La verità sul caso Messalina
di Jacinto AntónL'attrice Charlotte Wolter nei panni di Messalina in un dipinto. (Photo by Imagno/Getty Images)
«Era una ragazza bellissima, snella e dai movimenti agili, con occhi neri come il giaietto e una folta chioma di riccioli corvini». Così descrive Valeria Messalina il suo futuro sposo e poi imperatore di Roma Claudio nel famoso romanzo Io, Claudio (1934) di Robert Graves, da cui fu tratta nel 1976 una famosa serie tv della Bbc. Sorprendentemente Honor Cargill-Martin, studiosa con una passione per gli scandali sessuali dell’antica Roma e autrice di una biografia in lingua inglese dell’imperatrice (Messalina, uscito in patria quattro anni fa e ora tradotto in spagnolo) – corrisponde abbastanza bene alla descrizione: è giovane, attraente e mondana (sui social e sulla rivista digitale Air Mail appare, con un abito di Valentino, nella lista dei 25 talenti londinesi emergenti).
La storica londinese, formatasi a Oxford, ha la stessa età che si attribuisce a Messalina al momento della morte: 28 anni. Il libro, un tour de force contro pregiudizi molto radicati, ampiamente riconosciuto e lodato…
«Era una ragazza bellissima, snella e dai movimenti agili, con occhi neri come il giaietto e una folta chioma di riccioli corvini». Così descrive Valeria Messalina il suo futuro sposo e poi imperatore di Roma Claudio nel famoso romanzo Io, Claudio (1934) di Robert Graves, da cui fu tratta nel 1976 una famosa serie tv della Bbc. Sorprendentemente Honor Cargill-Martin, studiosa con una passione per gli scandali sessuali dell’antica Roma e autrice di una biografia in lingua inglese dell’imperatrice (Messalina, uscito in patria quattro anni fa e ora tradotto in spagnolo) – corrisponde abbastanza bene alla descrizione: è giovane, attraente e mondana (sui social e sulla rivista digitale Air Mail appare, con un abito di Valentino, nella lista dei 25 talenti londinesi emergenti).
La storica londinese, formatasi a Oxford, ha la stessa età che si attribuisce a Messalina al momento della morte: 28 anni. Il libro, un tour de force contro pregiudizi molto radicati, ampiamente riconosciuto e lodato, lo ha scritto quando ne aveva solo 24; non sorprende quindi che venga salutata come la ragazza prodigio della ricerca sull’antichità romana e come l’erede della celebre Mary Beard.
L’idea di incontrarsi al museo nasce dal fatto che qui sono conservate alcune testimonianze di Messalina (non ce ne sono molte: dopo la sua esecuzione, nel 48 d. C., ne fu decretata la damnatio memoriae). Si tratta di un busto di marmo e di una moneta con il suo ritratto. Ma la scultura non è esposta e la moneta è in mostra in alcune gallerie romane chiuse per il caldo eccezionale. Bisogna quindi accontentarsi di passeggiare nelle sale della Britannia romana ricordando che il marito di Messalina, Claudio, conquistò la provincia e che la giovane moglie partecipò, cosa insolita, al trionfo dedicato all’imperatore a Roma. Ci fermiamo davanti a una spada da legionario, come quella che deve aver usato il tribuno pretoriano che giustiziò l’imperatrice nei giardini di Lucullo. Cargill-Martin segnala anche un vassoio d’argento — il Grande Piatto di Mildenhall — con immagini di una festa sfrenata con baccanti, che richiamano quella organizzata da Messalina e dall’amante Gaio Silio. Secondo le fonti classiche, un’unione aberrante finalizzata alla conquista del potere mentre Claudio era in viaggio.
La statua di Messalina con il figlio Britannico conservata al Louvre (Photo By DEA / G. DAGLI ORTI/De Agostini via Getty Images)
L’atmosfera torrida del British funge da metafora del perenne ardore ninfomanico attribuito all’imperatrice (lo menziona Plinio il Vecchio nella Storia Naturale) ed evoca il soffocante bordello in cui Messalina si sarebbe recata di notte, fuggendo dal palazzo. Qui si sarebbe abbandonata ai clienti travestita da meretrice, con una parrucca bionda. Così, come una “flava lupa”, la descrisse Giovenale, trasformandola nella personificazione della sessualità più sfrenata. Messalina, insaziabile, avrebbe gareggiato con una professionista e l’avrebbe battuta: venticinque partner sessuali in una notte.
Cargill-Martin ritiene inverosimile la storia dell’imperatrice prostituta (meretrix augusta), come molti dei racconti che l’antichità (Tacito, Svetonio o Cassio Dione) ci ha tramandato sulla sua dissolutezza e che un’intera tradizione ha amplificato fino a sfociare nella letteratura e nelle stampe erotiche del XVIII secolo o nei film porno-peplum. «È impossibile che uscisse dal palazzo, il luogo più sorvegliato dell’Impero romano, senza che nessuno la vedesse», spiega e aggiunge: «Messalina fu trasformata in un’incarnazione di ciò che i romani temevano della sessualità femminile». La moglie di Claudio subì lo stesso destino di Cleopatra, ipersessualizzata, temuta e odiata dai romani, così patriarcali.
La scrittrice Honor Cargill-Martin
Cargill-Martin ricorda altre donne di Roma vilipese dalla storiografia: Fulvia, Livia, le Giulie Maggiore e Minore (rispettivamente figlia e nipote di Augusto), Agrippina (sorella di Caligola, quarta e ultima moglie di Claudio, sua nipote e madre di Nerone) o Poppea. Ma Messalina si aggiudica il primato: il suo nome è sinonimo di lascivia. Perché se la presero con lei? «Visse in un’epoca in cui si stava definendo il ruolo delle mogli degli imperatori nel nuovo regime creato da Augusto», riflette la storica. «Dobbiamo evitare di credere che tutto ciò che è stato detto su di lei sia propaganda. Intervenne nella politica imperiale, fece uccidere delle persone — certo non tante quante suo marito — ed è logico che rivolgesse la propria sessualità altrove, verso Gaio Silio, l’aristocratico più bello di Roma. Il marito era tre volte più vecchio di lei, fisicamente menomato, irascibile, sbavante e flatulento». Bisogna capire, sottolinea, cosa fosse la vita delle nobili romane, utilizzate come merce di scambio per patti politici e consegnate, fin da quando erano praticamente bambine, a uomini adulti violenti i cui appetiti dovevano lasciarle traumatizzate.
Per Cargill-Martin, Messalina non fu una pericolosa cospiratrice ma la vittima di una congiura orchestrata dai liberti dell’imperatore, guidati da Narciso, «il Rasputin di Claudio», preoccupati per la sua crescente influenza. Povera Messalina, quindi? «Sento un legame speciale con lei: siamo entrambe nei nostri vent’anni, un’età in cui si commettono errori e si impara da essi. E ci muoviamo entrambe in un mondo di uomini che guardano con sospetto al successo delle donne». Cosa le chiederebbe? «Quali piani avesse con Silio e come mai non si fosse resa conto in cosa si stava cacciando».
©El País/Lena, Leading European Newspaper Alliance