Quando Pirandello professore disegnava durante le lezioni: i suoi fogli ritrovati ora sono in mostra
di Giuseppe CrimiTra i molti personaggi indossati, Pirandello, prima di poter vivere dei proventi della scrittura, fu docente di Linguistica e Stilistica, dal 1898 al 1922, presso l’Istituto Superiore di Magistero femminile di Roma, da cui è poi germinata l’Università degli Studi Roma Tre.
Dalle lettere note sembra che l’attività didattica fosse lontana dal portare felicità a Pirandello, che avrebbe volentieri dirottato le energie su altro. Le studentesse, tuttavia, testimoniano una differente versione dei fatti, cioè che le lezioni tenute dal professore girgentino erano partecipate, poco tradizionali e molto coinvolgenti. Per raccontare il periodo del Pirandello docente alle studentesse e agli studenti di oggi, con le colleghe Manuela Riosa e Monica Venturini abbiamo setacciato gli archivi del nostro ateneo e, in particolar modo, i registri degli esami.
Avevamo in mente di esporre tracce di temi, verbali d’epoca, firme di docenti illus…
Tra i molti personaggi indossati, Pirandello, prima di poter vivere dei proventi della scrittura, fu docente di Linguistica e Stilistica, dal 1898 al 1922, presso l’Istituto Superiore di Magistero femminile di Roma, da cui è poi germinata l’Università degli Studi Roma Tre.
Dalle lettere note sembra che l’attività didattica fosse lontana dal portare felicità a Pirandello, che avrebbe volentieri dirottato le energie su altro. Le studentesse, tuttavia, testimoniano una differente versione dei fatti, cioè che le lezioni tenute dal professore girgentino erano partecipate, poco tradizionali e molto coinvolgenti. Per raccontare il periodo del Pirandello docente alle studentesse e agli studenti di oggi, con le colleghe Manuela Riosa e Monica Venturini abbiamo setacciato gli archivi del nostro ateneo e, in particolar modo, i registri degli esami.
Avevamo in mente di esporre tracce di temi, verbali d’epoca, firme di docenti illustri (Luigi Capuana e Maria Montessori, per esempio, oltre a Pirandello): raccogliere pezzi un po’ polverosi e ingialliti ma esemplificativi di un mondo diverso dal presente e, allo stesso tempo, costruire un ponte con una stagione passata. Poi, durante le ricerche, l’imprevisto: nei registri delle prove d’esame finalmente snidati, oltre a nomi di studentesse, voti e firme di commissari, compaiono disegni bizzarri, schizzi, figure geometriche, monogrammi. Animali (scimmie, asini, mosche, cani), oggetti (dadi, maschere), ritratti caricaturali: un mondo di creatività che, anziché restare ai margini, cammina e si affastella prepotentemente sulle parti centrali dei fogli ufficiali destinati alle valutazioni. Un riaffioramento che, come immaginabile, ci stupisce e ci spiazza. Molti gli indiziati, anche se il pensiero va subito allo scrittore siciliano. Tanto più che i soggetti sono pienamente pirandelliani.
In effetti, Pirandello disegnava e dipingeva fin da giovane, nessun mistero. A confermare la nostra prima ipotesi sul responsabile del caos grafico arrivano, da lontano, le parole di Pia Romano, un’allieva del Magistero, che, nel Giornale di Sicilia del 16 aprile 1967, racconta che Pirandello, quando era in commissione di esami «spesso disegnava, faceva schizzi su qualche foglietto a portata di mano. Si trattava di volti femminili, spesso ombreggiati dalle velette pendenti dalle larghe tese dei grandi cappelli, allora di moda».
Il disegnatore e il professore si erano dunque incontrati. Il recupero dei materiali, ora studiati con cura, è stato al centro di un’esposizione tenutasi nell’ottobre del 2025 a Roma Tre. Il percorso allora ideato, che verrà riproposto con i dovuti adattamenti attraverso la mostra Pirandello disegnava – in esposizione dal 23 luglio al 23 agosto nello spazio scenografico del Castello di Santa Severina, in Calabria –, segue alcune delle tappe più rilevanti della biografia pirandelliana: i primi anni nell’Urbe, la lunga stagione del Magistero e, infine, l’ultimo periodo, con il travolgente successo.
L’idea di riproporre il percorso è nata dall’incontro fruttuoso con Franco Eco, direttore artistico di questo progetto, che è rimasto affascinato e incuriosito dall’esposizione nella sede romana. La mostra pirandelliana dialoga, a guardare bene, con quella tenutasi a Santa Severina l’anno passato, Dario Fo. La Bibbia dei villani: immagini di un Dio popolare, e dedicata a un altro Premio Nobel, che, oltre a scrivere di teatro e a recitare, disegnava e dipingeva: tout se tient.
Per la mostra sugli inediti disegni pirandelliani è parso essenziale puntare lo sguardo sulla sensibilità che Pirandello ha a lungo manifestato nei confronti della dimensione figurativa, anche in funzione della costruzione delle opere letterarie. Il testo poteva “raffigurare” e le immagini potevano sollecitare la scrittura, in un legame che si fa fatica a districare. In una testimonianza del 1924, il drammaturgo rievoca lo spunto per la genesi dell’Enrico IV, proveniente da un’immagine: «Vidi in una rivista un disegno riproducente una cavalcata storica, cavalleresca, organizzata a Villa Pamphili, dai membri di un circolo aristocratico (non mi ricordo più se si trattasse del Circolo della Caccia) e subito pensai: “Se capitasse a uno di questi signori vestito da re o da imperatore, di cadere da cavallo, se battendo la nuca diventasse pazzo credendo di essere veramente il personaggio storico”». Proprio a partire dalla scoperta dei reperti pirandelliani e in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Formazione e con il MuSEd – Museo della Scuola e dell’Educazione “Mauro Laeng”, per il futuro abbiamo in animo di valorizzare il materiale archivistico e spingerci oltre, raccontando le storie di chi stava dall’altra parte della cattedra, le studentesse del Magistero, quelle donne che, fra Otto e Novecento, hanno scelto di diventare scrittrici o docenti, e che poi costituiscono un pezzo decisivo della nostra storia. Ci sembra oggi una restituzione necessaria.