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Io, Rosellina Archinto e il gioco delle corrispondenze

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Tra Thomas Mann e Chateaubriand, il ricordo di un autore fedele all’editrice scomparsa e a una certa idea di umanesimo
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Il rapporto tra un autore e il suo editore è costellato degli stessi vizi e delle stesse virtù che caratterizzano le relazioni amorose: dietro la promessa (o il desiderio) di fedeltà si nasconde la tentazione (o il desiderio) del tradimento. La costanza è una qualità rara nel mondo dell’editoria. Come autore, ho avuto la fortuna di avere alcuni editori fedeli, ai quali spero di essere stato a mia volta fedele. Una di queste, davvero fedele, era Rosellina Archinto. La conobbi dopo una conferenza che tenni a Milano, decenni fa. Con un sorriso accattivante (che in seguito scoprii essere un segno esteriore della sua natura generosa) mi invitò a cena a casa sua. Il suo fascino ebbe la meglio e accettai; durante la cena mi chiese se avessi preso in considerazione l’idea di permetterle di pubblicare alcuni dei miei libri. La mia esperienza con gli editori italiani, fino a quel momento, era stata disastrosa. Come la giovane fanciulla della ballata, ero stato sedotto e abbandonato da Mondadori…

Il rapporto tra un autore e il suo editore è costellato degli stessi vizi e delle stesse virtù che caratterizzano le relazioni amorose: dietro la promessa (o il desiderio) di fedeltà si nasconde la tentazione (o il desiderio) del tradimento. La costanza è una qualità rara nel mondo dell’editoria. Come autore, ho avuto la fortuna di avere alcuni editori fedeli, ai quali spero di essere stato a mia volta fedele. Una di queste, davvero fedele, era Rosellina Archinto. La conobbi dopo una conferenza che tenni a Milano, decenni fa. Con un sorriso accattivante (che in seguito scoprii essere un segno esteriore della sua natura generosa) mi invitò a cena a casa sua. Il suo fascino ebbe la meglio e accettai; durante la cena mi chiese se avessi preso in considerazione l’idea di permetterle di pubblicare alcuni dei miei libri. La mia esperienza con gli editori italiani, fino a quel momento, era stata disastrosa. Come la giovane fanciulla della ballata, ero stato sedotto e abbandonato da Mondadori, Rizzoli, Feltrinelli. Un editore più di nicchia come Archinto si sarebbe rivelato diverso? Decisi di correre il rischio. Fu grazie a Rosellina che i miei titoli tornarono a essere disponibili in italiano.

Nel corso degli anni, Rosellina non solo ha pubblicato i miei libri con grande cura editoriale, ma si è presa cura di me personalmente, organizzando cene in cui potevo incontrare i suoi illustri amici intellettuali ed eventi in cui promuoveva il mio lavoro con lungimiranza e intelligenza. Il fatto che il suo catalogo non fosse distribuito in modo efficace non era colpa sua, ma dei colossi editoriali che avrebbero dovuto promuovere i suoi titoli e invece, come i supermercati in cui si sono trasformati, si limitavano a scegliere, dal diluvio delle pubblicazioni settimanali, ciò che era facile e veloce.

Leopoldo Pirelli e Rosellina Archinto 

Il “facile e veloce” non è mai stato lo stile di Rosellina. Negli anni Sessanta, di ritorno da un viaggio a New York, Rosellina si rese conto che i libri per bambini italiani erano deplorevolmente monotoni e antiquati; da sola infuse nuova vita al genere fondando la casa editrice Emme e riunendo una schiera dei migliori e più originali artisti, come Maurice Sendak e Tomi Ungerer. Ma Rosellina non è mai stata una che si limitasse pazientemente a un unico progetto. Qualche decennio dopo, vendette la Emme e fondò un’altra casa editrice, questa volta a suo nome e dedicata a un’altra delle sue passioni: la corrispondenza.

Natalia Aspesi e Rosellina Archinto 

Forse perché il dialogo tra due persone rappresentava per Rosellina il modo più rivelatore, più intimo e più civile di comunicare, nella sua nuova casa editrice pubblicò la corrispondenza di molti scrittori famosi, come Quasimodo, Proust, Rilke, Thomas Mann, Wittgenstein... Qui i lettori potevano scoprire, come guardoni o esploratori curiosi di regni privati, accesi scambi di idee, impressioni immediate, dichiarazioni appassionate, devozioni eterne e addii strazianti.

Condividevamo l’amore per le meravigliose poche pagine di Chateaubriand sulla scrittura delle lettere d’amore, inserite in modo incongruo nella sua Vie de Rancé: «Ma forse una corrispondenza particolare tra due persone che si sono amate offre qualcosa di ancora più triste; perché non sono più gli uomini, è l’uomo che si vede». E Rosellina citava ripetutamente questo breve scambio di erotismo condensato tra un’attrice e il suo amante. Lui scrive: «Quando? Dove? Quanto?». Lei risponde: «Stasera. Nella mia camera da letto. Cinquanta».

Giuseppe Pontiggia, Rosellina Archinto e Francesco Guccini 

Rosellina brillava in ogni occasione grazie al suo fascino, alla sua intelligenza acuta come un rasoio, alla sua passione per la buona scrittura. Nessuno riusciva a superarla in astuzia: l’ho sentita dibattere con Umberto Eco a Venezia, e lui ha concluso la discussione adducendo come scusa la stanchezza. «Probabilmente la fanciulla ha usato la tua voce e le tue argomentazioni per convincere l’unicorno a posare la testa sul suo grembo», ha concluso Eco. Aveva ragione.

Inge Feltrinelli, Rosanna Armani e Rosellina Archinto 

Quando, ormai ottantenne, salvò la sua casa editrice dalle mire di Rizzoli, disse a un giornalista curioso: «Qualcuno dirà che sono una vecchia pazza, ma l’ho fatto solo perché voglio continuare a fare libri a modo mio». Tutto ciò che Rosellina ha fatto è stato «a modo mio».

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