Il femminismo generoso di Lea Melandri e l’appello per il vitalizio Bacchelli
di Francesca ManciniLea Melandri
Lea Melandri l’ho letta tanto. Ho letto i suoi libri, le sue interviste, quello che si trova in rete. Qualche anno fa ho contribuito con una donazione all’Archivio di Lea, nato dall’iniziativa collettiva di amiche, studiose e compagne di attivismo.
Attraverso il sito dell’Archivio di Lea è possibile accedere al patrimonio documentario politico e personale di Lea Melandri, raccolto per preservare la memoria storica del movimento delle donne, sottraendola al rischio dell’oblio e rendendola disponibile alle nuove generazioni.
In questi giorni, da quando abbiamo lanciato la raccolta firme per il vitalizio Bacchelli in modo da provare ad aiutarla nella sua terza età coraggiosamente precaria, sono usciti numerosi articoli che hanno ricordato la sua storia di femminista, scrittrice e intellettuale.
Uno tra I più belli è quello di Annalisa Camilli su Internazionale: “L’impossilbilità di fare teoria senza l’esperienza è stata la caratteristica distintiva di un’intellettuale in più di cinquant’…
Lea Melandri l’ho letta tanto. Ho letto i suoi libri, le sue interviste, quello che si trova in rete. Qualche anno fa ho contribuito con una donazione all’Archivio di Lea, nato dall’iniziativa collettiva di amiche, studiose e compagne di attivismo.
Attraverso il sito dell’Archivio di Lea è possibile accedere al patrimonio documentario politico e personale di Lea Melandri, raccolto per preservare la memoria storica del movimento delle donne, sottraendola al rischio dell’oblio e rendendola disponibile alle nuove generazioni.
In questi giorni, da quando abbiamo lanciato la raccolta firme per il vitalizio Bacchelli in modo da provare ad aiutarla nella sua terza età coraggiosamente precaria, sono usciti numerosi articoli che hanno ricordato la sua storia di femminista, scrittrice e intellettuale.
Uno tra I più belli è quello di Annalisa Camilli su Internazionale: “L’impossilbilità di fare teoria senza l’esperienza è stata la caratteristica distintiva di un’intellettuale in più di cinquant’anni di riflessione, scrittura e impegno politico. Il percorso dell’autrice di Amore e violenza: il fattore molesto della civiltà e Come nasce il sogno d’amore non comincia nei circoli intellettuali, ma in una famiglia di mezzadri romagnoli, e attraversa l’esperienza dell’insegnamento e del femminismo degli anni settanta. Tutta la sua opera è stata una ricerca ostinata dei legami tra storia e biografia, tra corpo e parola".
Moltissime persone hanno firmato la petizione, lasciando parole di gratitudine, affetto e riconoscimento. Sono felice che tutto questo stia accadendo. Io e Lea ci siamo conosciute prima attraverso uno scambio di mail e poi durante una lunga telefonata. Abbiamo parlato di femminismo e di vita, di pace, di giustizia, scambiandoci idee, riflessioni e punti di vista. Avevo un grande desiderio di incontrarla. Per me ha sempre rappresentato un femminismo aperto, non giudicante, trasversale, capace di fare i conti sia col potere - e la mancanza di potere - che con la complessità dei sentimenti. Qualche tempo dopo le ho chiesto se avesse voglia di portare uno dei suoi seminari sulla scrittura d’esperienza a Roma e a Torino. Qualche mese fa abbiamo realizzato il primo appuntamento a Roma, nello spazio di aggregazione giovanile MaTeMù: un progetto che ogni città dovrebbe avere e che andrebbe replicato ovunque. Eppure, più che della sua biografia o del suo straordinario percorso, vorrei parlare di quelle quarantotto ore trascorse con Lea Melandri e altre venticinque donne.
Venticinque donne, fogli sparsi tra le mani, quaderni aperti, parole che cercano una forma. Al centro c’era Lea Melandri. Ma sarebbe sbagliato dire che stava insegnando. Piuttosto, stava aprendo uno spazio. Uno di quelli che oggi sembrano rarissimi. Uno spazio in cui fermarsi, ascoltare, pensare e scrivere a partire da sé. abbiamo letto Sibilla Aleramo, Virginia Woolf, Goliarda Sapienza, Alberto Asor Rosa e altre e altri ancora. Poi abbiamo scritto. Della giovinezza e delle sue promesse. Dei terremoti emotivi che cambiano per sempre il paesaggio interiore. Delle madri e delle figlie. Dei padri e delle assenze. Delle amicizie che salvano. Dei lutti che restano. Degli abbandoni che continuano a fare male anche quando crediamo di averli superati. Relazioni e libertà, pensiero profondo e complesso: questo è Lea Melandri per me.
Per qualche momento è stato come se fossimo tornate agli anni Settanta, come se la pratica dell’autocoscienza fosse ancora lì a guidare le nostre menti e il nostro spirito. Ci siamo commosse. Abbiamo sorriso. Ci siamo riconosciute nelle ferite delle altre. E ci siamo sentite meno sole. Facciamo tutte i conti con un maschile che ancora ci è ostile, che ancora ci colpisce e, troppo spesso, ci annienta.
Quando guardo Lea Melandri parlare, è come se tutto diventasse improvvisamente chiaro, cristallino. Sento che possiamo ancora fare qualcosa contro le ingiustizie, contro quel silenziamento che per secoli ha attraversato i nostri corpi, le nostre parole, i nostri bisogni. Insieme. quando penso a Lea Melandri, penso a quel cerchio. A venticinque donne che scrivono. A una parola che passa di mano in mano. A una libertà che non è mai conquistata una volta per tutte e che, proprio per questo, va continuamente protetta e rimessa al centro. Mi viene in mente un romanzo che ho letto di recente, La ragazzina di Valeria Parrella. E penso che in quelle ore fossimo tutte un po’ Giovanna (d’Arco). Anche Lea lo era, anzi lo è sempre stata. Ora tocca a noi. Tocca a noi continuare a parlare quando vorrebbero che tacessimo. Tocca a noi custodire la memoria e trasformarla in azione. Tocca a noi raccogliere quell’eredità e portarla più avanti. Perché al mondo dobbiamo lasciare Giovanna viva, con gli occhi brillanti e il mento alto. E una vittoria che abbia la forma di un fiore: il giglio di tutte noi che continua a svettare, ostinato, contro il cielo. Per contribuire alla raccolta firme:
Francesca Mancini fa parte del comitato promotore per il vitalizio Bacchelli a Lea Melandri. Lavora al Salone Internazionale del Libro di Torino, è coordinatrice editoriale di BookPride e cura il festival letterario e femminista inQuiete a Roma