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A Don Giovanni si addice il ghosting, il saggio di Lidia Bramani

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La rilettura dell’opera di Mozart in chiave contemporanea
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Nomini Don Giovanni e senti un brivido, poiché è un emblema di potenza conturbante. Questo mito inestinguibile, radicato nel pensiero collettivo, gioca su numerosi canali. Specchia l’appeal di un modo narcisistico di far politica, si offre ai sondaggi dalla psicoanalisi, stimola la fenomenologia della sessualità e si presta a riflessioni sul binomio Eros-Thanatos. Tra i numerosi Don Giovanni che percorrono i secoli (lo affrontano Tirso de Molina, Molière, Goldoni e non soltanto), il più famoso è il protagonista dell’opera di Mozart (1787), creata su un libretto di Lorenzo Da Ponte. A tale capolavoro Lidia Bramani dedica un libro denso di spunti che è stato appena pubblicato dal Saggiatore: Don Giovanni – Mozart massone e illuminista.

Bramani è una musicologa che ha scelto da tempo di votare i …

Nomini Don Giovanni e senti un brivido, poiché è un emblema di potenza conturbante. Questo mito inestinguibile, radicato nel pensiero collettivo, gioca su numerosi canali. Specchia l’appeal di un modo narcisistico di far politica, si offre ai sondaggi dalla psicoanalisi, stimola la fenomenologia della sessualità e si presta a riflessioni sul binomio Eros-Thanatos. Tra i numerosi Don Giovanni che percorrono i secoli (lo affrontano Tirso de Molina, Molière, Goldoni e non soltanto), il più famoso è il protagonista dell’opera di Mozart (1787), creata su un libretto di Lorenzo Da Ponte. A tale capolavoro Lidia Bramani dedica un libro denso di spunti che è stato appena pubblicato dal Saggiatore: Don Giovanni – Mozart massone e illuminista.

Bramani è una musicologa che ha scelto da tempo di votare i suoi studi soprattutto a Mozart, compiendo analisi minuziose delle sue musiche e dei periodi storici e culturali da cui emersero. In un testo del 2005, Mozart massone e rivoluzionario, restituì il ritratto di un artista d’intelligenza e sapienza sopraffine, lontano dall’immagine diffusa del fanciullone rozzo, ridanciano e smarrito nell’inconsapevolezza, benché attraversato dai raggi sublimi del genio. Nel ’20 Bramani è tornata sul proprio tema d’elezione con un volume che indaga Le nozze di Figaro, e adesso, con questo nuovo Don Giovanni, aggiunge un ulteriore tassello, prezioso e anticonvenzionale, al suo progetto di rivisitazione di quel manifesto di idee umanistiche che è la trilogia composta da Mozart con Da Ponte.

Una dei perni dell’impresa consiste in uno scavo certosino della partitura, volto a dimostrare, in maniera concreta e vibrante, come la musica contenga la psicologia dei personaggi. L’autrice propone raffiche di esempi da cui deduce come l’intera scrittura musicale plasmi i suoi parametri a partire dai temperamenti raccontati nell’opera e dal disegno delle loro reazioni ed emozioni. Il tutto è connesso al reale mondo di Mozart: ai suoi giudizi, alle sue intese e alle sue preferenze artistiche e intellettuali, come l’ammirazione per Voltaire e i philosophes settecenteschi. Dalle pagine affiora il retroterra della crescita di Wolfgang e dello sviluppo del suo talento, e ciò permette di focalizzare il legame del suo teatro musicale con l’illuminismo e la massoneria, che all’epoca promuoveva ideali di fratellanza e progresso scientifico. Mozart assorbì le nuove idee europee anche sui diritti umani e il riscatto sociale, e non si può fronteggiare Don Giovannisenza tener conto dello spirito riformatore in cui il musicista era immerso.

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Ancora in tale chiave, l’opera è letta come il frutto di un’atmosfera impregnata di spinte verso l’emancipazione femminile. Come si evince dai suoi scritti, Mozart considerava fondamentale il rapporto fra desiderio fisico e sentimento, e la sua sensibilità per il valore intrinseco della persona, a qualsiasi livello, era unita a princìpi di uguaglianza di genere. La deformazione romantica (Kierkegaard e altri) ne ha fatto un archetipo di fascino e sensualità, laddove Mozart lo stigmatizza come un antieroe d’indole predatoria e manipolatrice. La musica smentisce i pregiudizi che circolano da secoli sulla figura di Elvira, vista come un’isterica gelosa e assillante, che insegue e tormenta il Cavaliere.

L’esame della partitura rivela, all’opposto, quanto Mozart sappia consegnarle uno spessore tragico, miscelato a una calda umanità. È sempre la musica a riservare audacia e splendore a Donna Anna e al suo amato Ottavio. Lei, nell’opinione comune più superficiale, tende a essere guardata come un’aristocratica lamentosa e arrogante, mentre a lui viene affibbiato il ruolo di maschio debole e cornuto. Eppure Mozart contraddice tale visione affidando alla coppia musica altissima dal punto di vista etico e psicologico. D’altra parte toglie a Don Giovanni ogni consistenza morale, svilendolo in una povertà tematica e armonica. Il “Viva la libertà” del seduttore nega il rispetto del prossimo, perché non si può essere liberi di uccidere e stuprare. La considerazione plurisemantica della nozione di libertà porta Bramani a dare spazio ad argomenti attuali come il populismo e la deresponsabilizzazione di un agire individualistico. L’eterno libertino è collegato a categorie contemporanee quali il narcisismo patologico, il gaslighting, il ghosting e l’“empatia oscura”. Di fatto l’opera non condanna l’erotismo, anzi, ne è pervasa. Ma Mozart attacca la strumentalizzazione dell’altro.

Don Giovanni non è un ribelle libertario, bensì uno schiavo dell’io e del possesso, e il suo castigo è l’esclusione dai valori umani più autentici. Bramani si avventura in questo tessuto gigantesco di motivi con una prosa limpida e “per tutti”, e i vari tecnicismi sono immessi in un folto apparato di note.

Il libro

Don Giovanni di Lidia Bramani (il Saggiatore, pagg. 432, euro 38)

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