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Addio a Satrapi con Persepolis denunciò l’Iran

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L’autrice è morta ieri a 56 anni. Di dolore in seguito alla scomparsa del marito Mattias Ripa, secondo la famiglia. Il suo libro a fumetti raccontò il regime degli ayatollah e l’esilio. Fu un successo mondiale
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Parigi. L’anno scorso Marjane Satrapi era apparsa in un video per annunciare il rifiuto della Legion d’onore che Emmanuel Macron le aveva conferito. «Non posso continuare a vedere i figli degli oligarchi iraniani venire a passare le vacanze in Francia, e perfino ottenere la naturalizzazione, mentre allo stesso tempo giovani dissidenti fanno fatica a ottenere un visto turistico per venire a vedere com’è il Paese dell’Illuminismo e dei diritti umani» spiegò allora sul suo profilo Instagram. Lo stesso profilo che negli ultimi mesi era diventato il luogo del lutto per la morte del marito, Mattias Ripa. «Perché ho perso l’amore della mia vita» aveva scritto in uno degli ultimi post, accanto a una foto in bianco e nero della coppia.

Marjane Satrapi con il marito Mattias Ripa

 (agf)

«È morta di dolore» dice ora la famiglia, senza fornire ulteriori precisazioni. L’artista franco-iraniana, 56 a…

Parigi. L’anno scorso Marjane Satrapi era apparsa in un video per annunciare il rifiuto della Legion d’onore che Emmanuel Macron le aveva conferito. «Non posso continuare a vedere i figli degli oligarchi iraniani venire a passare le vacanze in Francia, e perfino ottenere la naturalizzazione, mentre allo stesso tempo giovani dissidenti fanno fatica a ottenere un visto turistico per venire a vedere com’è il Paese dell’Illuminismo e dei diritti umani» spiegò allora sul suo profilo Instagram. Lo stesso profilo che negli ultimi mesi era diventato il luogo del lutto per la morte del marito, Mattias Ripa. «Perché ho perso l’amore della mia vita» aveva scritto in uno degli ultimi post, accanto a una foto in bianco e nero della coppia.

Marjane Satrapi con il marito Mattias Ripa

 (agf)

«È morta di dolore» dice ora la famiglia, senza fornire ulteriori precisazioni. L’artista franco-iraniana, 56 anni, era ricoverata da alcuni mesi e non partecipava più a eventi pubblici, nonostante in molti continuassero a sollecitarla per commentare l’attualità intorno all’Iran, il Paese che aveva lasciato più di trent’anni fa per vivere in Francia, ma che non aveva mai smesso di abitare la sua opera. Con Persepolis, pubblicato in quattro volumi tra il 2000 e il 2003, Satrapi aveva trasformato la propria vicenda personale in un racconto universale sull’Iran, mostrando che il fumetto poteva essere insieme autobiografia, memoria storica e atto di denuncia politica.

Quella bambina iraniana disegnata in bianco e nero è riuscita a rappresentare la lotta di un intero popolo, ma anche la condizione di chi vive a cavallo tra mondi diversi. «Il mio cuore è grande e ha tanti spicchi: francese, iraniano, americano, tedesco, svedese» confidava qualche anno fa, quando ci aprì il suo atelier vicino a Bastille. All’apice del successo, però, Satrapi decise di dire addio al suo graphic novel più celebre, tradotto in oltre 40 lingue. Aveva ricevuto molte proposte, ma non cedette a nessun editore. «Quando capisci che sai fare bene una cosa, e che non hai più molto da imparare, è il momento di buttarsi in una nuova avventura». Era una donna di tempra e carattere. «Da piccola ero un piccolo Hitler» scherzava, raccontando la propria infanzia di figlia unica, egocentrica e prepotente come possono esserlo certi bambini molto amati. Suo padre era ingegnere, sua madre disegnava vestiti. Erano due intellettuali marxisti, dallo stile di vita occidentale. Andavano nei migliori ristoranti, guidavano una Cadillac. In casa, per la piccola Marjane, non c’erano giocattoli. Solo libri. A nove anni sfogliava testi di Che Guevara, a dieci aveva letto Cime tempestose, a undici prendeva in mano i saggi di Sartre.

Intorno c’erano le speranze suscitate dalla rivoluzione contro lo scià, la loro rapida dissoluzione con l’arrivo del regime degli ayatollah, il panico della guerra contro l’Iraq. Satrapi, con la sua immensa capigliatura mora e lo sguardo di brace, apparteneva all’élite. Il suo bisnonno materno, Nasser al-Din Shah, era stato scià di Persia tra il 1848 e il 1896. «Ma non c’è molto di cui vantarsi, aveva quasi cento mogli» ironizzava. Per proteggerla dall’instabilità politica e religiosa, i genitori la mandarono adolescente a studiare a Vienna. Lì venne cacciata dall’istituto religioso dopo aver dato della «puttana» a una suora che si era permessa di definire gli iraniani «incivili». «In ogni religione ci sono estremisti. Il mondo non si divide tra Nord e Sud, tra Oriente e Occidente, musulmani o cristiani. Si divide tra stupidi fanatici e persone che usano l’intelligenza» diceva. Dopo quattro anni di trasgressione e vita bohémienne a Vienna, la giovane Marjane si rimise il velo e tornò a Teheran, portandosi dentro il sentimento di essere eternamente fuori posto. Tentò il suicidio. Il coltello con cui cercò di tagliarsi i polsi non era abbastanza affilato. Poi fece un’overdose di antidepressivi. A 21 anni sposò un artista che soffriva di disturbi bipolari. Tre anni dopo erano divorziati. «Da ragazza ho fatto tutti gli sbagli possibili» ricordava.

(agf)

Leggendo Maus di Art Spiegelman, primo graphic novel a vincere il Pulitzer, Satrapi capì che anche lei poteva aprire il proprio album di famiglia, riuscendo sempre, anche dentro la tragedia, a strappare un sorriso ai lettori. In Taglia e cuci raccontò le conversazioni tra donne iraniane, la sessualità, il matrimonio, il desiderio, l’ipocrisia sociale. In Pollo alle prugne narrò la malinconia e la morte di un musicista. Con il marito Ripa, produttore di tre anni più giovane, si dedicò sempre più al cinema, passando alla regia di diversi film tra cui The Voices e Radioactive, biopic di Marie Curie.

«Con la sua scomparsa se ne va una figura della cultura francese e un’artista innamorata della libertà» ha commentato Macron. Anche se aveva sempre rifiutato di ridursi a commentatrice dell’attualità, Persepolis è rimasto una finestra sulla complessità dell’Iran. «Non si può ridurre un Paese a Hezbollah e alla bomba atomica» ripeteva spesso. Eppure dell’Iran le mancava tutto. «Il sole, la neve, le montagne, il deserto» confidava senza mai dilungarsi. «La mia nostalgia non è niente rispetto alle difficoltà di chi ogni giorno deve combattere per la libertà».

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