Le verità nascoste su Carlos senza subirne il fascino
di Alessio BalbiPer decenni l’ombra del terrorismo internazionale si è allungata sulle macerie della stazione di Bologna, esplosa in un boato il 2 agosto 1980. È la famigerata “pista palestinese”, secondo cui la strage sarebbe stata una rappresaglia per punire l’Italia, venuta meno ai suoi patti segreti con i terroristi mediorientali. A smontare questa tesi, proprio mentre ci si prepara a celebrare il ricordo delle vittime di quel massacro, arriva il nuovo saggio di Valentine Lomellini: Carlos lo Sciacallo: storia del più temuto terrorista internazionale (Laterza). Venezuelano di nascita, marxista di formazione e jihadista ante litteram, Carlos (ma il suo vero nome era Ilich Ramírez Sánchez) ha incarnato per decenni l’incubo globale dell’Occidente. Il racconto di Lomellini, che dirige il Centre of Security Studies dell’Università di Padova, prende le mosse dalle viscere della Guerra fredda, smontando la narrazione a lungo egemone che dipingeva Carlos come una sorta di infallibile super-agente del Kgb…
Per decenni l’ombra del terrorismo internazionale si è allungata sulle macerie della stazione di Bologna, esplosa in un boato il 2 agosto 1980. È la famigerata “pista palestinese”, secondo cui la strage sarebbe stata una rappresaglia per punire l’Italia, venuta meno ai suoi patti segreti con i terroristi mediorientali. A smontare questa tesi, proprio mentre ci si prepara a celebrare il ricordo delle vittime di quel massacro, arriva il nuovo saggio di Valentine Lomellini: Carlos lo Sciacallo: storia del più temuto terrorista internazionale (Laterza). Venezuelano di nascita, marxista di formazione e jihadista ante litteram, Carlos (ma il suo vero nome era Ilich Ramírez Sánchez) ha incarnato per decenni l’incubo globale dell’Occidente. Il racconto di Lomellini, che dirige il Centre of Security Studies dell’Università di Padova, prende le mosse dalle viscere della Guerra fredda, smontando la narrazione a lungo egemone che dipingeva Carlos come una sorta di infallibile super-agente del Kgb incaricato di destabilizzare le democrazie occidentali.
Attraverso uno scavo certosino negli archivi desecretati dei servizi segreti dell’Est, Lomellini ribalta radicalmente la prospettiva. Agli occhi dei regimi comunisti, lo Sciacallo non era un alleato fidato, ma anzi un “terzo incomodo” spesso sgradito, guardato con sospetto per le sue posizioni pseudo-rivoluzionarie e per la sua palese inaffidabilità politica. Chiacchierone, presuntuoso, amante del lusso, Carlos si muoveva oltre la cortina di ferro tollerato ma costantemente sorvegliato, operando in realtà come spietato mercenario (un mister how much, come lo definì un suo ex sodale) al soldo di regimi arabi come Libia, Siria e Iraq.
Il saggio alterna l’oggettività del documento alla vividezza del racconto: ogni capitolo si apre con una ricostruzione narrativa in corsivo che restituisce il clima degli eventi, dall’attentato al Drugstore Publicis di Parigi nel 1974 (per cui Carlos, che oggi ha 76 anni, sta scontando uno dei tre ergastoli ai quali è stato condannato) al sequestro dei ministri dell’Opec a Vienna nel 1975.
Ma è chiaramente nei capitoli dedicati all’Italia che il saggio offre i contributi più incisivi e coraggiosi per il nostro dibattito pubblico. Esaminando il groviglio di relazioni tra l’intelligence italiana e le formazioni palestinesi, la studiosa ci riporta al novembre 1979, quando il sequestro a Ortona di due missili sovietici Sam-7 Strela e l’arresto dello studente palestinese Abu Anzeh Saleh misero in crisi il “Lodo Moro”, il patto di non belligeranza tra lo Stato e le formazioni palestinesi alla cui esistenza proprio Lomellini aveva dedicato un fortunato saggio nel 2022. Documenti alla mano, Lomellini dimostra che, nonostante l’incidente, i palestinesi confermarono sempre l’impegno a non colpire la penisola. La pista internazionale per la strage di Bologna del 1980, rilanciata dallo stesso Carlos a trent’anni di distanza, si rivela così un cinico depistaggio orchestrato dai vertici deviati dei servizi segreti militari italiani per intorbidire le acque e coprire l’acclarata matrice neofascista dei Nar, veri esecutori del massacro.
Al netto dell’intrigo geopolitico, il merito più grande del lavoro di Lomellini è squisitamente etico. In un’epoca in cui il fascino del male rischia costantemente di sedurre e di trasformare i carnefici in icone pop, l’autrice compie un atto politico e morale, dedicato a chi ha subìto la violenza: ridare luce ai “rimossi”. Strappa il microfono allo Sciacallo per restituire dignità e memoria alle vittime. Perché, come ricorda questo libro, la realtà storica è più complessa delle dietrologie, e la verità, quando emerge dalla fatica degli archivi, è il più solido cemento di una comunità.
Il libro – Carlos lo Sciacallo di Valentine Lomellini (Laterza, pagg. 272, euro 22)