Il rapporto tra un autore e il suo editore è costellato degli stessi vizi e delle stesse virtù che caratterizzano le relazioni amorose: dietro la promessa (o il desiderio) di fedeltà si nasconde la tentazione (o il desiderio) del tradimento. La costanza è una qualità rara nel mondo dell’editoria. Come autore, ho avuto la fortuna di avere alcuni editori fedeli, ai quali spero di essere stato a mia volta fedele. Una di queste, davvero fedele, era Rosellina Archinto. La conobbi dopo una conferenza che tenni a Milano, decenni fa. Con un sorriso accattivante (che in seguito scoprii essere un segno esteriore della sua natura generosa) mi invitò a cena a casa sua. Il suo fascino ebbe la meglio e accettai; durante la cena mi chiese se avessi preso in considerazione l’idea di permetterle di pubblicare alcuni dei miei libri. La mia esperienza con gli editori italiani, fino a quel momento, era stata disastrosa. Come la giovane fanciulla della ballata, ero stato sedotto e abbandonato da Mondadori…
Il rapporto tra un autore e il suo editore è costellato degli stessi vizi e delle stesse virtù che caratterizzano le relazioni amorose: dietro la promessa (o il desiderio) di fedeltà si nasconde la tentazione (o il desiderio) del tradimento. La costanza è una qualità rara nel mondo dell’editoria. Come autore, ho avuto la fortuna di avere alcuni editori fedeli, ai quali spero di essere stato a mia volta fedele. Una di queste, davvero fedele, era Rosellina Archinto. La conobbi dopo una conferenza che tenni a Milano, decenni fa. Con un sorriso accattivante (che in seguito scoprii essere un segno esteriore della sua natura generosa) mi invitò a cena a casa sua. Il suo fascino ebbe la meglio e accettai; durante la cena mi chiese se avessi preso in considerazione l’idea di permetterle di pubblicare alcuni dei miei libri. La mia esperienza con gli editori italiani, fino a quel momento, era stata disastrosa. Come la giovane fanciulla della ballata, ero stato sedotto e abbandonato da Mondadori, Rizzoli, Feltrinelli. Un editore più di nicchia come Archinto si sarebbe rivelato diverso? Decisi di correre il rischio. Fu grazie a Rosellina che i miei titoli tornarono a essere disponibili in italiano.
Nel corso degli anni, Rosellina non solo ha pubblicato i miei libri con grande cura editoriale, ma si è presa cura di me personalmente, organizzando cene in cui potevo incontrare i suoi illustri amici intellettuali ed eventi in cui promuoveva il mio lavoro con lungimiranza e intelligenza. Il fatto che il suo catalogo non fosse distribuito in modo efficace non era colpa sua, ma dei colossi editoriali che avrebbero dovuto promuovere i suoi titoli e invece, come i supermercati in cui si sono trasformati, si limitavano a scegliere, dal diluvio delle pubblicazioni settimanali, ciò che era facile e veloce.
Il “facile e veloce” non è mai stato lo stile di Rosellina. Negli anni Sessanta, di ritorno da un viaggio a New York, Rosellina si rese conto che i libri per bambini italiani erano deplorevolmente monotoni e antiquati; da sola infuse nuova vita al genere fondando la casa editrice Emme e riunendo una schiera dei migliori e più originali artisti, come Maurice Sendak e Tomi Ungerer. Ma Rosellina non è mai stata una che si limitasse pazientemente a un unico progetto. Qualche decennio dopo, vendette la Emme e fondò un’altra casa editrice, questa volta a suo nome e dedicata a un’altra delle sue passioni: la corrispondenza.
Forse perché il dialogo tra due persone rappresentava per Rosellina il modo più rivelatore, più intimo e più civile di comunicare, nella sua nuova casa editrice pubblicò la corrispondenza di molti scrittori famosi, come Quasimodo, Proust, Rilke, Thomas Mann, Wittgenstein... Qui i lettori potevano scoprire, come guardoni o esploratori curiosi di regni privati, accesi scambi di idee, impressioni immediate, dichiarazioni appassionate, devozioni eterne e addii strazianti.
Condividevamo l’amore per le meravigliose poche pagine di Chateaubriand sulla scrittura delle lettere d’amore, inserite in modo incongruo nella sua Vie de Rancé: «Ma forse una corrispondenza particolare tra due persone che si sono amate offre qualcosa di ancora più triste; perché non sono più gli uomini, è l’uomo che si vede». E Rosellina citava ripetutamente questo breve scambio di erotismo condensato tra un’attrice e il suo amante. Lui scrive: «Quando? Dove? Quanto?». Lei risponde: «Stasera. Nella mia camera da letto. Cinquanta».
Rosellina brillava in ogni occasione grazie al suo fascino, alla sua intelligenza acuta come un rasoio, alla sua passione per la buona scrittura. Nessuno riusciva a superarla in astuzia: l’ho sentita dibattere con Umberto Eco a Venezia, e lui ha concluso la discussione adducendo come scusa la stanchezza. «Probabilmente la fanciulla ha usato la tua voce e le tue argomentazioni per convincere l’unicorno a posare la testa sul suo grembo», ha concluso Eco. Aveva ragione.
Quando, ormai ottantenne, salvò la sua casa editrice dalle mire di Rizzoli, disse a un giornalista curioso: «Qualcuno dirà che sono una vecchia pazza, ma l’ho fatto solo perché voglio continuare a fare libri a modo mio». Tutto ciò che Rosellina ha fatto è stato «a modo mio».