C’era una volta il tascabile. Un libro di piccolo formato e, soprattutto, di piccolo prezzo: 50 lire ogni 100 pagine. Perfetto per l’estate, a prova di ogni restrizione da compagnia aerea low cost: stava sul palmo di una mano, largo nello zaino e nella borsa di tela. «Oppure quel volume potevi infilarlo in tasca, un oggetto del desiderio che cerco ancora nelle bancarelle dell’usato», dice Emanuele Trevi, vincitore del Premio Strega con Due vite (Neri Pozza). Trevi che per anni ha collezionato i titoli delle collane Segretissimo, dedicata ai thriller, e Urania, la grande fantascienza ma di piccola taglia venduta in edicola a poche lire. E che rimpiange di non aver comprato cento copie della prima edizione di Due vite. «Dopo la vittoria dello Strega, lo hanno ristampato in un’edizione più grande: una scelta che non capirò mai. Andare in giro con il libro in tasca era comodo ed era romantico».
Ma che fine hanno fatto i pic…
C’era una volta il tascabile. Un libro di piccolo formato e, soprattutto, di piccolo prezzo: 50 lire ogni 100 pagine. Perfetto per l’estate, a prova di ogni restrizione da compagnia aerea low cost: stava sul palmo di una mano, largo nello zaino e nella borsa di tela. «Oppure quel volume potevi infilarlo in tasca, un oggetto del desiderio che cerco ancora nelle bancarelle dell’usato», dice Emanuele Trevi, vincitore del Premio Strega con Due vite (Neri Pozza). Trevi che per anni ha collezionato i titoli delle collane Segretissimo, dedicata ai thriller, e Urania, la grande fantascienza ma di piccola taglia venduta in edicola a poche lire. E che rimpiange di non aver comprato cento copie della prima edizione di Due vite. «Dopo la vittoria dello Strega, lo hanno ristampato in un’edizione più grande: una scelta che non capirò mai. Andare in giro con il libro in tasca era comodo ed era romantico».
Ma che fine hanno fatto i piccoli libri a piccoli prezzi? Sono quasi spariti, soppiantati da nuovi formati più grandi, più curati e più cari. Stritolati dal boom tra i giovanissimi delle edizioni deluxe, dagli e-reader e dai meccanismi di mercato, con la letteratura che è quasi sparita dagli scaffali della grande distribuzione. Ma soprattutto dalle scelte degli editori, che preferiscono realizzare volumi che imitano gli hardcover (con la copertina rigida) proponendo edizioni non più convenienti come una volta. I dati del centro studi dell’Associazione italiana editori fotografano la fine di un’era: nel 2025 si sono perse 2,4 milioni di copie di libri con un costo di copertina fino a 9,99 euro. Si tratta dei cosiddetti “economici”, ormai rarissimi. Un declino condiviso anche dai tascabili, le edizioni che ripropongono, in versione più economica, un titolo già uscito: su 99,5 milioni di copie vendute nel 2025, i tascabili sono sotto i 20 milioni (19,6 milioni), il 19,7 per cento del totale contro il 20,6 del 2022.
La tendenza arriva dritta dagli Stati Uniti. Il New York Times ha dedicato un lungo servizio alla fine del tascabile: l’ultima serie in versione mignon era stata Bridgerton di Julia Quinn ma, riferiva il quotidiano, esaurite le scorte saranno ristampati tutti in formato più grande (e più caro). «Sono cambiati i gusti dei lettori, ora cercano libri più belli – dice Igor Pagani, direttore degli Oscar Mondadori – Gli editori investono di più sulla qualità della carta, sulle copertine, sulle traduzioni». E i costi di produzione salgono. Difficile oggi trovare un libro in brossura a meno di 10-12 euro. Un re delle vendite come Ken Follett? «Si vende di più l’edizione hardcover», dice Pagani. A trainare i tascabili sono i classici: Kafka, Woolf o Dostoevskij, che con Le notti bianche continua a vendere 120 mila copie all’anno. Ma per trovare le occasioni bisogna aspettare le periodiche promozioni 1+1, due titoli al prezzo di uno.
