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Sansal attacca Macron e l’editore Gallimard schierandosi con Bolloré

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Nel suo memoir l’autore algerino racconta di aver subito inviti a non esporsi troppo contro l’Algeria e l’Islam
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PARIGI

Nel pieno della crisi che scuote Grasset e il gruppo Bolloré, arriva il libro che ha fatto deflagrare il caso. La Légende, il nuovo memoriale di Boualem Sansal, uscirà la settimana prossima. «Un libro è un impegno. E alcuni libri lo sono ancora di più: una linea di coscienza. La Légende non è un libro neutrale», scrive Sansal in una sorta di prologo svelato dal Figaro Magazine, che anticipa diversi estratti. «È un libro di battaglia per la libertà d’espressione e per la dignità delle vittime del terrore», continua lo scrittore, ripercorrendo il suo anno nelle prigioni algerine in un memoir che, secondo il settimanale conservatore, è insieme «cronaca della detenzione, riflessione sulla libertà e atto d’accusa contro il regime di Algeri».

Il cuore del libro è appunto l’Algeria, …

PARIGI

Nel pieno della crisi che scuote Grasset e il gruppo Bolloré, arriva il libro che ha fatto deflagrare il caso. La Légende, il nuovo memoriale di Boualem Sansal, uscirà la settimana prossima. «Un libro è un impegno. E alcuni libri lo sono ancora di più: una linea di coscienza. La Légende non è un libro neutrale», scrive Sansal in una sorta di prologo svelato dal Figaro Magazine, che anticipa diversi estratti. «È un libro di battaglia per la libertà d’espressione e per la dignità delle vittime del terrore», continua lo scrittore, ripercorrendo il suo anno nelle prigioni algerine in un memoir che, secondo il settimanale conservatore, è insieme «cronaca della detenzione, riflessione sulla libertà e atto d’accusa contro il regime di Algeri».

Il cuore del libro è appunto l’Algeria, dove lo scrittore è stato arrestato e condannato al termine di quello che denuncia come un processo farsa. Sansal descrive un sistema in cui l’arbitrio finisce per normalizzarsi, dove la privazione dei diritti viene giustificata in nome della necessità e l’assurdo diventa accettabile fino a spegnere perfino la capacità di indignarsi. È una denuncia frontale del potere algerino e del presidente Abdelmadjid Tebboune, chiamato più volte in causa. Il racconto della prigionia è attraversato anche da una meditazione politica e filosofica su oppressione, sottomissione e resistenza. Lo stesso Sansal presenta il libro come «un manifesto, un’arringa, un Sos per un popolo in pericolo di morte».

Ma se i passaggi contro il regime algerino erano attesi, la parte destinata a far più discutere riguarda il clamoroso divorzio con Gallimard e le critiche, appena velate, alla Francia. Sansal lamenta di essere stato infine liberato attraverso un’espulsione verso la Germania. Quella decisione, frutto secondo lui di trattative segrete, viene letta come una capitolazione dell’Eliseo ai ricatti del potere algerino. «Avrei voluto essere difeso dalla Francia come un uomo libero incarcerato ingiustamente, non come una pedina in una trattativa opaca tra Emmanuel Macron e Abdelmadjid Tebboune», scrive. Durante la detenzione, racconta anche di avere più volte scritto al presidente algerino per rifiutare l’ipotesi della grazia, considerata non una riparazione ma una forma di sottomissione, proprio mentre invece la diplomazia francese tentava di ottenere un gesto di clemenza dal presidente algerino. Sansal vive quindi con amarezza il ritorno a Parigi.

Dopo quasi trent’anni di rapporto con il suo editore storico, consegna nel libro la sua versione della rottura e del passaggio a Grasset, maison del gruppo Hachette controllato da Vincent Bolloré. Lo scrittore e la moglie avevano trovato rifugio in un appartamento prestato da Antoine Gallimard, vicino alla sede della casa editrice. Ma proprio lì, sostiene Sansal, sarebbe cominciata una nuova forma di pressione, con l’invito a non esporsi troppo sull’Algeria e sull’Islam. Lo scrittore accusa così Gallimard di essersi piegato alla prudenza diplomatica e alla ragione di Stato, oltre ad avergli poi chiesto di lasciare l’appartamento messo a disposizione, circostanza che l’editore ha però smentito.

Alla fine Sansal si è convinto che il suo memoir non avrebbe potuto essere, per usare le sue parole, «sostenuto, difeso, rivendicato» da Gallimard, e ha scelto il clamoroso passaggio a Grasset. Contro il parere del direttore editoriale Nora, Vincent Bolloré ha imposto alla maison un’uscita rapidissima, una campagna promozionale massiccia appena cominciata, oltre ad avere garantito all’autore un anticipo da un milione di euro. Proprio questa ingerenza da “padrone ha convinto decine di autori a lasciare Grasset. Per Bolloré i firmatari di petizioni appartengono «a una piccola casta che si crede al di sopra di tutto». Intervistato alla radio sulle proteste di altri autori Grasset, Sansal ha domandato retoricamente: «Scoprono solo ora che Grasset è in mano a Bolloré?». Lo scrittore ha aggiunto di sentirsi a proprio agio nella sua nuova casa editrice e di non comprendere la polemica in corso.

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