterari, da Omero a Dante, dall’orca di D’Arrigo alla leggenda di Colapesce, Scilla e Cariddi, che nessun ponte potrà mai abbracciare. Perché la «strettezza», scrive Spadaro, è «una condizione dell’animo», «una potente metafora filosofica per esprimere la condizione umana», il continuo movimento, il tentativo di unire gli opposti, il desiderio di spingersi fino a un’altra sponda.
E questa condizione dello spirito, forgiata dai gorghi creati dall’incontro fra due mari e dall’incontro con l’altro alimentato dall’altra sponda, finisce per generare un’identità fortissima negli “strettesi”: basta scambiare quattro chiacchiere con un messinese per scoprire l’orgoglio di appartenere a un luogo che marca la vita, paragonabile solo al legame dei catanesi con l’Etna. «Lo Stretto è il simbolo di un limite che non può essere superato del tutto, ma solo continuamente affrontato e attraversato», avverte il teologo messinese che frantuma il braccio di mare tra Capo Faro e Villa San Giovanni in mille metafore per farne materia filosofica. A partire dalla condizione di chi sa che dall’altra parte c’è qualcun altro con cui incrociare lo sguardo in un punto indefinito. Perché se lo scontro tra correnti fredde e acqua calda è il dialogo tra passione e ragione, la presenza dell’abitante della riva opposta, non può essere ignorata, è una sfida da accettare. Persino le “spadare”, le barche attrezzate per la pesca del pescespada, assumono un significato “alto” con le torrette d’avvistamento che simboleggiano la ricerca costante, un modo attivo di guardare il mondo. Del resto, guardare è il verbo principe dello “strettese”: «In un tempo che consuma immagini senza vederle, lo Stretto ci rieduca alla contemplazione».
Il libro, ricco di suggestioni, racconta le luci, i venti, i silenzi, i colori, persino la gastronomia del territorio e alla fine dice la sua sull’eterna ferita aperta del ponte, fantasma che riappare ciclicamente nel dibattito politico. L’errore è tirare in ballo il Golden Gate americano o altre mega infrastrutture che hanno riempito un vuoto mentre lo Stretto, al contrario, «è un pieno di tremila anni di racconti, leggende, identità e poesia». A differenza di posti anonimi, quello è il luogo dove ancora parla e racconta Vincenzo Consolo, dove Colapesce, inabissato, regge ancora una delle colonne fradicie su cui poggia l’intera Sicilia. Insomma, ridurre lo Stretto a un bisogno infrastrutturale «equivale a dire che l’Odissea è soltanto il diario di una traversata in barca». Di piloni bastano e avanzano quelli, ormai inutili, che originariamente servivano a trasmettere l’elettricità, guardiani silenziosi senza più fili che abitano il paesaggio a pieno diritto.
Si chiude con una playlist che va Rosa Balistreri a Lucio Dalla (Com’è profondo il mare), dagli U2 ai Pink Floyd (Echoes) fino a Spash di Colapesce e Dimartino. Perché lo Stretto è sì azzardo, pericolo, odissea, dramma della caccia al pescespada ma è anche un sentimento carezzevole, capace d’aggrapparsi dentro.
Il libro
La Sicilia è un sentimento di Antonio Spadaro (Touring editore, pagg. 144, euro 18)