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“Strane case”, il ritorno di Uketsu: state attenti alle planimetrie, nascondono terribili segreti

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Il nuovo romanzo del Banksy della letteratura giapponese, è un’indagine che prende il via dalla geometria anomala di un appartamento. E lo spazio diventa narrazione come nell’horror del momento “Backrooms”
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“La domenica della settimana seguente uscii presto. Avevo appuntamento con Miyae alle tre del pomeriggio, ma prima volevo passare da un’altra parte: la casa di Tokyo, il punto da cui tutto era iniziato. Forse aveva ragione Kurihara e avrei potuto scoprire qualcosa in più anche da fuori”. Nel tempo presente, oggi, in cui Backrooms, film di Kane Parsons, spopola in tutto il mondo, Einaudi Stile Libero approda nelle librerie con Strane case di Uketsu, fenomeno letterario giapponese che al suo esordio è stato – e continua a esserlo – salutato come il Banksy della letteratura. Senza volto, cappuccio e maschera, voce alterata, mise en abyme, o pop-up, o cosplayer, dei personaggi delle sue storie sempre precise e sempre inquietanti.

Il trailer da brividi di "Strane case", il nuovo romanzo di Uketsu

La vicenda di Strane case (la traduzione è di Stefano Lo Cigno) comincia perché…

“La domenica della settimana seguente uscii presto. Avevo appuntamento con Miyae alle tre del pomeriggio, ma prima volevo passare da un’altra parte: la casa di Tokyo, il punto da cui tutto era iniziato. Forse aveva ragione Kurihara e avrei potuto scoprire qualcosa in più anche da fuori”. Nel tempo presente, oggi, in cui Backrooms, film di Kane Parsons, spopola in tutto il mondo, Einaudi Stile Libero approda nelle librerie con Strane case di Uketsu, fenomeno letterario giapponese che al suo esordio è stato – e continua a esserlo – salutato come il Banksy della letteratura. Senza volto, cappuccio e maschera, voce alterata, mise en abyme, o pop-up, o cosplayer, dei personaggi delle sue storie sempre precise e sempre inquietanti.

Il trailer da brividi di "Strane case", il nuovo romanzo di Uketsu

La vicenda di Strane case (la traduzione è di Stefano Lo Cigno) comincia perché uno scrittore e un architetto, entrambi appassionati di investigazioni e incubi, devono rispondere alla richiesta di un giovane padre che – amico dello scrittore, e voce narrante – sta per comprare una casa. La casa è bella, luminosa, in un quartiere residenziale e verde, a dieci minuti dalla stazione più vicina eppure, sulle planimetrie del primo e secondo piano, compare qualcosa di strano. Due stanze chiuse. Al piano terra una stanza senza porte, al primo piano, una stanza senza finestre. I due, lo scrittore e l’architetto, cominciano a rifletterci, e ipotesi dopo ipotesi, sovrapponendo le planimetrie, giungono alla conclusione che le intercapedini stanno lì a nascondere un passaggio che consentirebbe alla persona che vive reclusa nella stanza senza finestre, di giungere in un’altra stanza, commettere un fatto di sangue, e tornare indietro senza essere visto. Lo scrittore e l’architetto – Kurihara che compare nella citazione in apertura – si lasciano dicendo che forse hanno esagerato con l’immaginazione.

Se non che, qualche giorno dopo, la polizia ritrova, nei pressi della casa, un cadavere fatto a pezzi, il quale, dopo il macabro puzzle, risulta mancante della mano sinistra. Così lo scrittore non smette di pensarci e decide di scrivere un articolo senza citare la zona di Tokyo dove si trova la casa ma raccontando delle intercapedini e delle stanze cieche. Passa ancora qualche giorno e lo scrittore riceve una lettera da Miyae, una donna che vive in un’altra prefettura e ha riconosciuto nella planimetria della casa descritta somiglianze con un’altra casa nei pressi della quale è stato trovato un cadavere mancante della mano sinistra. E qui, a un quarto del romanzo, comincia la storia vera che, come per Strani disegni, torna indietro a ricostruire una vicenda macabra e umana di famiglie nelle quali qualcosa si è rotto e, invece di dirlo, accettarlo, ammetterlo, si è deciso di negarlo. Le famiglie sono complici.

In un momento in cui – tempo presente, noi stessi – non è più possibile parlare delle nostre ambiguità, dei nostri lati nascosti, la letteratura, coi mezzi del cinema e dei romanzi, ci viene in sostegno. Le stanze nascoste stanno lì a ricordarci che abbiamo segregato questioni e problemi, e la questione primigenia, fondamentale, è che vogliamo tutti essere buoni, ma pochi, forse nessuno, è all’altezza di questa intenzione.

SiaStrane case che Backrooms avanzano grazie a quella grande branca delle matematiche che è la geometria. In Strane case, la geometria è piana, si procede per confronto di planimetrie, per simmetrie e attraverso movimenti di rotazione e traslazione, particolari che chi legge potrebbe, e talvolta lo fa, cogliere da solo. Uketsu, nel precedente romanzo, fa i nodi e li scioglie. InBackrooms – la versione internet di Solaris di Stanislaw Lem – la geometria è invece solida, allucinata, stanze che si riproducono come un disegno di Escher. Sia i personaggi di Uketsu che di Parsons dicono di aver trovato un luogo. «I found a place».

Torno a Solaris (traduzione italiana di Vera Verdiani per Sellerio). L’oceano di Solaris riporta in vita le memorie delle persone che arrivano sul pianeta, queste memorie sembrano esatte, ma non lo sono. Entrare nelle Backrooms di Parsons significa trovarsi in spazi che sembrano quelli in cui normalmente ci si muove, ma sono allucinati. Ciò che accade in questi spazi è ancora una evocazione di memoria, ma non lo racconto. E così Strane case di Uketsu – dal romanzo sono stati tratti anche una serie di fumetti, La strana casa, disponibili in italiano in Edizioni BD & J-POP Manga – ci racconta l’impossibilità di sfuggire al nostro lato nascosto e una soluzione alla dinamica di opposizione tra le quali viviamo: la giustapposizione, la sovrapposizione. Mettere una cosa sull’altra e vedere cosa ci sfugge a un primo sguardo.Strane case e Backrooms sono un monito a non fermarsi al primo sguardo.

La prima sistematizzazione del concetto di Backrooms l’abbiamo letta qualche anno fa in un saggio di Valentina Tanni intitolato Exit Reality (Nero). Tanni scrive «Un labirinto di stanze tutte uguali che si estende per seicento milioni di miglia quadrate, ossia più del triplo della superficie terrestre. I muri sono ricoperti di carta da parati ingiallita e il pavimento è una distesa di moquette umida e maleodorante. Le luci al neon ronzano ininterrottamente. Il posto sembra deserto, ma qualcosa vaga al suo interno. Sono leBackrooms, le “stanze sul retro”: luoghi misteriosi in cui, secondo quanto riferito da un anonimo utente di Internet, rischi di finire se scivoli accidentalmente fuori dalla realtà».

Luoghi che sembrano spazi e si rivelano tempi, memoria, che costringono a un confronto con l’ambiguità, la manipolabilità, e la straordinaria vastità della memoria. Andiamo tutti nelle stanze sul retro. Anche se, come nelle vere avventure, non è detto si torni indietro.

Il libro

Strane case di Uketsu, Einaudi Stile libero, traduzione Stefano Lo Cigno, pagg. 176, euro 18

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