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La meraviglia del calcio in un Mondiale mai visto. Il nuovo libro di Angelo Carotenuto

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Nazionali di epoche diverse che si sfidano. Campioni senza tempo riuniti per magia. L’autore scrive una dichiarazione d’amore allo sport più popolare del pianeta
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Chi pensa che il calcio sia solo calcio, dovrà leggere un libro scritto in stato di grazia da Angelo Carotenuto. Qui vi troverà a smentirlo, in ordine sparso, campanelli e trombette, teatrini e aquiloni, mongolfiere e temporali. Ci saranno, stretti nella medesima partita che poi sono tante, infinite come la fantasia, Paperinik e Abby Wambach, Che Guevara e Hölzenbein, Tarantini e Gianni Brera. Nel vento di marzo, caro a certi pittori romantici inglesi, e nelle nebbie dell’apocalisse, Carotenuto inventa I Mondiali immaginari (Sellerio), cioè un torneo a eliminazione diretta, dai sedicesimi di finale alla finalissima, dove si sfidano squadre di ogni tempo, i fuoriclasse memorabili e le meteore del cuore. Pelé contro Maradona, ma anche Evaristo Beccalossi e George Best guidati dal “marinaio” Galeone: quelli che la Coppa del mondo non la vissero mai, gli Esclusi (una nazionale, va detto subito, formidabile).

Un gioco di romanzo, e non per gioco. Sottotraccia si distende una specie di stor…

Chi pensa che il calcio sia solo calcio, dovrà leggere un libro scritto in stato di grazia da Angelo Carotenuto. Qui vi troverà a smentirlo, in ordine sparso, campanelli e trombette, teatrini e aquiloni, mongolfiere e temporali. Ci saranno, stretti nella medesima partita che poi sono tante, infinite come la fantasia, Paperinik e Abby Wambach, Che Guevara e Hölzenbein, Tarantini e Gianni Brera. Nel vento di marzo, caro a certi pittori romantici inglesi, e nelle nebbie dell’apocalisse, Carotenuto inventa I Mondiali immaginari (Sellerio), cioè un torneo a eliminazione diretta, dai sedicesimi di finale alla finalissima, dove si sfidano squadre di ogni tempo, i fuoriclasse memorabili e le meteore del cuore. Pelé contro Maradona, ma anche Evaristo Beccalossi e George Best guidati dal “marinaio” Galeone: quelli che la Coppa del mondo non la vissero mai, gli Esclusi (una nazionale, va detto subito, formidabile).

Un gioco di romanzo, e non per gioco. Sottotraccia si distende una specie di storia poetica del calcio mondiale, intessuta di citazioni funzionali (sono capitoli gustosissimi: qui si va ai supplementari), non senza nostalgia. Le parole per dirlo sono quelle del radiocronista Orazio Pánama, colui che conosce tutte le lingue ma non ne scrive nessuna, perché «chi scrive ricorda ma chi parla vive». Sarà lui, rivolgendosi al pubblico sempre con lo stesso incipit quasi alla Nunzio Filogamo (il romanzo, per essere goduto appieno, richiede una certa dose di esperienza), «…ascoltatori del tempo e del vento…», a narrare gesta mai viste ma tanto desiderate.

Le partite si svolgono in luoghi estremi, anche questi frutto della mente e della letteratura, dal Giardino di Elvedon di Virginia Woolf al collodiano Paese dei Balocchi, con epilogo nientemeno che alla Torre di Babele, e i convocati ci sono proprio tutti. «Non erano una squadra, ma undici confini». Per alcuni, scomparsi di recente, il romanzo vale come ultima carezza, e Carotenuto la appoggia sui volti con mano leggerissima e profondo affetto. Silenzio e solitudine, ma anche tumulto e sferragliar di catene per dittatori e anarchici, eroi della libertà e tiranni: le partite immaginarie diventano, così, più vere del vero, con un retrogusto assai sudamericano. Ed è evidente quanto l’autore abbia amato Soriano, Galeano e Gabo, di cui il romanzo è intriso nelle atmosfere e nella dolce tristezza.

Le sfide senza tempo sono emozionanti, a tratti commoventi. Squadre non sempre di amici, ma di giocatori come pietre dello stesso fiume. Gli snodi principali, di cui com’è ovvio non sveliamo il punteggio, così come non vi diremo i nomi delle due finaliste e dei vincitori, oppongono suggestioni forti, ad esempio Olanda ’74 contro Italia ’94, ovvero Cruyff contro Roberto Baggio, Argentina ’86 contro Brasile ’70, cioè El Diego contro il Re: l’umidità di tutti i temporali di Buenos Aires al cospetto di un Carnevale magico che chiamerà a rinforzo anche gli Spiriti del futuro, campioni non ancora nati ma che magicamente entreranno nella partita senza tempo e senza luogo, perché figli del sempre e dell’ovunque che nascono dal desiderio e dalla curiosità.

Ed è molto bello che nell’attesa dell’ennesimo Mondiale senza gli azzurri, invischiati in un calcio sempre meno letterario e suggestivo, preda delle violenze finanziarie e del delirio tattico, si spalanchi uno spazio di emozione pura. Personaggi, miti, citazioni, ideologie ma anche fantasmi, anzi soprattutto loro, compagni di un viaggio che non finisce perché non smette di cominciare.

Il calcio è un posto assurdo dove convivono le cose più diverse, così belle da raccontare, senza timore. «Non abbiate paura di sbagliare: gli errori sono i porti dove ci siamo fermati più a lungo», dice ai suoi giocatori il commissario tecnico di una delle finaliste, la più romantica (vi confessiamo che, leggendo, abbiamo subito tifato per lei). E così, tra veri maestri e falsi dogmi, torna il monito di Nils Liedholm («Il calcio è semplicissimo, ma bisogna prima capire cos’è la semplicità») ad accompagnare la finale senza fine. Il futuro sorride e non ha fretta, gli esclusi avranno un’ultima occasione.

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Il libro - I Mondiali immaginari di Angelo Carotenuto (Sellerio, pagg. 424, euro 17)

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