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Cinquant’anni di Amnesia, il club simbolo di Ibiza fondato da un filosofo

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Storia della discoteca della Isla nata nel 1976 dall’esperimento del pensatore madrileno Antonio Eschohotado: all’inizio di chiamava “Laboratorio dell’Oblio”
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Chi è stato ad Ibiza, frequenta o ha frequentato per un periodo della propria vita le discoteche, avrà sentito certo parlare dell’Amnesia, la Discoteca con la D maiuscola, tra le migliori al mondo, che quest’anno compie 50 anni. Lungo la carretera che porta verso Sant Antoni, la coda di taxi porta all’Amnesia, che continua ad attirare migliaia di persone ogni notte, diventando nei decenni un club di riferimento per gli amanti della musica elettronica - e non - con impianti di ultima generazione e un nome che ormai è sinonimo di divertimento assicurato.

Ma come è nata questa mega discoteca dal nome greco? In origine in realtà era una finca, una fattoria del XVIII secolo, sperduta in mezzo ai campi nei dintorni di San Rafael. Semplice, antica, con il suo intonaco a calce fui trasformata in un locale notturno negli anni ’70, quando i vecchi proprietari lasciarono la campagna per la città. Il movimento hippie era ai suoi ma…

Chi è stato ad Ibiza, frequenta o ha frequentato per un periodo della propria vita le discoteche, avrà sentito certo parlare dell’Amnesia, la Discoteca con la D maiuscola, tra le migliori al mondo, che quest’anno compie 50 anni. Lungo la carretera che porta verso Sant Antoni, la coda di taxi porta all’Amnesia, che continua ad attirare migliaia di persone ogni notte, diventando nei decenni un club di riferimento per gli amanti della musica elettronica - e non - con impianti di ultima generazione e un nome che ormai è sinonimo di divertimento assicurato.

Ma come è nata questa mega discoteca dal nome greco? In origine in realtà era una finca, una fattoria del XVIII secolo, sperduta in mezzo ai campi nei dintorni di San Rafael. Semplice, antica, con il suo intonaco a calce fui trasformata in un locale notturno negli anni ’70, quando i vecchi proprietari lasciarono la campagna per la città. Il movimento hippie era ai suoi massimi e Ibiza era già un rifugio per chi aveva scelto di vivere una vita diversa, senza regole borghesi. La svolta arrivò nel 1976 quando il filosofo Antonio Eschohotado, scomparso nel 2021, gettò le basi per creare un’enclave di libertà, musica e droghe a fiumi. Il pensatore madrileno aveva il sogno di creare un luogo in cui le persone potessero essere davvero se stesse, senza costrizioni, e dimenticarsi per un po’ la propria vita, lasciandosi completamente andare.

Da qui il nome originale dell’Amnesia, il “Teller del Olvido” che potremmo tradurre con “Il laboratorio dell’oblio” o “La fabbrica degli smemorati”. Solo qualche anno dopo arrivò il nome “Amnesia” che viene dal greco a-mnesis, cioè senza memoria. E qui la memoria l’hanno sicuramente persa in tanti in serate con una miscela di rock, disco, funk, pop e house music delle origini. L’Amnesia fu poi la casa in cui nacque il movimento acid house inglese nel 1987 e la Seconda Estate dell'Amore, che segnò la nascita della cultura rave e collegò Ibiza alla scena musicale elettronica globale.

“Amnesia è un rifugio per chi vuole continuare a godersi la musica come una volta”, spiega il proprietario e DJ di Barcellona, Martín Ferrer, conosciuto come Mar-T. Sostiene che ora il suo locale condivide ben poco con lo spirito del progetto originale di Escohotado: “Quella fase è durata solo un paio d'anni ed era più un esperimento sociale che una discoteca. Forse l'unica cosa che rimane di allora è il desiderio di essere uno spazio di libertà. Ora abbiamo 140 eventi che si susseguono senza sosta, giorno dopo giorno, dal lunedì alla domenica, senza interruzioni”.

Chissà come doveva essere a fine anni ’70 questa discoteca alternativa in mezzo ai sassi, gestita da un filosofo ultra permissivo che aveva scritto in una prigione di Cuenca, dopo un arresto per possesso di stupefacenti, il volume must “Storia generale della droga”. Ancora oggi la gente balla tra quelle mura in pietra ibizenca, davanti alla celebre piramide di specchi della terrazza, in quelle sale che un tempo furono rivoluzionarie e che oggi invece sono diventato l’ingranaggio ben rodato di una struttura fatta per la musica, sì, ma soprattutto per il business.

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