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Un’amicizia geniale alla prova del tempo

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Due ragazze dal liceo all’età adulta il nuovo romanzo di Gabriella Dal Lago
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La fine di un’amicizia non è un luogo in cui letteratura o serie tv si siano più di tanto avventurate, ci suggeriscono i pensieri di Irene a un buon punto di Giorni futuri, il libro in cui la sua storia ci serve proprio a questo: a capire, soffrire un po’, persino sperare che le cose possano andare meglio. È un romanzo di formazione, che non può finire all’università, perché nel racconto del contemporaneo sposta verso i trentacinque l’età delle decisioni, che poi rinvieremo ancora, fino a quando è possibile. Tra le possibilità ci sono infatti anche i ritorni: il ritorno a casa, il ritorno di una persona cara nella nostra vita. Senza farlo pesare, Gabriella Dal Lago racconta bene come le scelte in verità abbastanza casuali che facciamo in fila per il bagno a una festa natalizia a cui non saremmo voluti andare possono avere un impatto sulla nostra esistenza.

Il libro, uscito per Einaudi e in traduzione per vari editori esteri, si chiamerà in inglese Days to Come, i giorni che devono arr…

La fine di un’amicizia non è un luogo in cui letteratura o serie tv si siano più di tanto avventurate, ci suggeriscono i pensieri di Irene a un buon punto di Giorni futuri, il libro in cui la sua storia ci serve proprio a questo: a capire, soffrire un po’, persino sperare che le cose possano andare meglio. È un romanzo di formazione, che non può finire all’università, perché nel racconto del contemporaneo sposta verso i trentacinque l’età delle decisioni, che poi rinvieremo ancora, fino a quando è possibile. Tra le possibilità ci sono infatti anche i ritorni: il ritorno a casa, il ritorno di una persona cara nella nostra vita. Senza farlo pesare, Gabriella Dal Lago racconta bene come le scelte in verità abbastanza casuali che facciamo in fila per il bagno a una festa natalizia a cui non saremmo voluti andare possono avere un impatto sulla nostra esistenza.

Il libro, uscito per Einaudi e in traduzione per vari editori esteri, si chiamerà in inglese Days to Come, i giorni che devono arrivare. Ma sono anche i giorni che avremmo pensato sarebbero arrivati, perché Irene e Ottavia, amiche dal liceo nella Torino degli anni Duemila, hanno progettato una vita assieme, promettendosi, come si fa, e credendoci davvero, di stare sempre vicine. Di mezzo c’è proprio la vita: un innamoramento irregolare, con qualche eco di scandali della morale, riesce a mettere in pausa questo legame speciale. La fine del Novecento fa il resto, perché Irene crede nella promessa di un mondo globale, crede nell’illusione di poter scegliere, studia e quindi viaggia, si allontana. A forza di messaggi senza risposta, quell’amicizia fondamentale, costitutiva dell’idea di sé che hanno entrambe, semplicemente non c’è più.

«La prima bugia era siamo uguali, la seconda era tutto questo non cambierà. La terza era la devozione, la quarta era la fedeltà», scrive Dal Lago quando nel libro facciamo un salto indietro al 2006, al primo giorno del ginnasio. Nel testo seguiamo a lungo il punto di vista e le paure di Irene, anzi partiamo dalla sua incompiutezza, da quando avrà oltre trent’anni e si ritroverà scaraventata volontariamente di nuovo a Torino, a casa dei genitori, a mentire per non dover ammettere di non avere nessuno con cui passare il Capodanno. Irene si accorge, e noi con lei, che non esiste un manuale. Senza adottare etichette generazionali, la protagonista si trova a fare il confronto con la vita dei suoi genitori, non più semplice, ma in apparenza più ordinata.

Il romanzo funziona perché Dal Lago costruisce la trama con storie e immagini che, con qualche variazione, ha vissuto ogni famiglia italiana di questi tempi. Un patrimonio di normalità che non risulta banale, anzi. Ma l’aspetto che rimane è il dialogo con i pensieri di Irene e Ottavia, e con la loro conversazione che diventa silenzio. Così, Irene si scatta una foto allo specchio e ammette (dopo almeno un gin tonic) che vuole che quella sia l’immagine che i suoi amici (Ottavia inclusa) vedranno il mattino seguente su Instagram. Dal Lago non lo cita, non serve, ma conferma il meme “felt cute might delete later”, essenziale excusatio non petita che accompagna milioni di momenti così, in cui qualcuno aveva voglia di essere visto. E ancora Irene scrive e cancella dei messaggi all’amica che vede essere online: tanto tecnicamente raggiungibile, a un passo, quanto difficile da affrontare. Qui c’è forse un punto dei più interessanti: siamo soliti pensare che siano gli uomini quelli poco capaci di gestire l’evoluzione di un’amicizia, mentre le donne, sì, sanno come fare. Non è ovviamente sempre così. La scrittura è precisa e non forza, offre piuttosto qualche deviazione. Se Dal Lago deve citare un messaggio (o un pensiero) non sente il dovere di aprire quelle care antiche virgolette, non va a capo, basta una maiuscola nella pagina che corre. È solo un messaggio, e non pretende chissà quale cerimonia. Nel progettare i giorni futuri c’è una resa felice, adulta, al potere della serendipity, che non è caso, e fa parte delle nostre vite. Capire che le cose cambiano, scegliere con chi continuare il viaggio, è la parte più difficile - e anche l’unica che conta.

IL LIBRO Giorni futuri di Gabriella Dal Lago, Einaudi, pagg. 288, euro 19,50

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