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Viaggio alla ricerca delle parole chiave che abbiamo tradito, il libro di Venanzio Postiglione

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Sono dieci, da democrazia a verità, passando per pianeta, scaricato il pianeta sulle spalle delle prossime generazioni, pace e talento. Perché possono essere ancora recuperate
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Tra tutte l’ultima è la più importante. Perché nell’era della post-truth e delle fake news, non possiamo che chiederci ogni momento, riecheggiando Pirandello: dov’è la verità? Ed è proprio questa verità fatta a pezzi, di cui hai l’impressione che ne evapori un pezzetto ogni giorno, una tra Le dieci parole tradite che Venanzio Postiglione passa in rassegna in un excursus storico e sociale che dall’antica Grecia arriva fino a noi. Dove l’autore, che è anche vicedirettore del Corriere della Sera, ripercorre le radici della nostra civiltà per capire come e quando le abbiamo smarrite, ma non perdute per sempre, come accade a Dante con la «diritta via» all’inizio della Commedia. Ecco perché, questo l’auspicio, possiamo ancora ritrovarle.

Vediamole allora quali sono …

Tra tutte l’ultima è la più importante. Perché nell’era della post-truth e delle fake news, non possiamo che chiederci ogni momento, riecheggiando Pirandello: dov’è la verità? Ed è proprio questa verità fatta a pezzi, di cui hai l’impressione che ne evapori un pezzetto ogni giorno, una tra Le dieci parole tradite che Venanzio Postiglione passa in rassegna in un excursus storico e sociale che dall’antica Grecia arriva fino a noi. Dove l’autore, che è anche vicedirettore del Corriere della Sera, ripercorre le radici della nostra civiltà per capire come e quando le abbiamo smarrite, ma non perdute per sempre, come accade a Dante con la «diritta via» all’inizio della Commedia. Ecco perché, questo l’auspicio, possiamo ancora ritrovarle.

Vediamole allora quali sono le parole da recuperare. La prima è democrazia: termine che, da quando comparve la prima volta nelle storie di Erodoto, è stato «avvelenato» colorandosi di aggettivi — populista, illiberale, artificiale — che ne stravolgono il senso. Tradita è anche la parola misura. Equilibrio, temperanza, discrezione: venerati da greci e romani — la prima massima incisa sul frontone del tempio di Apollo a Delfi è medèn àgan, nulla di troppo — sono termini caduti in disgrazia. E che dire della parità di genere? In questo caso il traguardo è ancora lontano. Il mondo immaginato da Margaret Atwood nel suo Racconto dell’ancella, scrive Postiglione, è la «profezia che toglie il sonno». Non a caso è una frase della grande scrittrice canadese che sceglie come epigrafe.

Proseguendo in questo viaggio scopriamo che, se felicità non è divenuta altro che mera affermazione di sé e non c’è termine più stracciato della pace (dall’Ucraina a Gaza a Trump aspirante al Nobel, che accende micce in ogni luogo della Terra dopo aver promesso di porre fine alle guerre), pianeta forse è la parola tradita per eccellenza. Lo slancio di Greta Thunberg, i ragazzi in marcia per le città, il grido degli scienziati: ci siamo illusi che gli abitanti della Terra volessero salvare la propria casa e abbiamo scaricato il pianeta sulle spalle delle prossime generazioni. Eppure, basterebbe rileggere la Teogonia di Esiodo o La ginestra che piega il capo di fronte allo «sterminator Vesevo» per capire che meriterebbe tutt’altra cura.

Infine, talento. «Coltiviamo il nostro giardino» diceva Voltaire: ci abbiamo creduto e ci ritroviamo nell’epoca dei talent. Ma la ricerca del traguardo istantaneo, ora e subito, è l’opposto della cura di sé e degli altri. «Il talento è ricchezza sociale o non è nulla» dice Postiglione. Una parola uguale in tutte le lingue d’Europa, tradirla è una ferita per l’idea stessa di comunità. Siamo sicuri che vogliamo abbandonarla?

Il libro

Le dieci parole tradite di Venanzio Postiglione (Solferino, pagg. 192, euro 17)

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