Antoine Volodine: “Odio autoritarismo e infelicità. Non posso eliminarli dal mondo, ma dai libri sì”
di Leonardo G. LucconeL’autore che si firma Antoine Volodine non si chiama Antoine Volodine, sebbene sia il portavoce di un collettivo di autori fittizi (tra i pubblicati: Lutz Bassmann, Manuela Draeger, Elli Kronauer, Infernus Iohannes, quest’ultimo a sua volta una somma di voci indistinguibili) che firmano libri scritti da lui.
Il signore con cui abbiamo conversato e che chiamavamo Antoine forse non ci avrebbe risposto se l’avessimo chiamato col suo vero nome, tanto ha polverizzato con quarant’anni di lavoro e quarantanove opere l’autorità e la fascinazione dell’essere scrittore.
Volodine è il quieto megafono di una compagine sconfitta, reclusa, silenziata, torturata dall’insensatezza del genere umano; parla ai già trapassati da un futuro in transizione, con i fiochi bagliori dell’apocalisse già consumata, un mondo primitivizzato di relitti, crateri e animali impossibili, dove non c’è più differenza tra vita e morte, e l’io ha «lo spessore di una cartina per sigarette».
Scontenti delle attribuzioni corr…
L’autore che si firma Antoine Volodine non si chiama Antoine Volodine, sebbene sia il portavoce di un collettivo di autori fittizi (tra i pubblicati: Lutz Bassmann, Manuela Draeger, Elli Kronauer, Infernus Iohannes, quest’ultimo a sua volta una somma di voci indistinguibili) che firmano libri scritti da lui.
Il signore con cui abbiamo conversato e che chiamavamo Antoine forse non ci avrebbe risposto se l’avessimo chiamato col suo vero nome, tanto ha polverizzato con quarant’anni di lavoro e quarantanove opere l’autorità e la fascinazione dell’essere scrittore.
Volodine è il quieto megafono di una compagine sconfitta, reclusa, silenziata, torturata dall’insensatezza del genere umano; parla ai già trapassati da un futuro in transizione, con i fiochi bagliori dell’apocalisse già consumata, un mondo primitivizzato di relitti, crateri e animali impossibili, dove non c’è più differenza tra vita e morte, e l’io ha «lo spessore di una cartina per sigarette».
Scontenti delle attribuzioni corrive (fantascienza, distopia, avanguardia), queste maschere di autori guastafeste, ormai tradotti in tutto il mondo, hanno costruito perfino una corrente letteraria: si chiama post-esotismo («una letteratura che proviene dall’altrove e incede verso l’altrove»), la cui prima opera è Angeli minori di Maria Clementi, uscita nel 1977 e solo incidentalmente pubblicata nel 2016 da L’orma a nome Antoine Volodine – a questo punto un prepotente schiavista di talenti. Lisbona ultima frontiera (Clichy), Terminus radioso, Gli animali che amiamo, Streghe fraterne, Le ragazze Monroe (tutti 66thand2nd) chi li ha scritti? Ho cercato di capire di più partendo dall’inizio.
Quando ha capito che aveva qualcosa da dire come scrittore?
«L’ho raccontato in Scrittori (Clichy): un bambino di cinque anni, che non padroneggia l’ortografia e sa a malapena tracciare le lettere, inizia a scrivere durante la lezione. La maestra lo lascia fare, è abbastanza sensibile da accettare questa “trance di scrittura” senza avversarla. Il bambino scrive, scrive a matita frasi maldestre, spesso con una grammatica improbabile, scrive con urgenza, febbrilmente. Il racconto ha una sua tenuta: villaggi abbandonati, bambini che scappano nella foresta, testimoni che raccontano di soldati, della paura, dell’arrivo di creature extraterrestri, dell’irruzione di formiche giganti, verdi, rosse, di cui il ragazzino riproduce foneticamente il linguaggio e le grida incomprensibili. Il quadro di questa catastrofe è dipinto dai testimoni, non dai protagonisti diretti».
