Stefano Massini a Repubblica delle idee: “Ritroviamoci per rinnovare l’antico rito della piazza”

Stefano Massini a Repubblica delle idee: “Ritroviamoci per rinnovare l’antico rito della piazza”

Il drammaturgo e scrittore, grande ospite del nostro festival in programma a Bologna dal 12 al 14 giugno, con un nuovo alfabeto Trump

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Non è soltanto il sorprendente ritratto di un uomo di potere che sta determinando il destino dell’intero pianeta: raccontando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Stefano Massini traccia un’imprescindibile mappa del presente.

Grande firma del quotidiano, ospite fisso di Repubblica delle Idee a Bologna, sul palco di piazza Maggiore, il drammaturgo, attore e scrittore aggiornerà l’alfabeto che ha realizzato nel 2025 per le pagine di Repubblica, tre mesi dopo il ritorno dell’imprenditore alla Casa Bianca. Nell’appuntamento in programma sabato 13 giugno, le nostre lettrici e i nostri lettori ascolteranno parole nuove. «Parole — dice Massini — che erano impensabili fino a un anno fa».

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Per esempio quali?

«La parola “pazzia”. Un anno dopo quell’alfabeto, ci troviamo di fronte a una domanda: Trump ci è o ci fa? Per secoli la pazzia dei potenti doveva essere nascosta. Pensiamo alla follia di re Giorgio raccontata da Alan Bennett. Oggi invece, il presidente degli Stati Uniti dice: “votatemi perché sono pazzo”. Si definisce pazzo e per questo sostiene che il presidente cinese dovrebbe temerlo. È un ribaltamento del paradigma. Finora in Occidente quando parlavamo di potere ci riferivamo a Platone: il filosofo diceva che era destinato ai saggi. Invece oggi al comando ci vanno i pazzi. Dario Fo si sarebbe divertito». Massini a Trump ha dedicato anche un libro, (Donald pubblicato per Einaudi), intrecciando la sua storia con quella del capitalismo che aveva già indagato a fondo con la Lehman Trilogy vincitrice del Tony Award.

Massini, lei ha un rapporto stretto con Repubblica delle Idee.

«Custodisco ricordi ai quali sono legatissimo. Nel 2022, quando vinsi il premio, tornai in Italia. Era giugno e c’era Repubblica delle Idee: il giornale mi chiese di venire a festeggiare. Quella piazza Maggiore piena, calorosa — e non solo per le alte temperature — me la porto nel cuore».

Dopo solo un anno l’alfabeto Trump è già da aggiornare?

«Assolutamente. Tutte le distopie di cui parlavo si sono avverate. Ci troviamo dentro a un libro di Orwell, di Vonnegut o di Foster Wallace. Dopo la sua rielezione, Trump aveva detto che l’America si sarebbe fatta gli affari suoi: invece si occupa di tutto. E lo fa con i carri armati. Il potere che il presidente Usa ostenta è sempre più pacchianamente anacronistico: piscine, archi di trionfo, sala da ballo in stile ancien régime. È finita la partnership con Musk e adesso ci sono Iran e Venezuela. Ma la vera novità dell’alfabeto è la componente infantile».

È un presidente bambino?

«Sì, ma non alla Rodari. Piuttosto un bambino pestifero, odiosamente strafottente, che vuole usare tutti i giocattoli con i quali invece non potrebbe giocare. Ha questo modo di fare intollerabile, lo stesso dei piccoli saccenti che vogliono per forza dettare i giochi e le regole. Ma con che risultati? Se prima diceva che avrebbe chiuso la guerra Russia-Ucraina in 24 ore, adesso, dopo che non è nemmeno lontanamente riuscito a farlo, Putin e Zelensky quasi lo ignorano».

Ha un senso in questo momento tornare in piazza come faremo a Bologna?

«Tornare nelle piazze è tutto. Siamo tutti figli di un brusco risveglio, anzi due bruschi risvegli. Il primo è il post Covid. Con la pandemia abbiamo capito che “assembramento” è tribù: e che noi abbiamo bisogno degli altri. Il secondo brusco risveglio è quello dall’intelligenza artificiale. Tutti noi pensavamo che le community online potessero sostituirsi ai corpi: dopo il coronavirus è stato chiaro che non si può prescindere dalla presenza fisica. Ritrovarsi in piazza è rinnovare un rituale antico».

Quale?

«Quello delle agorà, delle piazze nelle quali la gente si ritrovava per ascoltare le storie dello stregone: la tribù ascolta in piazza gli stregoni Massini, Augias e tutti gli altri e in qualche modo ritrova se stessa».

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