«È nato da un brogliaccio di cui mi ha parlato un mio amico, che ne ricavò anche uno spettacolo di cabaret. Due storie, quella della ragazza in bicicletta e quella della fanciulla illibata che rimane incinta facendo il bagno nel Reno». Uscirà postumo il 27 agosto per Giunti l’ultimo libro a cui Francesco Guccini ha lavorato fino agli ultimi giorni. Potremmo definirlo il suo testamento spirituale per le generazioni future. Perché ha un titolo che solo lui poteva scegliere, Calde le pere!, e il sapore di storie di un tempo lontano. Racconto po’ salace, boccaccesco se vogliamo, che ben si inserisce nella tradizione della novellistica italiana.
Il libro parte come partiva Vola Golondrina, l’ultimo giallo che il cantautore ha scritto a quattro mani con Loriano Macchiavelli nel 2023 a coronamento di una collaborazione durata 25 anni, da quando nel ’97 uscì Macaronì. «Lì c’era il passaggio di un motociclista misterioso che dis…
«È nato da un brogliaccio di cui mi ha parlato un mio amico, che ne ricavò anche uno spettacolo di cabaret. Due storie, quella della ragazza in bicicletta e quella della fanciulla illibata che rimane incinta facendo il bagno nel Reno». Uscirà postumo il 27 agosto per Giunti l’ultimo libro a cui Francesco Guccini ha lavorato fino agli ultimi giorni. Potremmo definirlo il suo testamento spirituale per le generazioni future. Perché ha un titolo che solo lui poteva scegliere, Calde le pere!, e il sapore di storie di un tempo lontano. Racconto po’ salace, boccaccesco se vogliamo, che ben si inserisce nella tradizione della novellistica italiana.
Il libro parte come partiva Vola Golondrina, l’ultimo giallo che il cantautore ha scritto a quattro mani con Loriano Macchiavelli nel 2023 a coronamento di una collaborazione durata 25 anni, da quando nel ’97 uscì Macaronì. «Lì c’era il passaggio di un motociclista misterioso che distribuiva dei volantini; qui invece c’è una ragazza in bicicletta, evidentemente una prostituta – figura speculare a quella della maîtresse che alla fine di questo libro veste i panni di una ginecologa ante litteram», ha raccontato lo stesso Guccini non più di due settimane fa all’editor che lo ha accompagnato in quest’ultima avventura letteraria, Paolo Iacuzzi. «Ho sempre amato lo scaturire della narrazione da un evento scatenante, o dall’irruzione di un deus ex machina, quasi un colpo di teatro. Come in diversi altri miei romanzi ho poi suddiviso il libro in quadri, dando loro un titolo e una didascalia ironica come avrebbero fatto alcuni dei miei autori più amati, da Sterne a Jerome».
Del resto, come ogni grande scrittore Guccini ha scritto una storia sola, «che dalle sue canzoni trascorre nei romanzi e nell’ultimo, commosso racconto di prossima uscita trova la sua strofa più struggente», lo ha ricordato in queste ore l’amico Antonio Franchini: fu proprio lui a suggerire a Guccini e a Loriano Macchiavelli di scrivere un romanzo a quattro mani, dando vita a una fortunata serie di gialli.
Ma in questo racconto c’è anche un omaggio alla sua Pavana, il borgo dell’Appennino tosco-emiliano dove ha vissuto fino alla fine. Ed è quando si abbandona all’immaginazione poetica della brezza che dalla sorgente del Reno sull’Appennino pistoiese spira attraverso boschi e prati. «Lì ho voluto nominare erbe, fiori e frutti con gli stessi termini pavanesi che si ritrovano nelle Cròniche epafàniche e in Tralummescuro» sono ancora le parole di Guccini, «perché le parole sono importanti e il loro suono è quello con cui abbiamo imparato ad amare le cose. È importante per me conservare le parole del dialetto, salvare tutti quei nomi».
Parole che spesso nascevano proprio intorno alla tavola imbandita nella cucina della casa di Pavana. E che Guccini nella sua vita ha esplorato con divertimento da enigmista e coltivato plasmandole nei suoi versi e negli universi costruiti nelle sue storie. Infine, anche qui c’è il Reno. Il fiume della sua vita, protagonista di tante sue canzoni. «Ma che in realtà come il Danubio di Claudio Magris nasce dallo sgocciolare di un rubinetto sull’Appennino», diceva Guccini, che in queste pagine ne ha voluto ricordare anche le vicende epiche, «domandarmi se sia mai esistita una “marineria” del Reno... Se ci penso, è l’altro asse che incrocia quello della Via Emilia: forse, disteso in quel fiume, con la testa tra i prati di Pavana, i piedi verso Modena e Bologna, le braccia ad abbracciare i boschi, ci sono anche io». Eccolo allora il testamento spirituale che Gucciniha voluto consegnare alle generazioni future: Calde le pere! sarà in libreria per Giunti il 27 agosto.
Capace di spaziare tra i generi, cantando la mutazione del Paese dagli anni del Dopoguerra a oggi e unendo nelle sue opere spunti autobiografici, cronaca e la piccola e grande storia, Francesco Guccini è stato uno scrittore vero. Il libro d’esordio, Cròniche epafàniche, è arrivato nel 1989. Seguito da Vacca d'un cane e Cittanova blues che raccontano le città nelle quali Guccini ha vissuto e le ambientazioni delle quali è stato testimone. Ci sono poi i romanzi gialli, scritti in collaborazione con Loriano Macchiavelli, che hanno dato vita al maresciallo Santovito da Macaronì a Questo sangue che impasta la terra, da Lo spirito e altri briganti agli ultimi Che cosa sa Minosse? e Vola Golondrina. Con Trulemmescuro nel 2019 aveva vinto il premio Selezione Campiello. Infine, del 2024 la fortunata raccolta di racconti Come eravamo cui ha fatto seguito la novella Romeo e Giulietta 1949 nel 2025.