Una grande scoperta archeologica: dal Danubio emergono i resti del Ponte di Costantino
di Maddalena MesseriIl cambiamento climatico ha portato ad ondate di calore record che stanno soffocando l’Europa e ad una siccità mai registrata prima: a pagarne le spese sono stati anche i grandi fiumi, i cui livelli si sono abbassati giorno dopo giorno. Proprio come è accaduto al Danubio dove sono addirittura riaffiorate le fondamenta dell’antico Ponte di Costantino, una delle più grandi opere di ingegneria dell’Impero romano.
Questo ritrovamento ha uno straordinario valore archeologico, visto che per secoli gli studiosi hanno provato a rintracciarlo, senza successo, scandagliando i fondali del fiume. Il riscaldamento globale ha così risolto il mistero della posizione dei resti del celebre ponte costruito più di 1700 anni fa. A comunicarlo è stato il Museo Regionale di Storia di Pleven, nel nord della Bulgaria: grazie al lavoro di un gruppo di ricercatori e all’ausilio di un drone hanno trovato il luogo esatto, vicino alla città di Gigen, al confine tra Romania e Bulgaria. Il mastodontico ponte, che e…
Il cambiamento climatico ha portato ad ondate di calore record che stanno soffocando l’Europa e ad una siccità mai registrata prima: a pagarne le spese sono stati anche i grandi fiumi, i cui livelli si sono abbassati giorno dopo giorno. Proprio come è accaduto al Danubio dove sono addirittura riaffiorate le fondamenta dell’antico Ponte di Costantino, una delle più grandi opere di ingegneria dell’Impero romano.
Questo ritrovamento ha uno straordinario valore archeologico, visto che per secoli gli studiosi hanno provato a rintracciarlo, senza successo, scandagliando i fondali del fiume. Il riscaldamento globale ha così risolto il mistero della posizione dei resti del celebre ponte costruito più di 1700 anni fa. A comunicarlo è stato il Museo Regionale di Storia di Pleven, nel nord della Bulgaria: grazie al lavoro di un gruppo di ricercatori e all’ausilio di un drone hanno trovato il luogo esatto, vicino alla città di Gigen, al confine tra Romania e Bulgaria. Il mastodontico ponte, che era lungo 2.3 chilometri di cui 1137 metri sull'alveo del Danubio, collegava infatti la città romana di Ulpia Oescus, un’antica città della Moesia, con la fortezza di Sucidava, oggi in territorio romeno, consolidando una rotta strategica per il commercio e per lo spostamento delle truppe lungo la linea di confine danubiana.
Il Ponte di Costantino è infatti considerato uno dei ponti fluviali più lunghi e importanti dell'antichità. «Questi momenti sono estremamente preziosi perché la natura ha rivelato un reperto rimasto nascosto sotto il fiume per tutti questi secoli», ha spiegato Pavel Popov, membro del gruppo di ricerca. «L’abbassamento del Danubio ci ha offerto un’opportunità unica per osservarlo, documentarlo e studiarlo nel suo ambiente originario».
Secondo gli storici la struttura, inaugurata nel 328 d.C., poggiava su pilastri di pietra e legno e disponeva di una piattaforma in legno larga circa 5.7 metri, situata a circa 10 metri sopra il livello dell’acqua. Gli archeologi ritengono che sia stato in gran parte distrutto intorno al 367 d.C., probabilmente a causa dei conflitti e delle invasioni che interessarono la regione durante il Basso Impero romano.
A Roma abbiamo ancora molti importanti reperti dell’epoca, tra i più famosi: l’Arco di Costantino al Colosseo, il sarcofago di Giuinio Basso conservato nelle Grotte Vaticane, la Basilica di Massenzio nel Foro Romano, il Mausoleo di Sant’Elena, la Chiesa di Santa Costanza con i suoi meravigliosi mosaici, la prima basilica cristiana, San Giovanni in Laterano, nonché la basilica a cinque navate per l’apostolo Pietro, il primo degli apostoli di Gesù, sui cui resti è stata costruita poi nel Cinquecento San Pietro in Vaticano, sotto papa Giulio II.