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Viaggio esistenziale nell’eterna Romagna

Cesenatico in uno scatto d’epoca del fotografo Erich Lessing, all’interno della serie Happy Life at an Italian Beach... 

 

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C’è tanta roba, direbbe un romagnolo doc, nelle duecento e passa pagine di Come ti difendi (Mondadori), secondo romanzo di Francesco Zani, ma non tutto quello che c’è dentro questo libro affiora immediatamente in superficie: si percepisce appena, come in una rete sollevata dall’acqua soltanto a metà, ed è il suo merito.

C’è il Simenon delle novelle senza Maigret e senza Parigi, in atmosfere in cui «il porto non riusciva a farsi largo in mezzo alla nebbia». C’è il Fellini dei Vitelloni, nella scena dei due che vanno alla stazione della piccola città «a vedere i treni che partivano, quelli che arrivavano, il tabellone degli orari e delle destinazioni: li guardavano e basta, seduti nella sala d’attesa che si riempiva e svuotava come una fisarmonica e intanto suonava di fuga, di lontano, di un’altra vita da poter vivere». C’è un’epica hemingwayana nella battuta di pesca al tonno, quando uno dei marinai sente le squame calde dell’enorme animale acchiappato dal suo barchino, «lo accarezzav…

C’è tanta roba, direbbe un romagnolo doc, nelle duecento e passa pagine di Come ti difendi (Mondadori), secondo romanzo di Francesco Zani, ma non tutto quello che c’è dentro questo libro affiora immediatamente in superficie: si percepisce appena, come in una rete sollevata dall’acqua soltanto a metà, ed è il suo merito.

C’è il Simenon delle novelle senza Maigret e senza Parigi, in atmosfere in cui «il porto non riusciva a farsi largo in mezzo alla nebbia». C’è il Fellini dei Vitelloni, nella scena dei due che vanno alla stazione della piccola città «a vedere i treni che partivano, quelli che arrivavano, il tabellone degli orari e delle destinazioni: li guardavano e basta, seduti nella sala d’attesa che si riempiva e svuotava come una fisarmonica e intanto suonava di fuga, di lontano, di un’altra vita da poter vivere». C’è un’epica hemingwayana nella battuta di pesca al tonno, quando uno dei marinai sente le squame calde dell’enorme animale acchiappato dal suo barchino, «lo accarezzava, provava ad abbracciarlo e stringerlo forte ma la coda lo colpiva con violenza». C’è il Tondelli di Altri libertini, nelle tormentate passioni d’amore di due ragazzi per altri giovani uomini, in una provincia sonnolenta, cullata dal rumore del mare e dal ripetitivo ritmo dei cambi di stagione.

Siamo in Romagna, a Cesenatico, intorno al porto canale disegnato da Leonardo da Vinci, dove i pescherecci sono ormeggiati a poca distanza da un grattacielo, il più alto d’Italia prima che a Milano sorgesse il Pirellone, simbolo dell’aspirazione di cento chilometri di riviera a diventare una New York italiana delle vacanze, anche se poi, di torri di trenta piani, ne hanno costruite soltanto quattro. È un piccolo mondo antico, che si scontra con la travolgente modernità del turismo di massa, quello in cui si incrociano i destini dei due protagonisti. Sergio dovrebbe seguire le orme del padre e del nonno, entrambi pescatori, Armando potrebbe diventare un campione di tennis, punzecchiato dall’ineffabile refrain di Messico, il gestore dei campi, che tormenta lui e tutti coloro che incontra con la medesima domanda, «ma tu, come ti difendi?» – sottinteso: dalle sfide dell’esistenza.

Un classico rite of passage, il passaggio obbligato da una generazione all’altra, dall’adolescenza all’età adulta, raccontato con ironia e dolcezza in una lingua vibrante, autentica, impastata di modi di dire dialettali, come in una cantilena. I romagnoli hanno l’abitudine di dire una cosa in dialetto e poi ripeterla in italiano. E anche quando parlano in italiano, si esprimono in un loro modo caratteristico, fuori dalle norme, dalla musicalità strana. «Il mare», si legge a un certo punto, «aveva delle increspature interessanti»: di primo acchito sembra una nota stonata, poi si capisce che funziona, è l’accordo giusto al momento giusto. Canale in riva al mare, come l’ha chiamata qualcuno, Cesenatico ha avuto in passato altri cantori locali: Marino Moretti, Dante Arfelli, il poeta prematuramente scomparso Ferruccio Benzoni. Ad essi si aggiunge la voce del 35enne cesenate Francesco Zani, capace di dare a un microcosmo provinciale il respiro di una vasta umanità.

La cosa in più del suo romanzo è la cosa in meno: tutto questo appare infatti in controluce, si lascia intravedere senza mostrarsi completamente, senza bisogno di descrivere fino in fondo, spiegare, argomentare. È un’applicazione da manuale del «principio dell’iceberg», secondo la definizione che ne diede Hemingway in una celebre intervista a George Plimpton sulla leggendaria Paris Review, pubblicata in Italia da Einaudi come postfazione ai Quarantanove racconti e poi come libro a sé stante da Il Nuovo Melangolo: l’idea che in una storia dovrebbe esserci sempre più di quello che un lettore può vedere, facendo intuire anche ciò che non trova scritto sulla pagina, proprio come un iceberg, la cui maggior parte giace nascosta sott’acqua.

Arrivati alla fine di Come ti difendi, ci si accorge che fra la tanta roba di questo iceberg sommerso c’è anche un pezzo di noi.

Il libro – Come ti difendi di Francesco Zani (Mondadori, pagg. 216, euro 19)

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