Nell’estate di Zurigo l’arte contemporanea è donna
Zurich Art Weekend inaugura un’estate di mostre che rimarranno aperte tutta la stagione in questa città affacciata sul lago dove un tessuto di musei pubblici e privati, gallerie, artisti, collezionisti, accademie e università crea un programma vibrante.
L’opening, strategicamente a ridosso dell’apertura di Art Basel, nei giorni in cui la Svizzera ha votato no al referendum dell’estrema destra nazionalista per limitare la popolazione residente nel paese a 10 milioni di abitanti, ha schierato 75 mostre e 150 artisti e artiste che hanno portato visioni e geopolitiche plurali nei luoghi storici della città.
Il cuore pulsante è il Löwenbräukunst Areal, l'ex area industriale della birreria che ospita una concentrazione di istituzioni: qui si trovano il Museum Haus Konstruktiv, con la personale di Rosa Barba vincitrice del 19° Zurich Art Prize 2026, e la Kunsthalle Zürich, che presenta la prima mostra zurighese di Henrik Olesen (Esbjerg, 1967).
La mostra di Rosa Barba, Thick Harmonies, è un …
Zurich Art Weekend inaugura un’estate di mostre che rimarranno aperte tutta la stagione in questa città affacciata sul lago dove un tessuto di musei pubblici e privati, gallerie, artisti, collezionisti, accademie e università crea un programma vibrante.
L’opening, strategicamente a ridosso dell’apertura di Art Basel, nei giorni in cui la Svizzera ha votato no al referendum dell’estrema destra nazionalista per limitare la popolazione residente nel paese a 10 milioni di abitanti, ha schierato 75 mostre e 150 artisti e artiste che hanno portato visioni e geopolitiche plurali nei luoghi storici della città.
Il cuore pulsante è il Löwenbräukunst Areal, l'ex area industriale della birreria che ospita una concentrazione di istituzioni: qui si trovano il Museum Haus Konstruktiv, con la personale di Rosa Barba vincitrice del 19° Zurich Art Prize 2026, e la Kunsthalle Zürich, che presenta la prima mostra zurighese di Henrik Olesen (Esbjerg, 1967).
La mostra di Rosa Barba, Thick Harmonies, è un percorso affascinante fra pellicole, video, proiettori e strutture d’acciaio che indaga cambiamenti ambientali, cinema, memorie, archivi, e l’impatto dell’antropocene sul cosmo.
Molto speciale Charge (2025), il film al centro della mostra presentato per la prima volta in Svizzera dopo il debutto al MoMA di New York e l’anteprima italiana alla Galleria Vistamare che rappresenta l’artista, è un viaggio straniante fra cinema e astronomia. Ben raccontato anche nella nuova monografia Phaidon dedicata a quest’artista italiana che vive fra Berlino e Zurigo.
Henrik Olesen. Copies of real-life objects, tools and food, la mostra su due piani della Kunsthalle Zürich decostruisce stereotipi della vita reale e della storia dell’arte mettendo in scena nature morte decadenti di oggetti che sembrano usciti da un’archeologia del contemporaneo.
Il percorso intrigante si snoda fra sculture in resina, oggetti, calchi in gesso di tastiere e vecchi computer, bottiglie di candeggina, lattine di pelati, tubi di latte condensato, tappi, pesci, pani, molti dei quali fossilizzati in colate di gesso bianchi. Mentre all’ingresso due grandi coccodrilli verdi, Crocodile (2023) e The earliest crocodilian, circa 95 million years ago (2024), rimandano al processo della catena alimentare post umana fra tecnologia, consumismo e natura.
Da non mancare negli spazi del Löwenbräukunst la mostra Regift di Luma Westbau in occasione del quarantesimo anniversario dello Swiss Institute, con cinquanta artisti che mettono in scena opere sul tema del dono e dello scambio con tutta la complessità del caso.
Si inizia dall’opera di caramelle di Felix Gonzales -Torres (Untitled, 1990) ai biglietti della lotteria messi in vendita da Rirkrit Tiravanija (Gift/Regift 2009/2026). E sempre negli spazi di Luma Westbaum, Hans Ulrich Obrist racconta il suo metodo di curatore in Archives: Maria Lassnig. Qui Obrist ripercorre l’amicizia e il rapporto intellettuale, le interviste, i video, le lettere, con questa straordinaria artista. Dall’ex birreria ci si sposta in centro, nella zona blasonata della Kunsthaus, il museo con due sedi collegate fra loro da un passaggio sotterraneo con un corridoio con stalattiti e stalagmiti di Olafur Eliasson sospese al soffitto: una bella sensazione di fresco e riparo dal sole battente dell’esterno. Alla Kunsthaus la grande mostra di riscoperta della scultrice venezuelana Marisol (1930–2016), e l’antologica di Kerry James Marshall che ripercorre la pittura potente e la black culture di cui l’artista nato nell’Alabama delle tensioni razziali e cresciuto a Los Angeles, è fra gli esponenti più interessanti. Da qui si imbocca la Rämistrasse, la via che scende fino al lago, e subito dopo il ponte inizia un’infilata di gallerie fra cui Mai 36 con una mostra di figure surreali del cubano Michel Peréz Pollo e la Galerie Peter Kilchmann con una mostra di Francis Alÿs: una parete di disegni di mani al piano terra che introduce il lavoro di video e animazione dell’artista sul gioco e l’espressività come forma di pensiero libero e antagonista. Da non mancare anche Galerie Gregor Staiger, con la bella mostra di Raphaela Vogel, e Galerie Eva Presenhuber con Karen Kilimnik.