Come è proseguito il suo apprendistato letterario?
«Ricordo di aver scritto poesie nello stile di Prévert, racconti sanguinari ispirati a Lautréamont, racconti fantastici ispirati a Conan Doyle, Jean Ray… poi, a poco a poco, ho trovato il mio stile. Questi abbozzi sono quasi tutti andati persi. Erano il più delle volte incompiuti, a parte un grosso volume, dal quale ho ripreso diversi passaggi in Lisbona ultima frontiera (Clichy). Ho scritto molto, senza grandi speranze di essere pubblicato, e solo quando un editore (una editrice, Élisabeth Gille) ha accettato Biographie comparée de Jorian Murgrave, che uscirà in Italia nel 2027, solo allora ho pensato che potevo esistere, socialmente, come scrittore».
Come si è propagata poi la sua opera?
«Oggi che ho smesso di scrivere, guardo il mio lavoro con un certo stupore. Non ho deviato dal mio percorso. La primissima frase posta in epigrafe alla Biographie comparée de Jorian Murgrave è firmata Infernus Iohannes, colui che sta per concludere il post-esotismo».
Cos’è per lei scrivere a partire dai ricordi?
«Scrivere per me significa entrare in un bardo dove i ricordi degli altri, le notizie di attualità, le testimonianze storiche, i ricordi delle vittime e, naturalmente, i ricordi inventati, senza dimenticare i ricordi autobiografici, si confondono nella memoria per formare il materiale e le immagini di base su cui si applicano le tecniche narrative, romanzesche e personali, istintive o meno, e il libro prende forma».
I suoi narratori post-esotici sembrano rinunciare al futuro, e forse non vedono futuro nei loro mondi così compromessi. Come vive tutto questo ogni giorno e sulla pagina?
«Il futuro è diventato un presente vissuto giorno per giorno, senza obiettivi, in cui anche l’idea della morte è scomparsa. I nostri personaggi sono molto spesso dei sopravvissuti che attraversano un mondo ostile, oscuro, difficilmente prevedibile, difficilmente comprensibile. Il loro modo di affrontare le avversità è il motore (uno dei motori) della narrazione. Mi piace l’idea che il lettore li segua passo dopo passo. La loro prospettiva è una lenta consumazione, un’uscita di scena dopo l’estinzione della specie dominante. Allo stesso tempo il pianeta ritrova la sua onnipotenza vegetale, la sua bellezza primitiva, e la quiete. La parentesi animale, soprattutto quella umana, sta per chiudersi».
Nei suoi romanzi si respira un convinto rifiuto dell’autorità. Da dove viene tutto questo?
«Odiamo radicalmente i dominanti, i sistemi politici basati sulla disuguaglianza, la violenza più o meno totalitaria e l’infelicità, ovvero tutto ciò che si osserva sulla Terra dalle prime società organizzate fino ad oggi. E poiché non siamo riusciti a eliminarli nella realtà, possiamo almeno escluderli dai nostri scritti».
Cosa succederà tra qualche mese con la pubblicazione della sua opera finale?
«Retour au goudron (Ritorno al bitume), la nostra quarantanovesima opera, sarà una performance che assumerà la forma di undici volumi pubblicati contemporaneamente da undici editori diversi e firmati Infernus Iohannes. Si concluderà con una frase annunciata da tempo: “Je me tais” (“Qui mi taccio”).Cosa succederà a me e al post-esotismo? Sarà piacevole assistere all’invecchiamento forse felice di tutti questi libri. Se vivrò abbastanza a lungo da vedere questo risultato, potrò dire di non aver vissuto invano. Per quanto riguarda il post-esotismo, non so cosa succederà. La sua costruzione dipendeva da me, ma il suo futuro non mi appartiene».
IL LIBRO
Antoine Volodine, Terminus radioso (nuova edizione, Traduzione di Anna D’Elia, 66thand2nd, pagg. 552, euro 22)