Le prime pagine di Repubblica, dal 1996 al 2005: in fondo poteva andare peggio?
di Ezio MauroLa memoria è selettiva, capricciosa, in fondo rassicurante: e soprattutto opera da un territorio sicuro, quello in cui siamo approdati dopo la traversata delle nostre angosce che adesso, a posteriori, riusciamo a decantare e elaborare con la logica dei superstiti, qualche volta con l’orgoglio dei vincitori, in ogni caso con la tecnica pacificatrice del senno di poi.
Ma basta sfogliare la raccolta di prime pagine di Repubblica - dal 1996 al 2005 - per recuperare le difficoltà che abbiamo incontrato, le sfide a cui siamo stati costretti, le insidie che si sono raccolte sul nostro cammino.
Il decennio si apre con la vittoria elettorale dell’Ulivo, nell’aprile ‘96, che fa nascere il governo Prodi, pochi mesi prima della rielezione di Bill Clinton alla Casa Bianca, proprio mentre a Mosca Boris Eltzin si deve sottoporre a un intervento chirurgico di sette ore, e psicologicamente sembra un’operazione al cuore della Russia.
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Ma questo quadro entra in crisi molto presto, in Italia nell’ottobre ‘97 quando Bertinotti silura il governo dell’Ulivo, e in America con lo scandalo sessuale di Monica Lewinsky, che porta le sue accuse al presidente fino al Gran Giurì. Intanto le prime pagine ci ricordano che dopo 16 anni di governo con la riunificazione tedesca nel settembre ‘98 finisce l’era Kohl, un mese dopo D’Alema entra a palazzo Chigi, primo ex comunista, e a dicembre Clinton dà il via al bombardamento di Bagdad, mentre si annuncia l’attacco aereo della Nato in Jugoslavia, che secondo l’Onu causerà 630 mila profughi.
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Tra le pagine di guerra fa incursione la grande cronaca con il Nobel a Dario Fo e la morte della principessa Diana d’Inghilterra che diventa un evento universale, con due milioni di persone in strada a Londra per il funerale, e due miliardi davanti alla televisione. Il 1999 registra l’elezione al Quirinale di Carlo Azeglio Ciampi alla prima votazione, con 707 voti, e la rivincita di Berlusconi alle europee, e chiude il secolo con le previsioni per il nuovo millennio che sembrano speranze più che profezie: “Daremo l’assalto finale all’Aids, ai tumori, all’infarto, vivremo più di cent’anni, la tv cambierà il calcio e il cyber-sex ucciderà l’amore”.
Sfogliamo la raccolta d’inizio Duemila, con la morte di Bettino Craxi in Tunisia, la vittoria di Bush in America contro Gore, Berlusconi che conquista la maggioranza assoluta alla Camera e al Senato. Sembrava che la democrazia avesse chiuso il Novecento da vincitrice nella sfida alle dittature, ma l’inizio del nuovo secolo la smentisce con l’attacco jihadista alle due torri gemelle. Bush lancia i bombardamenti in Afghanistan, Bin Laden risponde riproponendo la sua minaccia: “America, non avrai pace”. A Genova durante il G8 muore Carlo Giuliani, un ragazzo che dalle file degli antagonisti sollevava un estintore contro un carabiniere, che dalla jeep sparava uccidendolo. Le pagine di Repubblica testimoniano il massacro di polizia alla scuola Diaz e le torture vergognose alla caserma di Bolzaneto.
L’inizio del 2002 è il Capodanno dell’euro: festa in tutte le capitali, un clima di nuova speranza: “Un sogno che diventa realtà” per Prodi, “un segno di pace” secondo Ciampi, “un traguardo storico” nella parole di Giovanni Paolo II. Ma in Italia a marzo il terrorismo torna in strada uccidendo Marco Biagi, in America esplode nello spazio lo shuttle Columbia e muoiono i 7 astronauti. Bush entra in guerra con l’Iraq, ad aprile cade Bagdad. Il terrorismo darà i suoi colpi di coda con le bombe a Madrid e a Londra durante il G8. Dopo 27 anni di regno muore papa Wojtyla, e viene eletto Joseph Ratzinger, che si presenta come “un umile lavoratore nella vigna del Signore”.
Intanto c’era stata la prima pagina con la lettera a Repubblica di Veronica Lario, la first lady che chiedeva le scuse di Silvio Berlusconi per le offese ricevute dal marito con le frasi galanti pronunciate in pubblico: seguiranno accuse di scambio tra candidature politiche e favori di giovani donne al premier, con dubbi sulla sua salute. Repubblica raccoglierà questo dossier trasformandolo nelle “Dieci Domande” firmate da Giuseppe D’Avanzo e riproposte sul giornale per sei mesi, finché otterranno risposta da Berlusconi. Con D’Avanzo ritroviamo in queste pagine le firme di amici e compagni di lavoro che rimpiangiamo, da Curzio Maltese a Vittorio Zucconi, Giorgio Bocca, Stefano Benni, Edmondo Berselli, Sandro Viola, Giorgio Forattini, Gianni Mura, Umberto Eco: e naturalmente Eugenio Scalfari. Resta, come epigrafe di quegli anni, la vignetta del sommo Altan, coi due personaggi che si guardano ad una delle tante svolte del decennio: “In fondo - dice il primo -, poteva anche andare peggio”. “No”, assicura l’altro.