La traduttrice inglese: “L’Odissea di Nolan manca di profondità, mi vergognerei ad averla scritta”
di Raffaella De SantisTra i recenti detrattori dell’Odissea diretta da Christopher Nolan c’è Emily Wilson, un nome che pesa più di altri. Wilson nel 2017 ha tradotto in inglese il poema omerico, attirandosi elogi e qualche critica. Il suo lavoro è stato un punto di riferimento per Nolan, visto che lo stesso regista durante la campagna promozionale del film l’ha citata più volte, riprendendo il primo verso della sua traduzione: “Tell me about a complicated man” (“parlami di un uomo complesso”, traduzione poco letterale dell’aggettivo greco polytropos). Wilson non si è scomposta. Ha ringraziato e aggiunto: “Mi vergognerei di aver scritto anche solo una parte di questa sceneggiatura”. Ha anche aggiunto: “Purtroppo, l'Odisseo interpretato da Matt Damon non è né complesso, né astuto, né ingegnoso.”
L’ammirazione del regista non è servita a conquistare la benevolenza di Wilson, che in un lungo saggio pubblicato sulla London Review of Books, ripreso in breve dal Guardian, ha motivato la sua avversione per il film…
Tra i recenti detrattori dell’Odissea diretta da Christopher Nolan c’è Emily Wilson, un nome che pesa più di altri. Wilson nel 2017 ha tradotto in inglese il poema omerico, attirandosi elogi e qualche critica. Il suo lavoro è stato un punto di riferimento per Nolan, visto che lo stesso regista durante la campagna promozionale del film l’ha citata più volte, riprendendo il primo verso della sua traduzione: “Tell me about a complicated man” (“parlami di un uomo complesso”, traduzione poco letterale dell’aggettivo greco polytropos). Wilson non si è scomposta. Ha ringraziato e aggiunto: “Mi vergognerei di aver scritto anche solo una parte di questa sceneggiatura”. Ha anche aggiunto: “Purtroppo, l'Odisseo interpretato da Matt Damon non è né complesso, né astuto, né ingegnoso.”
L’ammirazione del regista non è servita a conquistare la benevolenza di Wilson, che in un lungo saggio pubblicato sulla London Review of Books, ripreso in breve dal Guardian, ha motivato la sua avversione per il film blockbuster di Nolan punto per punto, in modo estremamente dettagliato. Il giudizio della classicista, docente all’università della Pennsylvania, espresso su una delle più prestigiose riviste culturali del mondo anglofono, non è passato inosservato. Il titolo dell’articolo tra l’altro fa il verso ironicamente proprio al primo verso del poema: “Un uomo tutt’altro che complesso”
Non le è piaciuto, scrive, perché “manca di profondità psicologica, emotiva, politica ed etica”. A pesare sarebbe quella tipica “combinazione di magniloquenza e superficialità che caratterizza il suo cinema”. Alcuni passaggi sono molto severi: “La visione del film è troppo confusa e i suoi personaggi sono troppo poco sviluppati per mantenere anche solo in parte ciò che promette sul piano delle grandi idee, anche se è bravissimo a mettere in scena grandi esplosioni e giganti imponenti”.
Che non abbia niente da dire questa Odissea, è opinabile. E’ invece avvincente proprio per la sua spettacolarità pop, per quel suo guardare ai fumetti, ai kolossal, alla fantascienza, senza paura. Ma Wilson affonda il coltello e addirittura sottrae a Nolan il senso del tempo, che è una delle caratteristiche del suo cinema. Ecco il passaggio: “L'Odissea di Nolan è priva di molti degli elementi che rendono grande il poema. Non ha nulla di convincente da dire sul tempo, sulla memoria, sulla storia, sulla guerra o sul rapporto tra il glorioso ritorno di un guerriero e la vita della sua famiglia, dei suoi avversari, dei suoi compagni d'armi, dei suoi amici e dei suoi vicini”.
Regala poi sferzate ironiche maliziose come questa: “La versione cinematografica da 250 milioni di dollari dell'antico poema greco di Omero firmata da Christopher Nolan è un modo divertente per sfuggire al caldo per qualche ora”.
Wilson confessa di non essere riuscita a lasciarsi coinvolgere emotivamente di fronte a una delle scene onestamente più riuscite del film: “Non mi si sono inumiditi gli occhi nemmeno davanti ad Argo, la cui irresistibile tenerezza da cucciolo è prevedibilmente accentuata per adattarsi alla sensibilità contemporanea, così affezionata agli animali”.
L’allergia di Wilson riguarda soprattutto la spettacolarità del film che può conquistare proprio per la sua chiassosità popolare o respingere per lo stesso motivo. Wilson non ne tollera l’estetica roboante: “Nella versione dell'Odissea di Nolan non c'è alcun senso della misura: ogni secondo è stipato di avvenimenti, luci e rumore, e nulla è mai riportato a una dimensione autenticamente umana”. Il parallelo con Itaca. Il ritorno di Uberto Pasolini, esaltato invece per la sobria eleganza, è indicativo.
C’è poi la questione dei personaggi femminili, che in effetti sta polarizzando il dibattito. Calipso (interpretata da Charlize Theron) non passa l’esame, in questo caso con qualche ragione, visto che non fa che nutrire Ulisse di fiori di loto senza manifestare mai turbamenti. E infatti Wilson scrive: “E’ splendida da vedere, ma non si arrabbia mai, non è mai spiritosa, non possiede alcuna abilità retorica e non è mai consumata dal desiderio per il suo malconcio amante mortale”.
Né si salva Penelope (Anne Hathaway): “La sceneggiatura non le concede altro da fare se non struggersi per il ritorno dell'Odisseo interpretato da Matt Damon, per ragioni che rimangono oscure. Tra i due non c'è alcuna chimica e nulla sembra davvero unirli”.
Wilson ironizza sul fatto che non ci sia sesso nell’Odissea di Nolan e che Odisseo sia quasi disincarnato, oltre ad essere un po’ goffo: “L'Odisseo brizzolato interpretato da Matt Damon non è né un grande narratore né un seduttore”.
Più indulgente verso Tom Holland, nel ruolo di Telemaco: “Dal canto suo, è bravo a interpretare un ventenne un po' tonto che si comporta come se ne avesse dodici”.
Le piace invece decisamente Robert Pattison nel ruolo di Antinoo: “L'unica persona sul set che sembra davvero divertirsi”. E qui si potrebbe aprire il dibattito.
La conclusione è più morbida delle promesse, pragmatica: “Nolan, che ha studiato letteratura inglese all'University College London, dove gli studenti continuano a leggere l'Odissea fin dal primo anno come testo fondativo del loro percorso di studi, sta facendo del suo meglio per riportare il grande pubblico alla lettura. E di questo gli sono grata”. Il film ha guadagnato nelle prime due settimane dall’uscita 650 milioni di dollari.