Il 1944 è un anno cruciale per gli equilibri della Seconda guerra mondiale. Un passaggio di svolta nel teatro europeo segnato dalla centralità dell’operazione Overlord sulle coste della Normandia. Due giorni prima, il 4 giugno, Roma era stata attraversata dai liberatori delle avanguardie alleate: la prima capitale dell’Asse caduta, Roosevelt poteva comunicare via radio gli esiti di una complessa strategia che puntava a Berlino e Tokyo come prossime tappe. Un’estate di guerra, insurrezioni e combattimenti diffusi, dal cuore di Varsavia ai territori sovietici. Prendeva forma, raccogliendo fiducia e consenso, la controffensiva alleata che avrebbe portato un anno dopo, nel maggio 1945, alla resa di Hitler, alla sconfitta della Germania nazista.
Ma in quella stessa estate, mentre l’Europa in fiamme viene travolta dalle operazioni belliche sulla terra, dal mare e dal cielo, si tengono le “Olimpiadi del 1944”, un confronto sportivo con gare in varie discipline individuali o di squadra che s…
Il 1944 è un anno cruciale per gli equilibri della Seconda guerra mondiale. Un passaggio di svolta nel teatro europeo segnato dalla centralità dell’operazione Overlord sulle coste della Normandia. Due giorni prima, il 4 giugno, Roma era stata attraversata dai liberatori delle avanguardie alleate: la prima capitale dell’Asse caduta, Roosevelt poteva comunicare via radio gli esiti di una complessa strategia che puntava a Berlino e Tokyo come prossime tappe. Un’estate di guerra, insurrezioni e combattimenti diffusi, dal cuore di Varsavia ai territori sovietici. Prendeva forma, raccogliendo fiducia e consenso, la controffensiva alleata che avrebbe portato un anno dopo, nel maggio 1945, alla resa di Hitler, alla sconfitta della Germania nazista.
Ma in quella stessa estate, mentre l’Europa in fiamme viene travolta dalle operazioni belliche sulla terra, dal mare e dal cielo, si tengono le “Olimpiadi del 1944”, un confronto sportivo con gare in varie discipline individuali o di squadra che sostituiscono in un’inedita modalità diffusa il cinquantenario delle Olimpiadi moderne in calendario a Londra. Lo sport sembra voler trovare modalità di espressione in un contesto che non lo rende possibile, o almeno lo condiziona fino a stravolgerne le forme codificate. A questa storia singolare, in parte cancellata o rimossa è dedicato il volume di Mario Tedeschini Lalli (Le Olimpiadi del 1944. Gare e guerra da Roma ai lager tedeschi, Neri Pozza). Una ricostruzione attenta che tiene insieme la dimensione geografica e il contesto più ampio che caratterizza le improbabili e ardite competizioni in tempo di guerra. Persino in alcuni lager tedeschi lo sport si organizza e promuove sfide e rivalità. «Tra luglio e agosto 1944, in due campi di concentramento tedeschi anche ufficiali polacchi prigionieri di guerra organizzarono le loro Olimpiadi del 1944. Furono stampate medaglie di cartone, create uniformi sportive, organizzati corsi per arbitri, stampati francobolli per la posta del campo, pubblicati giornali sportivi scritti a mano. Sotto la bandiera con i cinque cerchi, centinaia di atleti in condizioni fisiche precarie, dopo cinque anni di prigionia, presero parte alle gare».
Il volume si muove tra i luoghi dello sport possibile analizzando le gare, il dibattito che le prepara, le storie coinvolgenti di partecipanti e protagonisti. Un quadro dettagliato e avvincente che restituisce una pagina di storia con le tante sfumature che l’attraversano. Il perimetro della città di Roma accoglie gli alleati che si organizzano per una permanenza più lunga oltre il tempo del confronto militare: visite ai monumenti, foto ricordo con la popolazione che festeggia, costruzione di spazi di accoglienza sottratti al controllo di chi aveva occupato la città dal settembre 1943. Il contesto di Roma alleata rompe la continuità bellica aprendo uno spiraglio di relativa serenità. Il foro Mussolini che avrebbe dovuto ospitare il grande evento delle Olimpiadi del regime nel ’44 diventa la sede per le gare promosse dagli alleati: campionati di atletica leggera e di nuoto, partite di calcio con atleti provenienti dall’area del Mediterraneo.
Nelle carte d’archivio conservate a Londra o a Washington oltre alle immagini dei bombardamenti, dei danni alle strutture cittadine, dei monumenti della città eterna, troviamo gli scatti delle gare sportive, le premiazioni, i quartieri generali allestiti con propaganda visibile, gli alloggi alleati utilizzati per pubblicizzare eventi e occasioni d’incontro (si veda il catalogo della mostra La liberazione di Roma nelle immagini degli archivi alleati, Skira, 2004).
Una storia documentata con rigore e attenzione mostra la compresenza difficile di due piani: gli eventi sportivi da un lato e la grande storia della guerra mondiale che si muove sullo sfondo. Le cronologie si toccano, talvolta sovrapponendosi: «Domenica 16 luglio 1944, alle nove e mezza del mattino, dopo tredici giorni di aspri combattimenti, unità dell’Ottava armata britannica entravano ad Arezzo. Quello stesso giorno, alle due del pomeriggio, il tenente colonnello generale Eedson Louis Millard Burns, comandante del Primo corpo canadese, che nella battaglia di Arezzo aveva impegnato una propria brigata, dichiarava aperto lo Allied Track and field Championship – o come i giornali e i partecipanti le battezzeranno, le Olimpiadi alleate». Guerra e sport come poli dialettici di un confronto impari, tra violenza e distruzione da un lato e appelli di pace e fratellanza dall’altro, tra propaganda di guerra e ideale olimpico.
Il libro
Le Olimpiadi del 1944 di Mario Tedeschini Lalli (Neri Pozza, pagg. 256, euro 24)