La filosofia spiegata con le canzoni degli 883
di Ambra RadaelliMax Pezzali farà sessant’anno l’anno prossimo. Mauro Repetto, tra due. Eppure ai concerti del primo (il secondo ha scelto strade diverse, anche se ogni tanto compare a fianco dell’amico), tre generazioni si ritrovano a cantare insieme Hanno ucciso l’uomo ragno. Perché gli 883 sono ancora così significativi? Perché nelle loro parole ci si può riconoscere: la sensazione di essere “sfigati”, la provincia (Pavia, a 42 chilometri da Milano ma psicologicamente a 300mila, dice spesso Pezzali), la malinconia verso ciò che si è lasciato indietro e la necessità, per non spegnersi, di fare della propria storia una leggenda. Il tutto grazie a testi immediati e schietti. Niente lezioncine né verità assolute, ma racconti di esperienze da cui ognuno può “trarre da sé ciò che può servirgli”.
Così scrive lo studioso e divulgatore Fausto Lammoglia in Filosofia degli 883 (Ponte alle Grazie, in libreria dal 10 luglio), in cui, tra una citazione di Marc Augé e un riferimento a Nietzsche, tra Kierkegaard e…
Max Pezzali farà sessant’anno l’anno prossimo. Mauro Repetto, tra due. Eppure ai concerti del primo (il secondo ha scelto strade diverse, anche se ogni tanto compare a fianco dell’amico), tre generazioni si ritrovano a cantare insieme Hanno ucciso l’uomo ragno. Perché gli 883 sono ancora così significativi? Perché nelle loro parole ci si può riconoscere: la sensazione di essere “sfigati”, la provincia (Pavia, a 42 chilometri da Milano ma psicologicamente a 300mila, dice spesso Pezzali), la malinconia verso ciò che si è lasciato indietro e la necessità, per non spegnersi, di fare della propria storia una leggenda. Il tutto grazie a testi immediati e schietti. Niente lezioncine né verità assolute, ma racconti di esperienze da cui ognuno può “trarre da sé ciò che può servirgli”.
Così scrive lo studioso e divulgatore Fausto Lammoglia in Filosofia degli 883 (Ponte alle Grazie, in libreria dal 10 luglio), in cui, tra una citazione di Marc Augé e un riferimento a Nietzsche, tra Kierkegaard e Platone, si capisce come quelle di Max e Mauro siano molto più di “solo canzonette”. Il libro è suddiviso in aree tematiche, le stesse affrontate nei brani del duo. Ne abbiamo scelte tre.
LA PROVINCIA
“Chi nasce in provincia”, scrive Lammoglia, “ha un’alta probabilità di sentirsi uno sfigato: la provincia offre poche occasioni di fare esperienze, di crescita o di svago, e impone il lento ritorno delle stesse identiche cose. Serve uno sforzo enorme per evaderne, e spesso non basta”. Soprattutto se è uno stato non geografico ma dell’anima: “Anche chi vive in una grande città può sentirsi un provinciale dell’esistenza”. Ecco allora Pavia (ma cambiando nome al Comune il risultato non cambia) con le sue “due discoteche centosei farmacie”. Gli amici girano “in macchina il mattino alle tre / Alla ricerca di qualcosa che poi / Cos’è non lo sappiamo nemmeno noi”, sognando improbabili carriere da rockstar ma realisticamente consapevoli che “con un deca non si può andar via” (Con un deca). A pesare è anche il maledetto, sempiterno giudizio altrui. Max e Mauro rispondono a chi critica tutto e tutti: “Tu continui a vivere la vita degli altri / Perché tu una tua non ce l’avrai mai” (Ma perché), e a chi teme ogni minima variante al modello costituito suggeriscono: “Chiuditi nel cesso / Lì vedrai nessuno ti toccherà” (Chiuditi nel cesso).
In provincia, osserva Lammoglia che è nato a Savona, “si coltiva un senso di sconfitta che ti segue ovunque tu vada, avendoti cresciuto”. Confermano gli 883: “Molliamo tutto e ce ne andiamo a New York / Ma poi ti guardi in faccia e dici: Dov′è / Che vuoi che andiamo con ‘ste facce io e te?” (Con un deca). La forza del duo è trasformare il limite in risorsa: “La provincia cessa di essere il destino di un’esistenza e diventa piuttosto il punto di partenza di una nuova epica, che reagisce al vuoto delle possibilità creando strade là dove nessuno credeva ne esistessero”. Le moto, passione di Max. Gli Usa e Parigi, dove Mauro ha vissuto.
L’AMORE
Lo raccontano tra cinismo (“Le coppie si baciano come nei film / Poi si tradiscono dopo un’ora”. Nella notte) e fragilità (“Uomini che si raccontano avventure / Sanno che nessuno poi ci crederà / Giovani donne, decise e sicure / Scoppieranno in lacrime se lui non verrà”, ibid.); tra ricerca di stabilità e approvazione sociale che poi presentano il conto (“Emergono non solo la delusione di Max e Mauro per la fine delle relazioni, ma anche l’amarezza di aver visto queste ragazze limitarsi, rinunciare a parti di sé pur di diventare mogli, talvolta ridotte a trofei”) e il benedetto coraggio di una giovane nel vivere il sesso senza promesse di futuro (Sei un mito); tra la caduta della maschera vincente maschile (Come mai) e la difficoltà di superare una separazione (“Soltanto certe volte capita che / Appena prima di dormire / Mi sembra di sentire / Il tuo ricordo che mi bussa / E mi fa male un po’”. Nessun rimpianto). Ma noi vogliamo citare anche il romanticismo assoluto di Nient’altro che noi (uno dei pochi testi anche sensuali degli 883) e l’irresistibile autoironia di Innamorare tanto (ascoltate il testo guardando – fino in fondo - il video, girato crediamo con 50mila lire di budget. Non sappiamo se sia più divertente l’uno o l’altro, complici la mimica facciale, l’abbigliamento e la perizia nella danza di Max).
L’AMICIZIA
C’erano “le immense compagnie” (Gli anni) che si ritrovavano in sala giochi (“Sì ma forse in fondo in fondo era tutto il nostro mondo”. Jolly Blu); comunque il luogo era secondario, contava stare insieme (“Stanotte non l’abbiam persa / Quattro deficienti a fare cazzate / Come non succedeva da un pacco di tempo”. Rotta x casa di Dio). Ma con il tempo si restava in pochi, un po’ stupiti e un po’ amareggiati. “Da queste foto io non lo direi / Che di tutta ‘sta gente solo noi / Siam rimasti uniti, senza fotterci mai. / Sull’amicizia e sulla lealtà / Ci abbiam puntato pure l’anima / Per noi chi l’ha fatto, chi per noi lo farà / Quanti in questi anni ci han deluso / Col sorriso dopo l’uso ci hanno buttato”. Per fortuna interviene il filosofo da “bar chiuso” Cisco: conta il modo in cui si vive, più di quello che si porta a casa. “Gli altri segneranno però / Che spettacolo quando giochiamo noi / Non molliamo mai / Perché in fondo lo squadrone siamo noi / Lo squadrone siamo noi” (La dura legge del gol). Serve altro?