Oggetti del desiderio, madeleine proustiane: “i grigini” della Bur, «i più belli in assoluto come grafica nella storia dell’editoria italiana» dice Trevi. «Magari li avessi collezionati – dice con rimpianto la poetessa Vivian Lamarque - mentre pur con grande piacere li tenevo tra le mani, non sapevo quanto ancor più grandemente li avrei amati una volta spariti dai miei scaffali e dalle mie mani». Lamarque sfoglia l’album dei ricordi: «Provai un grande sentimento, anche se era verde, per un Bur del luglio 1954: L’idiota tradotto da Giovanni Faccioli. Lo collego a un’altra mia passione, la verde milanese filovia 90 (odiata da tutti) perché lo leggevo seduta lassù, la sera, tornando da una scuola serale dove insegnavo. Salivo stanca morta, ma con quella spanna di libro in mano, in un baleno risuscitavo. Fosse pesato un etto in più non ce l’avrei fatta».
«Lo spazio nelle librerie si è ridotto - ragiona Lydia Salerno, responsabile editoriale di Bur e Lizard – oggi i libri devono essere accattivanti, regalabili: c’è stata una mutazione genetica. Ma i tascabili non sono morti, garantiscono la sopravvivenza dei cataloghi e quindi dei libri stessi». Tascabili come memoria storica delle case editrici. «Tra 70 mila novità all’anno – fa eco Federica Magro direttrice editoriale di Rizzoli, Bur e Lizard – il tascabile ha il compito di salvare il libro: è cambiata la sua funzione. Il vero tema adesso è il tempo». Quanto ci mette un titolo a sparire dagli scaffali? «Se fino a qualche anno fa un’edizione tascabile aveva una vita di diversi anni, adesso il mercato ha bisogno di una rotazione maggiore – dice Giacomo Lanaro, vicedirettore di Tea - La necessità è quella di proporre nuove edizioni, nuove copertine, nuovi formati». Negli ultimi anni i libri sono diventati più grandi quindi più costosi da produrre. Tea con le collane SuperTea e Tea Hit mantiene prezzi più contenuti, ma il catalogo tradizionale della casa editrice punta su titoli da 12 euro in su.
Sul mercato vanno forte le edizioni deluxe, con copertine rigide e bordi illustrati, passione per esempio delle lettrici di romance e fantasy: prezzo medio 20 euro. E anche ebook e audiolibri incidono nella crisi: «Gli ebook hanno pescato di più tra i lettori di letteratura di genere, dai rosa ai gialli ai thriller che comunque erano una fetta del mercato dei tascabili» dice Raffaello Avanzini, editore di Newton Compton che con il suo catalogo molto targettizzato riesce a mantenere prezzi che sono spesso sotto i 12,90 euro a volume. «Il punto da non perdere di vista è conquistare nuovi lettori: i vari tascabili di Cime tempestose, dopo l’uscita del film, hanno venduto 70 mila copie in un mese. Non è solo una questione di prezzo ma è soprattutto una questione di gusti. Se però i costi dei volumi aumentano in modo generalizzato, da un lato sale il valore del mercato ma dall’altro scende il numero degli acquirenti: ci saranno meno lettori».
Il problema in fondo è sì economico, ma anche culturale. «Il libro a prezzo basso è in difficoltà, ma in Italia ha sempre fatto fatica a decollare - spiega Bruno Giancarli, dell’ufficio studi Aie - Non siamo in Francia, dove un bacino di lettori più esteso ha permesso al tascabile di avere una potenza di fuoco ben maggiore. La crisi dei consumi, il crollo dei salari reali, negli ultimi anni hanno influito negativamente: i libri più venduti nel 2025 hanno prezzi di copertina non bassi. Ne compri uno, difficile aggiungerne un altro da portare alla cassa».
Stephen King, tra gli autori di tascabili più famosi al mondo, ha raccontato di essere cresciuto comprando libri da 35 centesimi e che gli si è spezzato il cuore nel vederli seguire la stessa sorte delle videocassette. I piccoli libri a piccolo prezzo torneranno di moda come i vinili? Trevi vorrebbe un solo superpotere: «Trasformare tutti i libri che escono in libreria in edizioni uguali ai grigini Bur». Nostalgia canaglia.