La sua monumentale tetralogia Antagonìa, pubblicata tra il 1973 e il 1981, è considerata uno dei capolavori della letteratura in lingua spagnola del Ventesimo secolo. Luis Goytisolo Gay romanziere, saggista, editorialista, è morto a 91 anni, nella sua casa di Vimbodì (Tarragona), in Catalogna.
Più volte candidato al Nobel, vincitore di numerosissimi premi, autore di un’opera vasta, collaboratore di giornali e televisione, era riconosciuto come figura di prestigio della cultura spagnola e nel 1995 fu eletto membro della Real Academia Española. La sua del resto era una famiglia straordinaria: con i fratelli José Agustín, poeta, e Juan, scrittore anche lui, ha formato una delle triadi più influenti della letteratura europea aprendo il romanzo spagnolo alle grandi correnti della modernità occidentale.
Nato a Barcellona nel 1935, negli anni Sessanta fu arrestato e detenuto per alcuni mesi nella prigione di Carabanchel, a Madrid, per la sua militanza nel Partito comunista. Un’esperienza dec…
La sua monumentale tetralogia Antagonìa, pubblicata tra il 1973 e il 1981, è considerata uno dei capolavori della letteratura in lingua spagnola del Ventesimo secolo. Luis Goytisolo Gay romanziere, saggista, editorialista, è morto a 91 anni, nella sua casa di Vimbodì (Tarragona), in Catalogna.
Più volte candidato al Nobel, vincitore di numerosissimi premi, autore di un’opera vasta, collaboratore di giornali e televisione, era riconosciuto come figura di prestigio della cultura spagnola e nel 1995 fu eletto membro della Real Academia Española. La sua del resto era una famiglia straordinaria: con i fratelli José Agustín, poeta, e Juan, scrittore anche lui, ha formato una delle triadi più influenti della letteratura europea aprendo il romanzo spagnolo alle grandi correnti della modernità occidentale.
Nato a Barcellona nel 1935, negli anni Sessanta fu arrestato e detenuto per alcuni mesi nella prigione di Carabanchel, a Madrid, per la sua militanza nel Partito comunista. Un’esperienza decisiva che ha segnato la sua poetica. In un’intervista disse di non aver mai creduto nel marxismo: se alla fine degli anni ’50 era diventato militante comunista era per «combattere il franchismo».
L’esperienza del carcere è stata determinante per la sua tetralogia: divisa in quattro volumi (Recuento, Los verdes de mayo hasta el mar, La colera de Aquiles e Teoria del conocimiento), seguendo la vita di Raúl Ferrer Gaminde, figlio di una famiglia borghese catalana, dall’infanzia durante la Guerra civile fino al postfranchismo, intreccia romanzo sociale realista e sperimentazione metanarrativa. La ideò in carcere prendendo appunti con una penna Parker. «Antagonía – disse – è l’epicentro di tutta la mia opera».
Jorge Herralde, suo editore e amico d’infanzia, ha raccontato di quando insieme – due ragazzi costretti agli esercizi spirituali come prevedeva il nazional-cattolicesimo dei loro anni di formazione – passavano le notti a leggere Santuario di Faulkner.
Lui e i suoi fratelli hanno segnato il destino letterario della Spagna. Quando, nel 2014, Juan gli strappò il Cervantes, il premio più importante delle lettere spagnole (anche lui era candidato) disse: «Se lo merita e, per una questione di età, dovevano darlo prima a lui. È successo lo stesso con il Premio Nazionale delle Lettere, che Juan ha vinto nel 2008 e io nel 2013». Sposato con María Antonia Gil Moreno de Mora fino alla morte di lei, avvenuta nel 1993, ha avuto due figli, Gonzalo e Fermín.