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Apre il Guggenheim di Abu Dhabi, ultima opera di Frank Gehry

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L’inaugurazione del museo degli Emirati è prevista per l’11 dicembre. Vent’anni dopo l’annuncio del progetto più spericolato firmato dall’architetto morto nel 2025
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A Saadiyat Island, i dieci coni rovesciati che richiamano le antiche torri del vento degli Emirati sono pronti. Con i suoi 88 metri di altezza, su una superficie di 30.000 metri quadrati, quello che l’11 dicembre prossimo aprirà ad Abu Dhabi – scenari di guerra permettendo – sarà il Guggenheim più grande del mondo: 12 volte maggiore di quello di New York, il capolavoro di Frank Lloyd Wright. Diretto dall’americana Valerie Hillings, ospiterà una collezione di 970 opere firmate da 429 artisti provenienti da più di 70 paesi, con una certa attenzione su Medio Oriente, Nord Africa e Asia meridionale: sarà la riscrittura di una storia globale dell’arte attraverso le lenti del XXI secolo.

Ma Frank Gehry, morto lo scorso 5 dicembre a 96 anni, non potrà vedere la su…

A Saadiyat Island, i dieci coni rovesciati che richiamano le antiche torri del vento degli Emirati sono pronti. Con i suoi 88 metri di altezza, su una superficie di 30.000 metri quadrati, quello che l’11 dicembre prossimo aprirà ad Abu Dhabi – scenari di guerra permettendo – sarà il Guggenheim più grande del mondo: 12 volte maggiore di quello di New York, il capolavoro di Frank Lloyd Wright. Diretto dall’americana Valerie Hillings, ospiterà una collezione di 970 opere firmate da 429 artisti provenienti da più di 70 paesi, con una certa attenzione su Medio Oriente, Nord Africa e Asia meridionale: sarà la riscrittura di una storia globale dell’arte attraverso le lenti del XXI secolo.

Ma Frank Gehry, morto lo scorso 5 dicembre a 96 anni, non potrà vedere la sua ultima creatura, annunciata sin dal 2006, rivale del Louvre mediorientale inaugurato a pochi passi, ormai nel 2017. Oggetto di un cantiere complesso, tra partenze e rinvii, con un budget che supera il miliardo di dollari solo per la costruzione, il museo sarà di fatto il testamento dell’uomo che ha cambiato l’architettura. E chissà se funzionerà come un nuovo “effetto Guggenheim” come a Bilbao. Di certo la geopolitica, in questo caso, rema contro.

"L'intenzione finale di questo progetto è favorire la comprensione e il dialogo tra le culture attraverso l'arte – era l’auspicio di Gehry – L'arte può trascendere le questioni politiche e incoraggiare una connessione più umanistica".

L’ultima opera dell’archistar sintetizza tutta la propensione alla sperimentazione con materiali e forme inusuali: nove delle torri del Guggenheim arabo sono in acciaio inossidabile e una in onice e vetro. Un’attitudine che lo ha portato a rifiutare le geometrie classiche in favore di strutture che sembrano muoversi, frangersi, espandersi o piegarsi nello spazio. Come accade per la casa danzante di Praga. Gehry non crea semplici edifici, ma vere e proprie sculture in movimento, destinate a diventare parte integrante del paesaggio urbano, trasformando l'architettura in un'esperienza sensoriale. Come dimostrano quattro creazioni simbolo.

Bilbao, Museo Guggenheim

Nel 1997, Gehry raggiunge un traguardo che segnerà la storia dell’architettura. Il Museo Guggenheim di Bilbao, in Spagna, diventa uno dei suoi capolavori più celebrati e simbolici. Con la sua struttura avvolgente e fluida, che sembra sfidare la gravità, il museo non solo cambia il volto della città, ma le conferisce un nuovo respiro internazionale. È l’inizio di un fenomeno che, negli anni successivi, sarà noto come l'“effetto Bilbao” – il potere trasformativo della cultura e dell'architettura nel rivitalizzare le città e le loro economie. La superficie di titanio, le curve organiche e l’audacia della progettazione rendono il museo un'icona globale che trascende la sua funzione iniziale di spazio espositivo. “Quando arrivai a Bilbao, la cantieristica navale, le acciaierie e un sacco di aziende del ramo edilizio erano in declino – ricordava – La gente se ne andava. Il mio edificio fu il primo passo importante per cambiare tutto questo”. Segnerà un prima e un dopo, anche per le critiche: il museo diventa per la sua struttura un’attrazione maggiore del suo contenuto.

Los Angeles Walt Disney Concert Hall

Nel cuore di Los Angeles, il Walt Disney Concert Hall, completato nel 2003, rappresenta un altro capitolo fondamentale nella carriera di Gehry. Qui, il linguaggio architettonico evolve ulteriormente: l’acciaio lucido della facciata è scolpito come una sinfonia visiva, con linee curve che si intrecciano e si sovrappongono, evocando un senso di movimento dinamico, proprio come la musica che la sala ospita. Ogni angolo della costruzione sembra danzare alla luce del sole, trasformando l’edificio in un'opera d'arte che cambia costantemente con il mutare delle condizioni atmosferiche.

Parigi, Fondation Louis Vuitton

Le vele di vetro inaugurate nel 2014 si integrano ormai perfettamente nel Bois de Boulogne parigino. Settemila metri quadrati, 11 gallerie espositive con la luce che gioca un ruolo centrale e l’effetto specchio che riflette alberi e nuvole. Al centro domina l’edificio centrale: l’Iceberg.

Arles Luma

Nel 2021, Gehry firma uno dei suoi progetti più recenti e ambiziosi: il Luma Arles in Francia, un centro culturale destinato a diventare un punto di riferimento per la creatività e l'arte. Costruito nella città di Arles cara a van Gogh, il Luma è una fusione di architettura innovativa e arte contemporanea. “Non ho un motto – diceva – ho una cosa in cui credo. In quanto architetto, io credo nella responsabilità. L’architettura è un’attività di servizio”.

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