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“È un successo di Torino”: i numeri blindano il Salone

Il senatore Bernie Sanders al Salone del libro di Torino

 (ansa)

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Il sindaco difende la fiera dal tentativo del ministero della Cultura di entrare nella governance: l’affluenza al più 20 per cento
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TORINO

Il Salone della concordia, come è stato ribattezzato il Salone del libro di Torino inaugurato subito dopo i giorni tesi della Biennale di Venezia, è un fortino blindato dal successo dei suoi numeri contro le mire del governo. Già al termine delle prime giornate la manifestazione si presenta con oltre il 20 per cento in più di visitatori, lunghe file agli ingressi, sale gremite e firmacopie presi d’assalto. Gli autori al Lingotto sono come rockstar e riempiono auditorium da duemila posti, come è stato per Emmanuel Carrère venerdì sera e per Bernie Sanders ieri.

Con il passare delle ore si è sciolta la tensione che si respirava al taglio del nastro giovedì mattina, quando sull’apertura aleggiava un senso di incertezza, figlio del muro contro muro dei mesi passati tra il minis…

TORINO

Il Salone della concordia, come è stato ribattezzato il Salone del libro di Torino inaugurato subito dopo i giorni tesi della Biennale di Venezia, è un fortino blindato dal successo dei suoi numeri contro le mire del governo. Già al termine delle prime giornate la manifestazione si presenta con oltre il 20 per cento in più di visitatori, lunghe file agli ingressi, sale gremite e firmacopie presi d’assalto. Gli autori al Lingotto sono come rockstar e riempiono auditorium da duemila posti, come è stato per Emmanuel Carrère venerdì sera e per Bernie Sanders ieri.

Con il passare delle ore si è sciolta la tensione che si respirava al taglio del nastro giovedì mattina, quando sull’apertura aleggiava un senso di incertezza, figlio del muro contro muro dei mesi passati tra il ministero della Cultura e la Fondazione Circolo dei lettori (traino centrodestra, come la Regione Piemonte), la proprietà del Salone e il sindaco della città dem, Stefano Lo Russo. «Il Salone è una delle iniziative culturali più importanti d’Italia ed è la ragione per cui la stiamo difendendo», ha detto Lo Russo. «Quando le cose funzionano tutti vogliono metterci le mani sopra, e noi stiamo cercando di tenere a bada gli appetiti di chi vorrebbe portare un cambiamento», ha aggiunto ieri dal palco di un incontro di partito. Venerdì aveva accompagnato Elly Schlein tra gli stand della manifestazione per mostrarle il grande successo. Ieri sono arrivati i primi dati ufficiali: più venti per cento di visitatori il primo giorno, trend generale in crescita, afflusso di pubblico eccezionale anche nelle sale più grandi come la Sala Oro e l’Auditorium da 1.900 posti. Ieri, all’arrivo di Bernie Sanders, il colpo d’occhio era di grande effetto: clima da convention americana e tutto esaurito anche alle spalle del palco per il senatore del Vermont, icona della sinistra Usa.

Non è un mistero che Alessandro Giuli abbia cercato per un anno intero di conquistare un ruolo nella governance usando come leva la Fondazione del Circolo dei lettori, che risponde direttamente alla Regione del forzista Alberto Cirio. Il presidente della giunta all’indomani dell’inaugurazione tentava ancora: «Sarebbe un’opportunità persa dire di no al ministero». Ma i soci privati, detentori del marchio e delle competenze che dal 2019 tengono in piedi la manifestazione, hanno finora respinto ogni blitz. Forti anche del sostegno del sindaco che, vedendo avvicinarsi la campagna elettorale per Torino, volentieri si intesta la battaglia della difesa della cultura attraverso i libri. Presidiando politicamente il Salone dalle mire del governo, e puntando buona parte dei fondi del Pnrr del suo mandato sul rilancio delle biblioteche civiche (sta per nascere la grande biblioteca del Valentino, sarà tra le più grandi d’Europa) e pensando ai 680 mila utenti registrati al servizio biblioteca nell’area metropolitana: 94 mila di questi sono under 20.

Tutto si muove sotto traccia. Con quel garbo sabaudo che non ama le piazzate e veste le occasioni pubbliche di concordia. Giuli ha dichiarato dal palco dell’inaugurazione: «Mi sento più a casa qui che altrove». Spiegando: «Come per una sorta di asilo culturale che rianima lo spirito che ci trasporta dalla caligine di Roma alla variopinta coloritura di un rito collettivo, partecipato da noi tutti senza, da parte mia se non altro, avvertire né barriere all’ingresso né inviti all’uscita. E questo è uno dei valori principali del Salone». Ieri, Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia al centro di uno scontro proprio con il ministro per l’apertura del Padiglione russo alla Biennale di Venezia, ha visitato privatamente il Lingotto passeggiando nello spazio dedicato alle autorità con la direttrice del Salone, Annalena Benini, scattandosi selfie. E poco dopo il presidente della commissione cultura e editoria della Camera di Fratelli d’Italia, Federico Mollicone, ha fatto lo stesso. L’ex ministro Sangiuliano ha presentato con l’assessore regionale FdI, Maurizio Marrone, il suo libro su Erdogan. Insomma, pluralismo è la parola d’ordine, e niente polemiche, per quanto possibile. La grande tessitrice è Benini. Rinnovata alla guida del Salone in autunno senza consultazioni preventive con il ministro ma con il pieno sostegno del sindaco. Giovedì, a pochi mesi da un incontro teso al ministero, Giuli l’ha omaggiata dal palco: «Annalena, direttrice a vita del Salone del libro».

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