Dopo giorni di silenzio, Teresa Ciabatti rilascia una dichiarazione all’Ansa in cui non nega la sostanza di quello che è successo ma smorza i toni. Eccone i passaggi chiave: «Alcuni giorni fa ho assistito e poi preso parte a una conversazione. L’oggetto della conversazione era Michela Murgia, il suo corpo. Non c’è stato alcun litigio furioso tra me e Mari, ma un confronto di idee profondamente diverse. In seguito, Mari si è scusato dicendo che non era sua intenzione ferirmi». E prosegue: «Io ho dato la risposta che volevo in quel preciso contesto, alle persone con cui ho parlato. Tutti i presenti possono avere raccontato ad altri l’accaduto, com’è normale nella vita di ciascuno di noi. Anch’io l’ho raccontato ma non ho alcuna responsabilità circa la diffusione della notizia alla stampa né circa la correttezza di quanto è stato riportato». Nessuna smentita, solo toni cauti, molta prudenza. Un po’ come quando le liti tra i politici diventano un «franco confronto di idee diverse».
Dopo giorni di silenzio, Teresa Ciabatti rilascia una dichiarazione all’Ansa in cui non nega la sostanza di quello che è successo ma smorza i toni. Eccone i passaggi chiave: «Alcuni giorni fa ho assistito e poi preso parte a una conversazione. L’oggetto della conversazione era Michela Murgia, il suo corpo. Non c’è stato alcun litigio furioso tra me e Mari, ma un confronto di idee profondamente diverse. In seguito, Mari si è scusato dicendo che non era sua intenzione ferirmi». E prosegue: «Io ho dato la risposta che volevo in quel preciso contesto, alle persone con cui ho parlato. Tutti i presenti possono avere raccontato ad altri l’accaduto, com’è normale nella vita di ciascuno di noi. Anch’io l’ho raccontato ma non ho alcuna responsabilità circa la diffusione della notizia alla stampa né circa la correttezza di quanto è stato riportato». Nessuna smentita, solo toni cauti, molta prudenza. Un po’ come quando le liti tra i politici diventano un «franco confronto di idee diverse».
Il backstage è immaginabile. La casa editrice Mondadori con cui Ciabatti ha pubblicato il suo Donnaregina, romanzo finalista allo Strega, è lo stesso gruppo editoriale che sta accompagnando Mari verso il traguardo della vittoria. Il romanzo dello scrittore I convitati di pietra è infatti pubblicato da Einaudi. C’è poi la Fondazione Bellonci, che organizza la gara, che naturalmente cercherà di calmare le acque in vista della serata dell’8 luglio in Campidoglio in cui si giocherà la finale.
Per chi si fosse perse le puntate precedenti: qualche giorno fa su un pulmino verso Bisceglie, una delle tappe del tour Strega, Mari ha offeso Murgia mettendo in correlazione la sua «bruttezza» con la sua intransigenza. Da lì è scaturito un confronto con Ciabatti che Repubblica ha raccontato. Ora, è chiaro che l’essenza di quel diverbio non è nei toni. Non si tratta di capire quanto fossero accesi (e lo sono stati) ma quale fosse l’oggetto della contesa, cioè il contenuto del diverbio. Sono gli insulti sessisti contro Murgia il tema, tra l’altro mai smentiti da Ciabatti, mentre Mari ha sostenuto di non averli pronunciati. È il modo maschilista in cui si giudica una donna ancora oggi a colpire. Il tono della discussione è solo un contorno, un contesto comunicativo, un modo per sviare dal problema reale. Il caso si è alzato per le parole dette non per un banale litigio tra i due scrittori, che pure può generare curiosità.
Se questo episodio ha avuto tanta eco nel mondo culturale, è perché lo scontro va al di là di un fatto personale tra Mari e Ciabatti, tocca problemi che riguardano il modo in cui ancora oggi vengono viste le donne. È questo il problema. Scusarsi con Ciabatti per averla “ferita” lo fa apparire come un fatto personale ma non lo è. Mari risponde nel caso per le cose dette su Murgia, per quello e basta. Conosciamo questo tipo di formule che servono solo ad attutire il colpo: «Mamma e papà non stanno litigando stanno solo discutendo». Se pure fosse, le parole pronunciate rimangono. Il caso è nato per quelle, non per una lite da reality show dei protagonisti. Se il punto della dichiarazione all’Ansa è la lite, ci stiamo allontanando dal cuore della discussione. Si è aperta un’occasione al di là del volume dell’alterco per capire quanto alcuni cliché sulle donne siano ancora diffusi.
Michela Murgia nel 2021: "Quando dico cose scomode scatta il body shaming"
Un video che sta circolando in Rete in queste ore, e che trovate sul sito di Repubblica, è forse l’unica risposta possibile a questo caos. In un incontro condotto da Serena Dandini cinque anni fa, Murgia affrontava proprio il tema degli insulti legati all’aspetto fisico, nei suoi confronti e nei confronti delle donne in generale: «Il mio corpo quotidianamente è un campo di battaglia, nel senso che tutte le volte che prendo una posizione politica divisiva, gli attacchi vertono essenzialmente sul fattore estetico. Ora, sono quindici anni che faccio questo mestiere, quindici anni in cui mi vengono a dire “sei brutta, sei un cesso, devi stare zitta, sei inchiavabile, dovresti metterti a dieta, dovresti rifarti, sembri un maiale”. Si sa che cos’è il body shaming… La cosa interessante non è quanto io sia bella e gli altri non lo vedano, ma quanto questo abbia a che fare con la forza delle mie parole. Per quale motivo alla donna si dice sei un cesso per dire “non siamo d’accordo con quello che stai dicendo”. A un uomo questo non accade». Ripartiamo da qui, non c’è altro.