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Una certa idea di Seicento, Vermeer sbarca a Roma

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Dall’8 luglio fino a ottobre in mostra a Palazzo Barberini la “Donna in blu”, prestito del Rijkmuseum di Amsterdam
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Un altro Seicento. Non quello scenico, teatrale di Caravaggio e Bernini, protagonisti delle due ultime mostre blockbuster delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini della capitale. Ma un Seicento intimo, in tono minore, eppure altrettanto gigantesco nella sua capacità di parlare agli occhi di noi contemporanei. È quello nordico di Johannes Vermeer, da oggi e fino all’11 ottobre star del museo romano grazie al prestito dal Rijksmuseum di Amsterdam della sua Donna in blu che legge una lettera, già in mostra nei mesi scorsi a Palazzo Madama di Torino. Primo Vermeer a essere acquisito dall’istituzione olandese, e oggetto di un recente restauro, rimarrà fino all’autunno nella Sala Paesaggi del grande palazzo di via delle Quattro Fontane.

Dopo l’opule…

Un altro Seicento. Non quello scenico, teatrale di Caravaggio e Bernini, protagonisti delle due ultime mostre blockbuster delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini della capitale. Ma un Seicento intimo, in tono minore, eppure altrettanto gigantesco nella sua capacità di parlare agli occhi di noi contemporanei. È quello nordico di Johannes Vermeer, da oggi e fino all’11 ottobre star del museo romano grazie al prestito dal Rijksmuseum di Amsterdam della sua Donna in blu che legge una lettera, già in mostra nei mesi scorsi a Palazzo Madama di Torino. Primo Vermeer a essere acquisito dall’istituzione olandese, e oggetto di un recente restauro, rimarrà fino all’autunno nella Sala Paesaggi del grande palazzo di via delle Quattro Fontane.

Dopo l’opulenza delle stanze dei Barberini, dopo che l’occhio si sarà inebriato dei capolavori della collezione permanente del museo – La Giuditta e Oloferne di Caravaggio e la Fornarina di Raffaello tra gli altri – la visione della piccola, meravigliosa tela di Vermeer, datata 1663-1664, è pensata come un’esperienza contemplativa capace di raccontare, in un solo quadro, una società e una scuola di pittura, che all’altro capo dell’Europa raggiunse nel Secolo d’Oro vertici eccelsi quanto il nostro Barocco. Questo confronto è il cuore del progetto espositivo secondo Thomas Clement Salomon, direttore delle Gallerie: «Abbiamo appena chiuso la mostra dedicata a Bernini e ai suoi rapporti con i Barberini. Un racconto d’arte e di potere. Qui invece, nella Sala Paesaggi in cui lasciamo la Donna in blu sola, senza accostarle nulla, vogliamo che il visitatore possa in qualche modo entrare nella quiete di una stanza, in questo ambiente domestico. Qui il genio di Vermeer non vuole rappresentare i trionfi dell’Olanda nella sua epoca, cui pure allude attraverso la mappa sullo sfondo, ma quello che rimane di quei mondi nel privato, nella vita quotidiana delle donne del suo tempo». Accostato spesso a un altro dipinto di Vermeer con un soggetto simile – la Donna che legge una lettera davanti alla finestra (1657) della Gemäldegalerie di Dresda – la Donna in blu colpisce per una maggiore essenzialità: è il blu oltremare, in tutte le sue gradazioni, a costruire le campiture del quadro, fino a regalargli una qualità che sfiora l’astrazione. Come sottolinea Paola Nicita, che cura l’esposizione insieme a Salomon, «un soggetto molto diffuso nella pittura olandese dell’epoca viene qui rivoluzionato da Vermeer, spogliato di ogni elemento aneddotico, che possa distrarre lo sguardo. Un gesto tra mille gesti viene trasformato in un momento assoluto».

Amato da Van Gogh, che lo citò a Émile Bernard durante il periodo trascorso ad Arles, è un esercizio di virtuosismo condotto con levità assoluta. Una giovane donna ancora in veste da camera legge una lettera. Non sappiamo che messaggio contenga, soltanto che le notizie che porta l’hanno colta mentre si preparava. I capelli le sfuggono dall’acconciatura, una collana di perle giace ancora sul tavolo. Il ventre della donna nasconde, forse, l’ulteriore mistero di una nuova vita che cresce. Fuori, ci dice la mappa dei Paesi Bassi appesa alla parete, c’è un universo di traffici, esplorazioni, affari, questioni mondane. Ma qui, tra le due seggiole che delimitano lo spazio di questa lettura silenziosa, ci siamo soltanto noi. E lei.

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