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Premio Strega, Ciabatti riprende il tour e siede accanto a Mari

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Nuova tappa per i finalisti al Piccolo di Milano dopo le polemiche e la difesa di Michela Murgia
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«Avvicinare questo superboss mi serviva a far sì che la mia protagonista vedesse se stessa. Ed è quando nel libro c’è il momento della morte dell’amica, che lei riesce a fare qualcosa di coraggioso, come se un pezzetto di quel corpo fosse passato a lei. Solo allora lei riesce a fare un gesto importante, un gesto politico». Non la cita, ma l’anima di Michela Murgia aleggia nelle parole di Teresa Ciabatti, finalista al Premio Strega con Donnaregina (Mondadori), che, dopo giorni di assenza, torna a parlare in pubblico.

Dopo le polemiche seguite al litigio con Michele Mari per difendere la memoria di Murgia, è la prima volta che Ciabatti siede di nuovo accanto all’autore de I convitati di pietra (Einaudi), finalista – superfavorito – nella competizione. Non si pa…

«Avvicinare questo superboss mi serviva a far sì che la mia protagonista vedesse se stessa. Ed è quando nel libro c’è il momento della morte dell’amica, che lei riesce a fare qualcosa di coraggioso, come se un pezzetto di quel corpo fosse passato a lei. Solo allora lei riesce a fare un gesto importante, un gesto politico». Non la cita, ma l’anima di Michela Murgia aleggia nelle parole di Teresa Ciabatti, finalista al Premio Strega con Donnaregina (Mondadori), che, dopo giorni di assenza, torna a parlare in pubblico.

Dopo le polemiche seguite al litigio con Michele Mari per difendere la memoria di Murgia, è la prima volta che Ciabatti siede di nuovo accanto all’autore de I convitati di pietra (Einaudi), finalista – superfavorito – nella competizione. Non si parlano, ma dibattono dei loro libri con gli altri finalisti, giorni dopo la discussione sul pulmino per Bisceglie. Mari si era espresso in modo pesante sul fisico di Murgia, sostenendo che questo ne avrebbe influenzato il carattere. Ciabatti era insorta e la litigata è finita su Repubblica e poi ovunque.

Su richiesta dello Strega – e delle case editrici interessate – nessuno ne vuole e ne può parlare più, specie in pubblico con gli altri scrittori finalisti: Matteo Nucci con Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli), Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (Einaudi), Bianca Pitzorno con La sonnambula (Bompiani) ed Elena Rui con Vedove di Camus (L’Orma). Così, nella serata di ieri al Piccolo – presenti gli stati maggiori di Mondadori, Einaudi, Feltrinelli, Bompiani – prevale il bon ton e si torna a parlare delle opere.

Lo ribadisce nei saluti iniziali Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Bellonci che indice il premio: «Abbiamo letto aggettivi come “massacrante” e “sballottati”, che andare in giro per presentazioni è “meglio che andare a lavorare”, nei resoconti di chi crede che, parlare di libri, non sia un lavoro. Se abbiamo a cuore tutto questo, se vogliamo che libri continuino a essere venduti, conviene considerarci tutti sulla stessa barca, pardon, sullo stesso pulmino». Mari sul palco col volto scuro, usa parole di pace: «Nel mio romanzo, dopo la svolta a metà racconto, chi è rimasto sulla scena, è diventato un vero e proprio personaggio, sviluppando coscienza e empatia, provando tenerezza e fragilità»,

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